Roma – Un muro contro muro che certifica, almeno per il momento, un nulla di fatto. L’atteso incontro tra il Governo e le sigle sindacali del comparto Sicurezza e Difesa si è concluso con un’amara delusione per gli operatori in divisa, che vedono rinviate sine die le loro richieste di maggiori risorse in manovra. L’Esecutivo, rappresentato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e dai ministri Giancarlo Giorgetti (Economia), Matteo Piantedosi (Interno) e Paolo Zangrillo (Pubblica Amministrazione), ha infatti gelato le aspettative, legando qualsiasi possibile stanziamento aggiuntivo al superamento della procedura di infrazione per deficit eccessivo avviata dalla Commissione Europea.

La delusione dei sindacati: “Siamo insoddisfatti, basta pacche sulle spalle”

La reazione dei rappresentanti dei lavoratori è stata immediata e durissima. “Siamo insoddisfatti”, hanno dichiarato all’unisono al termine del vertice. Una posizione ben sintetizzata dalle parole del sindacato di polizia Coisp, che in una nota ha messo nero su bianco il sentimento di frustrazione del comparto: “Non è possibile pensare che sia sufficiente spendere qualche parola di stima per rispondere ai problemi reali di un comparto che continua a essere trattato come fanalino di coda della macchina statale”. Le richieste, da tempo sul tavolo, sono concrete e urgenti: risorse per il rinnovo dei contratti, per il pagamento degli straordinari, per accelerare il turnover e per affrontare la delicata questione delle pensioni, con un’età media del personale sempre più elevata. I sindacati lamentano una “disattenzione grave” da parte del Governo, con misure che sembrano “pensate per colpire più che per sostenere”.

Legge di Bilancio in stallo al Senato

Mentre il fronte con le forze dell’ordine si surriscalda, la legge di Bilancio resta bloccata in commissione al Senato. L’iter parlamentare è un percorso a ostacoli, rallentato dall’attesa degli emendamenti e dei pareri del Governo. Gli ottimisti prevedono l’inizio delle votazioni non prima del fine settimana, ma i nodi da sciogliere sono ancora numerosi e complessi. Il primo, e più importante, è quello delle coperture finanziarie. I margini di manovra sono strettissimi, come dimostra proprio la chiusura netta alle richieste del comparto sicurezza. Ogni proposta di modifica, anche quelle provenienti dai ministeri come i 50 milioni richiesti dal Mur per i precari della ricerca, deve fare i conti con una coperta finanziaria decisamente corta.

Il caso dell’oro di Bankitalia e le tensioni con la BCE

A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge la questione dell’emendamento di Fratelli d’Italia sull’oro di Bankitalia. La proposta, a firma del senatore Lucio Malan, mira a stabilire per legge che le riserve auree “appartengono al Popolo italiano”. Nonostante i rimaneggiamenti, la norma ha incassato il parere negativo della Banca Centrale Europea. Francoforte ha espresso forti dubbi, sottolineando come la finalità della disposizione non sia chiara e invitando le autorità italiane a “riconsiderare la proposta” per preservare l’indipendenza della Banca d’Italia. Il Ministro dell’Economia Giorgetti avrà modo di discutere direttamente della questione con la presidente della BCE, Christine Lagarde, a margine del prossimo Eurogruppo, nella speranza di trovare una soluzione.

L’attacco delle opposizioni: “Manovra fatta nel retrobottega”

Il caos e i ritardi nell’approvazione della manovra hanno scatenato la reazione veemente delle opposizioni. Da Italia Viva al Partito Democratico, da Alleanza Verdi e Sinistra al Movimento 5 Stelle, l’accusa è unanime: il Governo sta esautorando il Parlamento. “Ancora non ci sono i testi, c’è un caos totale in commissione”, ha dichiarato Raffaella Paita, capogruppo di Iv. Le fanno eco i Dem Francesco Boccia e Daniele Manca: “Fanno la manovra nel retrobottega del governo e prendono in giro il Parlamento”. Peppe De Cristofaro di Avs accusa la maggioranza di essere “divisa su tutto”, mentre Mario Turco (M5s) punta il dito contro una legge di bilancio che, a suo dire, “peggiorerà la situazione” dei cittadini. In questo clima incandescente, le “battute finali” auspicate dal viceministro Maurizio Leo appaiono ancora lontane, con lo spettro di un approdo del testo alla Camera addirittura dopo Natale.

Di veritas

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