Roma – Il Partito Democratico si appresta a vivere una giornata determinante per il suo futuro assetto politico. L’Assemblea Nazionale, convocata per domenica 14 dicembre presso l’Auditorium Antonianum di Roma, sarà il palcoscenico di un importante riassetto degli equilibri interni. Al centro dell’attenzione vi è l’atteso e ormai quasi certo ingresso della corrente “Energia popolare”, guidata dal presidente del partito ed eurodeputato Stefano Bonaccini, nella maggioranza che sostiene la segretaria Elly Schlein. Un passaggio politico che, secondo diverse fonti interne ai democratici, verrà sancito attraverso la votazione di un documento politico volto a definire il nuovo perimetro della coalizione interna.
Il consolidamento della leadership di Schlein
L’operazione politica che vedrà la luce domenica rappresenta un significativo consolidamento per la leadership di Elly Schlein. L’allargamento della sua maggioranza, con l’inclusione della componente che fa capo al suo ex avversario alle primarie, le garantirà una base di consenso molto più ampia all’interno del massimo organo del partito. Questo nuovo scenario allontana, di fatto, l’ipotesi di un congresso anticipato, che alcuni settori del partito avevano ipotizzato per blindare la figura della segretaria in vista delle future sfide elettorali. Con l’appoggio di Bonaccini, Schlein si trova ora in una posizione di maggiore forza, in grado di portare avanti la sua linea politica con minor contendibilità interna.
Il percorso che ha portato a questo nuovo assetto non è stato estemporaneo, ma il frutto di un avvicinamento graduale. Già in passato, su temi cruciali come i quesiti referendari sul lavoro promossi dalla CGIL, Bonaccini aveva evitato di marcare nette differenze rispetto alla linea della segreteria, mantenendo un approccio collaborativo. Questo riavvicinamento ha portato alla rottura del fronte riformista, con Bonaccini che ha preso le distanze dall’ala più critica nei confronti della segreteria.
La nuova geografia delle correnti
L’ingresso di “Energia popolare” ridisegna la mappa delle correnti del PD. La maggioranza a sostegno di Schlein, già composta da Areadem di Dario Franceschini, dalla sinistra di Andrea Orlando e dagli ex-Articolo 1 di Roberto Speranza, si era recentemente ampliata includendo i neo-ulivisti di Anna Ascani e Marco Meloni, oltre a figure come Gianni Cuperlo, Dario Nardella e Debora Serracchiani. Con l’aggiunta dei bonacciniani, questo blocco diventa maggioritario in modo schiacciante.
Tuttavia, questo allargamento ha un costo: l’isolamento della minoranza riformista “dura e pura”. Figure di spicco come l’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini, la vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori e altri parlamentari come Simona Malpezzi e Lia Quartapelle si trovano ora in una posizione di netta minoranza. Questo gruppo, che ha apertamente rivendicato una piattaforma politica alternativa su temi economici e di politica estera, si è battuto per evitare che l’Assemblea diventasse un’investitura per Schlein come candidata premier del “campo largo”.
Le incognite sul futuro: tra unità e rischio scissione
Se da un lato il nuovo assetto promette una maggiore stabilità interna e una guida più salda, dall’altro apre a scenari incerti. La marginalizzazione dell’ala riformista fa crescere le preoccupazioni riguardo a una possibile scissione. L’omogeneità della nuova maggioranza, spostata più a sinistra, potrebbe non rappresentare più l’intera pluralità di anime che ha caratterizzato il Partito Democratico fin dalla sua fondazione.
Le prossime mosse saranno decisive. Molto dipenderà dalla capacità della segreteria di gestire i nuovi equilibri, coinvolgendo, o quantomeno non alienando completamente, la minoranza rimasta fuori dal patto. La discussione, secondo alcune indiscrezioni, non si esaurirà domenica ma potrebbe proseguire in una direzione politica a gennaio. Resta da vedere se il documento che verrà votato sarà un testo di sintesi capace di includere diverse sensibilità o se segnerà un confine netto, quasi invalicabile, tra la nuova maggioranza e chi ne è rimasto escluso.
L’Assemblea di domenica, che si terrà significativamente in concomitanza con la chiusura di Atreju, la festa di Fratelli d’Italia, è vista da molti come una “anti-Atreju”, una dimostrazione di forza e unità in risposta alla premier Giorgia Meloni. Il Partito Democratico cerca di proiettare un’immagine di coesione, ma le tensioni interne e le prospettive di lungo periodo restano un’incognita che solo il tempo potrà chiarire.
