Un operatore di Borsa di una banca davanti ai monitor, Milano, 19 Ottobre 2018. ANSA / MATTEO BAZZI

Una giornata dalle due facce per la Borsa di Milano, che dopo un avvio promettente ha progressivamente perso slancio, chiudendo in territorio negativo. L’indice Ftse Mib ha terminato le contrattazioni con un calo dello 0,43%, attestandosi a 43.513,95 punti. A pesare sull’andamento del listino principale di Piazza Affari è stata una combinazione di fattori, tra cui l’apertura contrastata di Wall Street e una decisa ondata di vendite che si è abbattuta sul settore finanziario.

Le altre principali piazze europee hanno mostrato una maggiore tenuta, pur senza registrare performance particolarmente brillanti. A fine giornata, Francoforte (Dax) ha ceduto lo 0,45%, Parigi (Cac 40) lo 0,21% e Londra (Ftse 100) lo 0,56%. L’incertezza proveniente da oltreoceano, con il settore tecnologico statunitense sotto pressione, ha inevitabilmente condizionato il sentiment degli investitori anche nel Vecchio Continente.

Vendite sui Finanziari: il Caso Generali e le Banche

A guidare i ribassi a Piazza Affari è stato il comparto finanziario. Occhi puntati su Generali, che ha chiuso con una perdita dell’1,48%. A scatenare le vendite sul titolo del Leone di Trieste è stata la notizia dello stop definitivo alle trattative con la francese Natixis per la creazione di una joint venture nel risparmio gestito. Nonostante la società abbia confermato che la mancata operazione non avrà impatti sui target del piano industriale al 2027, il mercato ha reagito con nervosismo. Secondo diversi osservatori, a pesare sulla decisione sono state le preoccupazioni manifestate dal governo sul destino dei risparmi degli italiani e la contrarietà di soci di peso come Caltagirone e Delfin.

La debolezza ha contagiato l’intero settore. Tra i titoli più penalizzati troviamo:

  • Banco Bpm, che ha ceduto l’1,67%.
  • Banca Mediolanum, in calo dell’1,66%.
  • Azimut, che ha perso l’1,13%.
  • Unicredit, con una flessione dello 0,78%.

Questo clima di avversione al rischio sul comparto è stato alimentato anche da una generale cautela in vista delle prossime decisioni delle banche centrali e da prese di beneficio dopo i recenti rialzi.

Le Performance Positive: Brillano STM, Interpump e Amplifon

In un listino prevalentemente tinto di rosso, alcune blue chip si sono distinte per le loro performance positive, agendo da parziale contrappeso alle vendite sui finanziari. A brillare è stata soprattutto Stm (STMicroelectronics), che ha messo a segno un rialzo del 2,36%, seguita a ruota da Interpump Group con un +2,07%. Ottima seduta anche per Amplifon, che ha chiuso in progresso del 2,01%, risultando la migliore del Ftse Mib. Questi acquisti possono essere interpretati come una rotazione settoriale da parte degli investitori, che in una fase di incertezza tendono a privilegiare titoli con fondamentali solidi e prospettive di crescita slegate dalle dinamiche puramente finanziarie.

Lo Spread BTP-Bund e il Rendimento del Decennale

Sul fronte del mercato obbligazionario, si è registrata una leggera tensione. Lo spread tra Btp e Bund, il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e tedeschi a 10 anni, si è allargato, chiudendo a 69 punti base. Un rialzo rispetto ai minimi toccati in mattinata a 67 punti, che avevano aggiornato i livelli più bassi da settembre 2008. Di conseguenza, il rendimento del Btp decennale italiano è salito, attestandosi al 3,55%. Questo movimento, seppur contenuto, riflette un cauto aumento della percezione del rischio sull’Italia, in linea con il clima generale di maggiore prudenza sui mercati finanziari.

Di atlante

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