Un nuovo terremoto scuote il settore dell’edilizia milanese. All’alba di giovedì, le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno posto i sigilli al cantiere della torre “Unico-Brera”, un ambizioso progetto residenziale di lusso in via Anfiteatro 7, nel cuore pulsante della città. Il provvedimento di sequestro preventivo, disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) Mattia Fiorentini su richiesta della Procura di Milano, si inserisce in una più ampia e complessa indagine sull’urbanistica che sta facendo tremare palazzi e uffici tecnici del capoluogo lombardo.
Sono 27 le persone iscritte nel registro degli indagati. Le accuse, pesantissime, vanno dalla lottizzazione abusiva all’abuso edilizio, fino al falso ideologico. Nomi noti dell’imprenditoria e della progettazione milanese compaiono nelle carte dell’inchiesta, a fianco di ex funzionari e dirigenti comunali. Tra questi spiccano Carlo Rusconi, 73 anni, e suo figlio Stefano, dell’omonima e storica impresa di costruzioni, indagati rispettivamente come legale rappresentante e presidente del Cda della “RS Sviluppo”, la società che ha acquisito l’area nel dicembre 2018 e stipulato la convenzione con il Comune nell’aprile 2020.
Le accuse della Procura: una “nuova costruzione” mascherata da “ristrutturazione”
Secondo l’ipotesi accusatoria, portata avanti dai Pubblici Ministeri Marina Petruzzella, Paolo Filippini e Mauro Clerici, l’intervento edilizio sarebbe stato illegittimamente qualificato come “ristrutturazione”, ottenendo così le autorizzazioni attraverso una semplice Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA). In realtà, per gli inquirenti, si tratterebbe di una “nuova costruzione” a tutti gli effetti, sorta su un’area libera a seguito della demolizione, avvenuta già nel 2006, di un preesistente edificio settecentesco. Questa classificazione avrebbe permesso non solo di aggirare normative più stringenti e le tempistiche di un piano attuativo, ma anche di ottenere un considerevole risparmio sugli oneri di urbanizzazione, quantificato in uno “sconto” del 60%, versando solo 800mila euro.
Il GIP Fiorentini, nel suo decreto di 80 pagine, sottolinea come l’operazione abbia comportato un “significativo aggravio del carico urbanistico” e come i titoli edilizi di copertura siano “palesemente illegittimi”. Il giudice definisce gli indagati come soggetti “non sprovveduti”, professionisti e imprenditori perfettamente a conoscenza della materia, che avrebbero agito con l’intento di “aggirare le cogenti prescrizioni morfologiche”.
Una storia travagliata e nomi ricorrenti
La vicenda del cantiere di via Anfiteatro ha radici lontane. L’area, un piccolo lotto pubblico di circa 400 metri quadrati, era stata originariamente destinata a un progetto di edilizia residenziale pubblica. Dopo una serie di passaggi, tra cui la cessione a un fondo di investimento nel 2010, è pervenuta nel 2018 alla società dei Rusconi. Il progetto, che prevede la realizzazione di due edifici di 4 e 11 piani per un totale di 27 appartamenti di lusso, aveva già sollevato in passato le proteste dei residenti, con ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato che, tuttavia, si erano conclusi a favore del Comune e dei costruttori.
L’inchiesta sulla torre Unico-Brera vede il ritorno di nomi già noti alle cronache giudiziarie milanesi. Oltre ai Rusconi, già a processo per il caso della Torre Milano di via Stresa, figurano tra gli indagati:
- Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello Unico per l’Edilizia, già coinvolto in altre vicende.
- Marco Emilio Cerri, progettista del complesso e ex componente della commissione per il paesaggio.
- Alessandro Scandurra, architetto ed ex membro della stessa commissione, già arrestato e poi liberato nell’ambito di un altro filone dell’inchiesta sull’urbanistica.
- Marco Stanislao Prusiki, ex presidente della commissione per il Paesaggio.
Per i PM, queste figure farebbero parte di “gruppi di pressione” che controllano le operazioni immobiliari più lucrative della città, operando in un sistema “discrezionale in deroga” per favorire interessi privati a scapito della legalità e del rispetto del territorio.
La difesa: “Piena legittimità, faremo ricorso”
Immediata la reazione della difesa. L’avvocato Federico Papa, legale di Carlo Rusconi, ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso al Tribunale del Riesame contro il provvedimento di sequestro. Il legale ha sottolineato un aspetto cruciale della vicenda: “L’aspetto più stupefacente di questa vicenda è che, contrariamente ad altre operazioni, c’è stato un pronunciamento del Consiglio di Stato passato in giudicato. Consiglio di Stato che attesta la legittimità piena del titolo edilizio”. Secondo la difesa, quindi, la liceità dell’operazione sarebbe già stata vagliata e confermata dalla massima istanza della giustizia amministrativa, un elemento che si preannuncia centrale nella battaglia legale che seguirà.
Anche l’avvocato Michele Bencini, difensore di Stefano Rusconi, ha espresso perplessità su come lo stesso edificio possa essere considerato regolare per un giudice amministrativo e abusivo per la Procura, suggerendo che il problema possa risiedere in norme “suscettibili di diversi orientamenti giurisprudenziali” piuttosto che in comportamenti in malafede.
Mentre la Procura parla di uno “smoderato interesse alla rendita esclusiva” che sfocia in una speculazione da perseguire “con ogni mezzo anche illecito e criminoso”, la difesa si appella a una sentenza già emessa. Il caso della torre Unico-Brera si profila come un nuovo, complesso capitolo nella saga dell’urbanistica milanese, un intreccio di interessi economici, interpretazioni normative e accuse penali che terrà banco nelle aule di tribunale e nel dibattito pubblico cittadino.
