ROMA – Un’ombra di pessimismo e cinismo si allunga sulla Generazione Z. I giovani nati tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, i cosiddetti “nativi digitali”, vedono il mondo come un “luogo spaventoso”, sono scettici sulla possibilità di innescare un cambiamento positivo e nutrono una visione a tinte fosche del futuro. È questo il ritratto preoccupante che emerge da una ricerca approfondita condotta negli Stati Uniti dal team di Gabriel Rubin, studioso di Giustizia e Diritti Umani presso la Montclair State University. I risultati, presentati durante il convegno della Società Americana per l’Analisi del Rischio (SRA), gettano una nuova luce sulle ansie e le percezioni di una generazione cresciuta a cavallo tra due millenni, in un’epoca di trasformazioni accelerate e crisi globali.

Un Cambiamento Preoccupante: Dall’Ottimismo alla Disillusione

La ricerca, avviata nel 2022 e basata su 104 interviste approfondite con giovani appartenenti alla Generazione Z nel Nord-Est degli Stati Uniti, ha documentato quello che Rubin definisce un “preoccupante cambiamento” di prospettiva. Se nelle fasi iniziali dello studio emergevano ancora toni ottimistici, con il passare del tempo il pessimismo ha preso il sopravvento. “Quando ho iniziato questa ricerca nel 2022, le interviste erano ottimistiche”, osserva Rubin, “tuttavia, con il passare del tempo, le opinioni della Generazione Z stanno cambiando e c’è la sensazione generale che apportare cambiamenti sia difficile”. Questa disillusione si accompagna a un aumento dei timori legati alla perdita dei propri diritti, alla criminalità e alla discriminazione.

L’impatto della pandemia di Covid-19 ha giocato un ruolo cruciale in questa trasformazione. I lockdown e l’incertezza globale hanno lasciato un segno profondo, alimentando un cinismo diffuso, specialmente riguardo alla capacità individuale e collettiva di cambiare il mondo in meglio. Di conseguenza, si è radicata una visione negativa del futuro, dominata dalla percezione dell’impossibilità di trovare soluzioni a breve termine per problemi complessi come il cambiamento climatico, una delle principali fonti di ansia per questa generazione.

La Percezione del Rischio: Un Mondo in Bianco e Nero

Un aspetto distintivo della Generazione Z, secondo lo studio, è una percezione del rischio quasi priva di sfumature. Le situazioni vengono classificate in modo binario: o sono considerate completamente sicure o intrinsecamente pericolose. Manca, come sottolinea Rubin, la capacità di comprendere che i rischi esistono all’interno di uno spettro di possibilità, che possono essere analizzate, ponderate e gestite. Questa visione dicotomica del mondo contribuisce a creare una sensazione di minaccia costante, portando i giovani a “percepire il rischio ovunque si girino”.

Nonostante le analisi dimostrino che viviamo in una delle epoche storicamente più sicure, la Generazione Z sperimenta una forte discrepanza tra la realtà fattuale e la propria valutazione del pericolo. Questa percezione è alimentata da diversi fattori, tra cui:

  • Il flusso costante di informazioni: I social media e le news alert veicolano una quantità enorme di notizie, spesso enfatizzando il livello di minaccia e creando un senso di allarme perenne.
  • Esperienze formative: Eventi come le sparatorie di massa nelle scuole e le relative esercitazioni di lockdown hanno plasmato profondamente l’immaginario di questa generazione, instillando un senso di insicurezza in ambienti che dovrebbero essere protetti.
  • Pressioni esterne: Le pressioni genitoriali, le preoccupazioni economiche e le tensioni razziali contribuiscono a dipingere il quadro di un mondo irto di pericoli.

Questa disparità nella valutazione del rischio, come rivela la ricerca, ha portato molti giovani, in particolare le giovani donne, a sentirsi ansiosi, depressi e, in alcuni casi, ad avere pensieri suicidi.

Le Preoccupazioni Principali: Dai Social Media ai Diritti Civili

Tra i maggiori rischi identificati dai giovani intervistati spicca l’enorme volume di informazioni, e disinformazione, veicolato dai social media. A questo si aggiungono le preoccupazioni per le discriminazioni, i diritti degli immigrati, l’incertezza economica e la criminalità. La ricerca ha rilevato un impatto particolarmente significativo sulle giovani donne, che esprimono una forte preoccupazione per il riconoscimento dei loro diritti, specialmente quelli legati alla sfera riproduttiva e alla maternità.

È interessante notare come la ricerca suggerisca che la percezione del rischio non sia tanto influenzata da difficoltà esterne oggettive, quanto da una percezione interna. “Molte di queste paure sono più percezioni interne che minacce concrete”, spiega Rubin, sottolineando come questa sensibilità possa rinforzare lo stereotipo che descrive i giovani come “facilmente vulnerabili e offesi”. Tuttavia, lo stesso ricercatore mette in guardia dal liquidare queste ansie come eccessiva sensibilità. “I fattori alla radice della crisi di salute mentale sono molto reali”, afferma. “I giovani sentono che i loro diritti all’autonomia corporea sono stati portati via, che le loro scuole non sono sicure e che il cambiamento climatico distruggerà presto il pianeta”.

Verso il Futuro: Oltre il Cinismo

Il quadro che emerge dalla ricerca della Montclair State University non è solo una diagnosi del disagio giovanile, ma anche un invito alla riflessione per la società intera. Comprendere le radici di questo pessimismo è il primo passo per affrontarlo. Secondo Rubin, è fondamentale aiutare i giovani a recuperare un senso di controllo sulla realtà, offrendo loro spazi di partecipazione autentica e rafforzando la fiducia nella possibilità che il cambiamento, seppur complesso, sia ancora possibile. Si tratta di un compito che interpella istituzioni, educatori e famiglie, chiamati a dialogare con una generazione che, pur vedendo il mondo come un luogo spaventoso, possiede anche la sensibilità e gli strumenti per immaginarne uno diverso.

Di davinci

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