Santiago del Cile – Il Cile ha scelto una drastica svolta a destra. José Antonio Kast, leader del Partito Repubblicano, è stato eletto nuovo presidente della Repubblica, imponendosi con un margine significativo nel ballottaggio di domenica 14 dicembre. Con il 58,16% dei voti, Kast ha superato la sua avversaria, la candidata comunista Jeannette Jara, che si è fermata al 41,84%. Questo risultato non solo segna un cambiamento radicale rispetto al governo progressista uscente di Gabriel Boric, ma porta al Palacio de la Moneda il primo presidente apertamente nostalgico del regime di Augusto Pinochet dalla fine della dittatura.

Una campagna elettorale dominata da sicurezza e immigrazione

La vittoria di Kast, avvocato 59enne alla sua terza candidatura presidenziale, è stata costruita su una campagna elettorale martellante, incentrata sui temi dell’ordine, della sicurezza e del contrasto all’immigrazione irregolare. In un contesto di crescente preoccupazione tra i cittadini per l’aumento della criminalità, legato anche alla presenza di gang transnazionali, e per un flusso migratorio percepito come fuori controllo, la ricetta del “pugno di ferro” proposta da Kast ha fatto breccia in un’ampia fetta dell’elettorato. Sebbene il Cile rimanga uno dei paesi più sicuri dell’America Latina, la percezione di insicurezza ha giocato un ruolo decisivo.

Tra le proposte più discusse del suo programma figurano la costruzione di fossati lungo i confini settentrionali, l’espulsione di massa dei migranti irregolari (oltre 300.000, in maggioranza venezuelani) e la creazione di carceri di massima sicurezza. Queste promesse hanno già provocato tensioni, come una crisi al confine con il Perù, dove centinaia di migranti si sono riversati nel timore di imminenti deportazioni.

Chi è José Antonio Kast: un profilo ultraconservatore

José Antonio Kast Rist, nato a Santiago nel 1966, è una figura complessa e controversa nel panorama politico cileno. Figlio di immigrati tedeschi, suo padre era un membro del partito nazista fuggito in Cile dopo la Seconda Guerra Mondiale, un dettaglio biografico che ha suscitato aspre critiche. Avvocato di formazione presso la Pontificia Università Cattolica del Cile, è un cattolico praticante, membro del Movimento di Schönstatt, sposato e padre di nove figli.

La sua carriera politica è iniziata come deputato nelle file dell’Unione Democratica Indipendente (UDI), partito della destra tradizionale, per poi fondare nel 2019 il Partito Repubblicano, su posizioni più radicali. È noto per le sue posizioni ultraconservatrici: è contrario all’aborto in ogni sua forma, al matrimonio tra persone dello stesso sesso e all’eutanasia. Non ha mai nascosto la sua ammirazione per la dittatura di Augusto Pinochet, essendo stato l’unico presidente democraticamente eletto ad aver votato a favore della continuità del dittatore nel plebiscito del 1988.

A livello economico, Kast si definisce un liberista e ha promesso significativi tagli alla spesa pubblica, per un valore di circa 6,5 miliardi di dollari.

Le reazioni internazionali: un coro di congratulazioni da destra

L’elezione di Kast ha innescato una catena di reazioni a livello globale, disegnando una mappa di alleanze ideologiche. I leader della destra internazionale hanno accolto con entusiasmo la sua vittoria.

  • La Presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, ha definito Kast un “amico” e ha auspicato un rafforzamento delle relazioni bilaterali, in particolare sulla cooperazione economica e il contrasto all’immigrazione irregolare.
  • Il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, ha parlato di “battaglie comuni” come libertà, identità e sicurezza.
  • Il presidente argentino, Javier Milei, ha espresso “enorme gioia” per il trionfo del suo “amico”, vedendolo come “un altro passo nella difesa della vita, della libertà e della proprietà privata” contro il “giogo oppressivo del socialismo del XXI secolo”.
  • Anche il leader del partito spagnolo di estrema destra Vox, Santiago Abascal, ha celebrato la vittoria, elogiando la “forza, le convinzioni e l’intelligenza di un autentico statista”.

Congratulazioni sono giunte anche da altri leader conservatori della regione, come il presidente del Paraguay Santiago Peña e il neoeletto presidente boliviano Rodrigo Paz. Anche il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha espresso la volontà di collaborare con la nuova amministrazione.

Un’onda conservatrice in America Latina?

La vittoria di Kast in Cile non è un evento isolato, ma si inserisce in una più ampia tendenza di affermazione delle destre in America Latina. Segue le recenti vittorie di Daniel Noboa in Ecuador, Nayib Bukele in El Salvador e, soprattutto, di Javier Milei in Argentina. Questo “asse” conservatore sembra destinato a modificare gli equilibri geopolitici e le dinamiche di cooperazione nel continente, allontanandosi dalle esperienze progressiste che hanno caratterizzato la regione negli ultimi anni.

La sconfitta di Jeannette Jara, esponente del Partito Comunista e ministra del Lavoro nel governo uscente, rappresenta il peggior risultato per il movimento progressista cileno dal ritorno alla democrazia. Questo insuccesso è stato interpretato da molti analisti come una conseguenza della disillusione verso l’amministrazione di Gabriel Boric, che non è riuscita a concretizzare le speranze di cambiamento nate dalle grandi proteste sociali del 2019.

José Antonio Kast si insedierà ufficialmente l’11 marzo 2026, succedendo a Gabriel Boric. Il suo mandato di quattro anni si preannuncia come un periodo di profonde trasformazioni per il Cile, con implicazioni che andranno ben oltre i confini nazionali.

Di veritas

🔍 Il vostro algoritmo per la verità, 👁️ oltre le apparenze, 💖 nel cuore dell’informazione 📰

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *