Milano si è fermata oggi per lo sciopero generale indetto dalla CGIL, una giornata di mobilitazione che ha portato in piazza, secondo le stime del sindacato, oltre 15mila persone tra lavoratori, pensionati e cittadini. Un lungo corteo ha attraversato la città, partito da Porta Genova per concludersi in Piazza della Scala, luogo simbolo scelto non a caso per dare voce a una protesta che ha come bersaglio principale la manovra finanziaria varata dal governo. Al centro delle contestazioni, i pesanti tagli previsti per gli enti locali, che rischiano di mettere in ginocchio i servizi essenziali per la comunità.
La denuncia: “Un taglio da 4 miliardi che lascia soli i Comuni”
Il cuore della protesta è stato espresso con chiarezza dal segretario generale della Camera del Lavoro di Milano, Luca Stanzione. “Abbiamo deciso di concludere la manifestazione in piazza della Scala perché vogliamo da qui denunciare un taglio agli enti locali per 4 miliardi di euro, che questo governo fa con la finanziaria”, ha affermato Stanzione. Una scelta che, secondo il sindacato, lascerà “i comuni, le province, le regioni da sole ad affrontare i bisogni di sanità, scuola, formazione che ci sono nel paese”.
La manifestazione davanti a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, ha voluto simboleggiare la necessità di “riallacciare un’alleanza con gli enti locali, che sono le istituzioni più prossime ai cittadini e che sostanziano la nostra democrazia costituzionale”. La preoccupazione è che la riduzione delle risorse si traduca inevitabilmente in un peggioramento dei servizi pubblici, dalla manutenzione delle strade all’assistenza per le fasce più deboli della popolazione. I sindaci, infatti, si troverebbero a gestire bilanci sempre più esigui a fronte di necessità crescenti, una situazione definita “insormontabile” da molti amministratori locali.
Le ragioni dello sciopero: salari, pensioni e welfare a rischio
La protesta non si è limitata alla sola questione dei tagli agli enti locali. La piattaforma dello sciopero generale della CGIL è ampia e tocca nervi scoperti del tessuto economico e sociale del Paese. Tra le principali rivendicazioni figurano:
- Aumento di salari e pensioni: Il sindacato denuncia un’erosione del potere d’acquisto dovuta all’inflazione e al mancato adeguamento dell’Irpef, che ha generato un prelievo fiscale aggiuntivo di 25 miliardi di euro su lavoratori e pensionati. Si chiede una riforma fiscale equa e progressiva e la detassazione degli aumenti contrattuali.
- Difesa della sanità e della scuola pubblica: La manovra, secondo la CGIL, non investe a sufficienza in settori chiave come la sanità, il cui finanziamento in rapporto al PIL è previsto in calo sotto il 6% entro il 2028. Si chiedono assunzioni, stabilizzazioni e un rafforzamento generale del sistema pubblico.
- Contrasto alla precarietà: L’aumento dell’occupazione, secondo il sindacato, riguarda principalmente i lavoratori più anziani, mentre i giovani continuano a fronteggiare contratti a termine e bassi salari.
- No al riarmo: La CGIL critica l’aumento delle spese militari, sostenendo che tali risorse dovrebbero essere dirottate per finanziare welfare, politiche industriali e coesione sociale.
De Palma (FIOM): “Una questione di dignità per tutti i sindacati”
Tra gli interventi più significativi della giornata, quello di Michele De Palma, segretario generale della Fiom-Cgil, che ha chiuso la manifestazione milanese. “Stiamo scioperando per tutti i lavoratori e tutti i sindacati che oggi non scioperano”, ha dichiarato De Palma. “È una questione di dignità per tutte le organizzazioni sindacali, perché dobbiamo poterci sedere al tavolo con il governo per discutere di manovra e dare voce ai lavoratori”.
Le sue parole hanno sottolineato una spaccatura nel mondo sindacale ma anche un appello all’unità per difendere i diritti del lavoro. De Palma ha inoltre evidenziato la crescente disuguaglianza sociale, descrivendo una Milano a due velocità: “C’è una Milano, un’Italia, che vive tra calici di champagne e lustrini e c’è un’altra Milano: quella di chi lavora ma è povera lavorando”. Un’analisi amara che fotografa le difficoltà di chi fatica a trovare una casa e a sostenere il costo della vita.
Disagi e adesioni: l’impatto dello sciopero sulla città
Lo sciopero ha causato inevitabili disagi, in particolare nel settore dei trasporti. La linea M3 della metropolitana è rimasta chiusa fino alle 15, mentre diverse linee di superficie sono state deviate per permettere il passaggio del corteo. Anche il trasporto ferroviario locale ha registrato criticità, con Trenord che ha garantito solo il 30% dei treni previsti, incluse le fasce di garanzia. L’adesione media nazionale allo sciopero, secondo i dati diffusi dalla CGIL, si è attestata intorno al 68%, con oltre mezzo milione di persone mobilitate in tutta Italia.
