La Val di Susa è stata nuovamente teatro di violenti scontri nella serata di ieri, quando un gruppo di manifestanti del movimento No Tav ha lanciato un attacco al cantiere per la linea ad alta velocità Torino-Lione situato a Chiomonte. Durante i disordini, un funzionario di polizia della Digos di Torino è rimasto ferito al volto. L’episodio ha immediatamente innescato una dura reazione da parte dei sindacati di polizia, che denunciano una preoccupante escalation di violenza e chiedono al governo interventi concreti.

La dinamica dell’attacco

Secondo le ricostruzioni, un centinaio di attivisti, descritti come appartenenti all’area oltranzista del movimento e legati al centro sociale Askatasuna, ha raggiunto il cantiere dopo aver percorso sentieri boschivi. Una volta giunti in prossimità delle recinzioni, hanno dato il via a un’azione definita “deliberata e organizzata” da Luca Pantanella, segretario generale di Torino del sindacato di polizia Fsp. I manifestanti, molti dei quali a volto coperto, hanno utilizzato un vero e proprio arsenale rudimentale: “Sono arrivati ben armati di bombe carta con bulloni e chiodi”, ha dichiarato Pantanella, aggiungendo che hanno anche lanciato “pietre pesanti 5 chilogrammi, a mezzo di rudimentali catapulte, usando gli alberi come pilastri”. Le forze dell’ordine presenti a presidio del sito hanno risposto con idranti e lacrimogeni per disperdere la folla. Per motivi di sicurezza, è stato temporaneamente chiuso anche un tratto dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia.

Il ferimento del funzionario e la denuncia del sindacato FSP

Nel corso degli scontri, un funzionario della Digos è stato colpito al volto. Fortunatamente, le conseguenze non sono state drammatiche, ma il rischio è stato altissimo. “Pochi centimetri lo avrebbero potuto rendere invalido”, ha sottolineato Pantanella nella sua nota. Questo grave episodio ha spinto il sindacato FSP a usare toni durissimi, definendo gli aggressori “criminali che vogliono uccidere il poliziotto perché rappresenta lo Stato”.

La frustrazione delle forze dell’ordine è palpabile. Pantanella ha evidenziato l’inutilità degli attuali mezzi di contenimento: “Riteniamo inutili gli attuali mezzi come idranti e lacrimogeni per i quali questi delinquenti sono tranquillamente addestrati e preparati”. Di fronte a questa situazione, la richiesta del sindacato è netta e controversa: l’uso di proiettili di gomma. “Non possiamo restare inermi a fare da bersaglio per poi contare i feriti”, ha concluso, lanciando un appello diretto alla politica per ottenere “risposte e atti concreti e non solidarietà e pacche sulle spalle”.

Il contesto politico e le accuse alla giunta di Torino

La protesta dei sindacati di polizia si è allargata fino a coinvolgere direttamente l’amministrazione comunale di Torino. Luca Pantanella ha criticato aspramente il sindaco, accusandolo di permettere ai manifestanti legati ad Askatasuna di avere una “base operativa” in città da cui preparare gli assalti. “Anche questo ferito è da mettere in conto su tutti quelli che coprono e fanno finta di nulla giustificando la dottrina violenta di Askatasuna, giunta Comunale di Torino compresa”, ha affermato. Anche altri sindacati, come il Sap, hanno parlato di uno “scellerato patto” tra l’amministrazione e il centro sociale. Sulla stessa linea si sono espresse diverse forze politiche, come Fratelli d’Italia, che per voce della vice-capogruppo alla Camera Augusta Montaruli ha espresso solidarietà alle forze dell’ordine e condannato fermamente la violenza.

L’attacco si inserisce in un clima di tensione crescente, legato anche alla commemorazione del ventennale dello sgombero di Venaus del 2005, un evento simbolo per il movimento No Tav. Negli ultimi giorni si erano già verificati disordini nell’area del cantiere di San Didero, a pochi chilometri di distanza. La Digos della Questura di Torino è ora al lavoro per analizzare le immagini e identificare i responsabili degli assalti.

Di veritas

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