ROMA – Un quadro a tinte fosche, con qualche flebile luce all’orizzonte. L’industria metalmeccanica e meccatronica italiana naviga a vista in un mare di incertezze, come emerge dalla 176esima indagine congiunturale di Federmeccanica. I dati relativi ai primi nove mesi del 2025 delineano uno scenario complesso: la produzione complessiva del settore ha subito una flessione del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2024, una contrazione più marcata di quella registrata dall’intero comparto industriale, fermatosi a -1,7%. A zavorrare il risultato è soprattutto il tonfo del settore Automotive, che sprofonda con un allarmante -14,3%.

Tuttavia, in questo contesto difficile, un raggio di sole filtra attraverso i dati del commercio internazionale. Malgrado le tensioni geopolitiche e un’economia globale che stenta a decollare, l’export metalmeccanico in valore ha mostrato una notevole resilienza, segnando un incremento del 2,0% su base annua. A trainare le vendite oltre confine sono stati soprattutto i mercati extra-UE (+2,5%), seguiti da quelli comunitari (+1,5%). Anche le importazioni sono cresciute, seppur in misura minore (+1,5%), contribuendo a un saldo positivo della bilancia commerciale di 39,5 miliardi di euro.

Il Crollo dell’Automotive e le Dinamiche Settoriali

L’analisi dei singoli comparti rivela dinamiche profondamente disomogenee. Il dato più preoccupante, come anticipato, è quello relativo alla fabbricazione di Autoveicoli e rimorchi, che con il suo -14,3% condiziona pesantemente la media del settore. Dati recenti di ANFIA confermano le difficoltà del comparto, con un calo produttivo cumulato del 17,3% nel primo semestre e un crollo ancora più severo per le sole autovetture (-31,7%). A pesare sono una transizione elettrica incerta, il ridotto potere d’acquisto e una domanda interna fiacca.

Segno negativo anche per altri settori chiave, sebbene con contrazioni meno drammatiche:

  • Prodotti in metallo: -2,5%
  • Macchine e apparecchi elettrici: -1,6%
  • Macchine e apparecchi meccanici: -1,3%

Un barlume di positività arriva dal terzo trimestre dell’anno che, analizzato singolarmente, ha registrato un incremento tendenziale della produzione metalmeccanica del 3,2%, in controtendenza rispetto ai primi due trimestri (rispettivamente -5,8% e -2,6%). Anche sul piano congiunturale (rispetto al trimestre precedente), il settore ha mostrato un andamento positivo, passando dal +1,1% del primo trimestre al +1,6% del terzo.

Uno Sguardo all’Europa: Italia in Difficoltà tra Partner in Ripresa

Il confronto con i principali partner europei evidenzia ulteriori elementi di riflessione. Nella media dei 27 Paesi UE, la produzione metalmeccanica rimane debole, con un calo tendenziale dello 0,7% nel periodo gennaio-settembre. Tuttavia, si notano andamenti divergenti: mentre Francia (+1,1%) e Spagna (+1,2%) mostrano segnali di recupero, la locomotiva tedesca frena, con la Germania che registra una diminuzione del 2,8%. In questo scenario, la performance negativa dell’Italia (-2,1%) appare particolarmente critica.

Sul fronte dell’export, si segnala un miglioramento delle vendite verso gli Stati Uniti (+3,2%), trainato in particolare dal comparto dei Mezzi di trasporto (esclusi gli autoveicoli, che invece crollano del 22%). All’interno dell’UE, invece, si registra una leggera flessione dei flussi verso la Francia (-0,4%).

L’Allarme di Federmeccanica: “Siamo Ancora Dentro un Tunnel”

Le parole della vicepresidente di Federmeccanica, Alessia Miotto, non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche: “Siamo ancora dentro un tunnel e le luci sono flebili. Ci sono alcuni segni più ma non si possono definire segnali positivi perché il quadro complessivo è molto fosco. Abbiamo perso molto terreno negli ultimi mesi e in questi anni”. A destare particolare preoccupazione è la situazione finanziaria delle imprese: “Fa impressione vedere che un’azienda metalmeccanica su dieci continua ad avere problemi di liquidità”. Inoltre, il 33% delle aziende dichiara una diminuzione del portafoglio ordini.

Il direttore generale, Stefano Franchi, pone l’accento sul nodo dei costi: “Rimangono tante incertezze e questo è un fattore negativo, allo stesso tempo c’è la certezza che oggi si produce a caro prezzo e anche questo è molto negativo”. I prezzi alla produzione, infatti, sono aumentati di circa il 20% rispetto alla norma, un “macigno” che frena la crescita e la competitività. Per le imprese, la priorità assoluta nel breve periodo è la riduzione dei costi di produzione (indicata dal 24,9% del campione), seguita dall’ottimizzazione dei processi (20,6%) e dalla formazione (16,9%).

Aumenta la Cassa Integrazione: un Segnale Inequivocabile

A conferma delle difficoltà del settore, i dati sulla cassa integrazione sono in netto aumento. Nei primi nove mesi dell’anno, le ore totali autorizzate hanno segnato un incremento del 29,4% rispetto allo stesso periodo del 2024. A preoccupare è soprattutto il boom della CIG straordinaria (+78,5%), un indicatore di crisi strutturali e processi di riorganizzazione aziendale. Anche la CIG ordinaria è in crescita (+4,8%). Questi numeri riflettono un mercato del lavoro sotto pressione, anche se il 68% delle imprese non prevede modifiche alla propria forza lavoro nel breve termine, a fronte di un 17% che stima aumenti e un 15% che prevede ridimensionamenti.

La richiesta di Federmeccanica al sistema Paese è chiara: servono sforzi congiunti per recuperare produttività e competitività. Dalle istituzioni ci si aspettano misure efficaci per sostenere gli investimenti, contenere i costi e favorire la crescita dimensionale delle imprese. “È in gioco il futuro del Paese e nessuno può chiamarsi fuori”, conclude Miotto.

Di davinci

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