LATINA – Un dolore che non trova pace, aggravato da un oltraggio che sembra non avere fine. Si è tenuto questa mattina, davanti al palazzo di giustizia di Latina, un sit-in carico di commozione e rabbia, organizzato dai familiari e amici di Patricia Masithela, la giovane di 26 anni di origine sudafricana la cui vita è stata spezzata all’inizio dell’anno dalla furia di un branco di cani. La manifestazione, a cinque mesi dalla presentazione di una formale querela, ha voluto riaccendere i riflettori non solo sulla tragica morte della ragazza, ma anche sulla vergognosa circolazione di immagini del suo corpo martoriato, diffuse senza alcun rispetto su diverse chat di WhatsApp.

Una tragedia e un’indagine ancora aperte

I fatti risalgono alla notte del 12 gennaio 2025, quando Patricia, madre di un bambino piccolo, fu brutalmente aggredita e uccisa da cinque cani – un incrocio tra corso e pitbull – all’interno del giardino di una villetta in zona Piccarello, alla periferia di Latina. La giovane si era recata a trovare un amico, proprietario degli animali, il quale al momento della tragedia non era presente. Le urla disperate di Patricia allertarono i vicini, che chiamarono i soccorsi. All’arrivo della polizia, la scena fu drammatica: gli agenti furono costretti a sparare per allontanare gli animali, uccidendone uno. Trasportata d’urgenza all’ospedale Santa Maria Goretti, Patricia morì poco dopo a causa delle gravissime ferite riportate. Sulla vicenda, la Procura di Latina ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo a carico del proprietario dei cani, un uomo di 40 anni.

L’orrore delle foto in chat: vilipendio e revenge porn

Alla tragedia si è aggiunto l’orrore. Poche settimane dopo la morte di Patricia, alcune fotografie scioccanti del suo corpo, seminudo e dilaniato dai morsi, hanno iniziato a circolare in varie chat di WhatsApp, varcando i confini della provincia e della regione. Secondo quanto denunciato dai familiari, assistiti da un legale, le immagini sarebbero state scattate nei concitati momenti dei soccorsi, tra l’ambulanza e il pronto soccorso. Un atto di sciacallaggio che ha spinto la famiglia a sporgere denuncia per vilipendio di cadavere, con l’aggravante dell’oscenità, e revenge porn, data la natura delle immagini che violavano la dignità e l’intimità di Patricia anche dopo la morte. “Abbiamo portato pazienza, ma ora basta. Voglio che qualcuno paghi per questo sfregio”, aveva dichiarato sui social Fabio Pacini, cognato della vittima.

Le indagini della Squadra Mobile di Latina sono in corso per identificare chi abbia scattato quelle foto e chi abbia dato il via alla catena di condivisione. Sono state ascoltate diverse persone, tra cui alcuni infermieri che prestarono i primi soccorsi, ma al momento, secondo recenti sviluppi, non sarebbero emerse prove concrete dai telefoni dei soccorritori e nessuno dei testimoni ha saputo fornire dettagli utili all’identificazione dei responsabili. Questo muro di omertà, come definito dal cognato di Patricia, rende ancora più difficile il percorso verso la giustizia.

La richiesta di giustizia e il ricordo di Patricia

Il sit-in di oggi davanti al tribunale ha voluto essere un grido forte e chiaro: “Giustizia per Patricia”. I familiari chiedono che le indagini sulla diffusione delle foto non vengano archiviate e che la memoria della loro cara non sia ulteriormente infangata. “Non vogliamo che il caso finisca nel silenzio”, hanno dichiarato i parenti, uniti nel dolore e nella determinazione a ottenere risposte. Patricia, che in Italia aveva frequentato l’istituto agrario e aveva lavorato come barista, sognava di diventare una cantante e aveva anche pubblicato un singolo dal titolo “Lividi”. Una giovane vita piena di sogni, spezzata troppo presto, la cui memoria ora viene difesa con forza da chi l’ha amata.

La comunità di Latina, scossa dalla brutalità dell’accaduto, si stringe attorno alla famiglia Masithela, sperando che la giustizia possa fare il suo corso e che venga messa la parola fine a questa macabra vicenda, restituendo dignità e pace a Patricia.

Di veritas

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