Santiago del Cile – Il Cile si avvicina al ballottaggio di domenica prossima in un clima di crescente polarizzazione, infiammato dalle recenti dichiarazioni del candidato di estrema destra, José Antonio Kast. Durante il dibattito televisivo finale, Kast si è detto favorevole a possibili riduzioni di pena per i responsabili di violazioni dei diritti umani durante la sanguinosa dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990), riaprendo una ferita mai del tutto rimarginata nella storia del Paese. Una posizione che si scontra frontalmente con quella della sua rivale, la candidata della coalizione di sinistra Jeannette Jara, che ha ribadito la sua ferma intenzione di non concedere alcuna grazia.

Il pomo della discordia: un controverso disegno di legge

Al centro del dibattito vi è un disegno di legge attualmente in discussione al parlamento cileno. La proposta consentirebbe ai detenuti con malattie terminali o a quelli che hanno superato gli ottant’anni di età di scontare il resto della loro pena al di fuori del carcere, in regime di arresti domiciliari. Questa misura, se approvata, potrebbe applicarsi anche agli ex agenti e funzionari dello Stato condannati per crimini contro l’umanità commessi durante gli anni della dittatura, un periodo buio che ha lasciato un’eredità di oltre 3.200 tra morti e desaparecidos.

La posizione di Kast, leader del Partito Repubblicano, intercetta le richieste di una parte della destra cilena che da tempo chiede clemenza per i militari anziani in carcere. D’altro canto, le associazioni dei familiari delle vittime e i partiti di sinistra vedono in questa proposta un inaccettabile tentativo di garantire l’impunità per crimini atroci, minando il percorso di giustizia e memoria intrapreso dal Paese dopo la fine del regime.

Due visioni opposte per il futuro del Cile

Le dichiarazioni dei due candidati riflettono due visioni del Cile diametralmente opposte. José Antonio Kast, avvocato 59enne alla sua terza candidatura presidenziale, rappresenta l’ala più conservatrice della politica cilena. Il suo programma è incentrato su temi come ordine e sicurezza, con promesse di pugno di ferro contro la criminalità e l’immigrazione clandestina. Le sue aperture verso figure e simboli legati all’era di Pinochet hanno spesso suscitato polemiche, ma gli hanno anche garantito il sostegno di una base elettorale nostalgica di quel periodo. I sondaggi attuali lo danno come favorito, con un’intenzione di voto che oscilla tra il 45% e il 61%.

Jeannette Jara, 51 anni, esponente del Partito Comunista ed ex Ministra del Lavoro nel governo uscente del progressista Gabriel Boric, è la portabandiera di un’ampia coalizione di sinistra e centro-sinistra. Il suo programma si concentra su riforme sociali, welfare, aumento del salario minimo e diritti dei lavoratori, in continuità con le istanze emerse dalle grandi proteste sociali del 2019. Jara, che al primo turno del 16 novembre ha superato Kast di pochi punti percentuali (26,85% contro il 23,92%), si presenta come un baluardo contro il ritorno di una destra radicale al potere.

Il contesto politico: un Paese diviso

Il ballottaggio si inserisce in un contesto di profonda divisione politica e sociale. Il governo di Gabriel Boric, il più giovane presidente nella storia del Cile, si è insediato nel marzo 2022 con grandi aspettative di cambiamento, ma ha affrontato numerose difficoltà, tra cui la bocciatura della proposta per una nuova Costituzione che avrebbe dovuto sostituire quella ereditata dalla dittatura. Questo ha contribuito a un clima di disillusione in una parte dell’elettorato progressista.

La destra, presentatasi divisa al primo turno, ha trovato in Kast un punto di convergenza, aggregando i voti dei candidati conservatori e nazionalisti rimasti esclusi dal ballottaggio. Questo fronte compatto rende la sfida per Jara particolarmente ardua, nonostante la vittoria al primo turno. L’esito del voto di domenica prossima non determinerà solo il prossimo inquilino del palazzo de La Moneda, ma potrebbe segnare una svolta decisiva per il Cile, che per la prima volta dalla fine della dittatura, 35 anni fa, rischia di essere guidato da un governo di estrema destra.

Di atlante

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