BRUXELLES – Una scossa per l’Europa, un richiamo alla responsabilità e alla visione strategica. Dalla capitale belga, a margine del Consiglio Competitività dell’UE, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha delineato una rotta chiara per il futuro industriale del continente: “L’Europa deve far da sé ed è in condizione di farlo. Se rialza la testa, se ragiona”. Un messaggio forte che coniuga la necessità di un’autonomia strategica con la consapevolezza del valore delle alleanze storiche, in primis quella con gli Stati Uniti, definito “il nostro principale alleato”.

La visione di Urso non si ferma ai confini dell’Unione, ma si apre a una cooperazione rafforzata con il Sud del mondo. “L’Europa non deve isolarsi”, ha affermato il Ministro, indicando come partner strategici i Paesi della sponda sud del Mediterraneo e l’Africa, nel quadro del “lungimirante” Piano Mattei. Un progetto che mira a instaurare una cooperazione paritaria e non predatoria, ispirata alla figura di Enrico Mattei, per uno sviluppo condiviso. L’orizzonte della collaborazione si estende poi fino al Golfo Persico, all’India e al Sud-est asiatico, fino a Giappone e Australia.

Revisione radicale per il settore Automotive

Uno dei dossier più caldi sul tavolo di Bruxelles è senza dubbio il futuro del settore automobilistico, definito da Urso “la prima industria europea”. Su questo punto, la richiesta del governo italiano è netta: “Ci aspettiamo che la Commissione Ue realizzi una revisione radicale ed efficace del regolamento sulle emissioni CO2 sulle auto e che faccia altretanto per quanto riguarda veicoli pesanti e veicoli commerciali”. Una posizione che si allinea a quella espressa recentemente dal cancelliere tedesco Merz e sostenuta dalla premier Giorgia Meloni e da altri leader europei.

L’obiettivo è superare un approccio considerato ideologico e dogmatico, che rischia di mettere in ginocchio un settore che coinvolge a cascata filiere strategiche come la siderurgia, la chimica, la plastica e la microelettronica. L’Italia, insieme ad altri Paesi, spinge per l’applicazione del principio di neutralità tecnologica, che valorizzi anche soluzioni come i biocarburanti e gli ibridi, per raggiungere gli obiettivi climatici senza compromettere la competitività industriale. “Non c’è nulla di verde in un deserto industriale”, recita la lettera firmata da Meloni e altri cinque leader europei, a sottolineare l’urgenza di un cambio di passo.

L’Italia alla guida dell’Alleanza per l’Industria Energivora

In parallelo al Consiglio Competitività, il Ministro Urso ha presieduto a Bruxelles la quarta riunione dell’Alleanza Ministeriale per le Industrie ad Alta Intensità Energetica, che riunisce 25 Paesi europei tra cui Germania, Francia, Spagna e Polonia. L’Alleanza ha condiviso “l’urgenza che siano predisposte misure radicali, chiare, efficaci per tutelare le imprese energivore europee, quindi l’occupazione, nella fase decisiva della transizione ambientale”.

Le richieste avanzate dall’Italia, e condivise dagli altri membri, sono concrete e immediate:

  • Una revisione del meccanismo CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) per fermare ogni possibile aggiramento, estendendolo anche ai prodotti a valle.
  • L’introduzione di eventuali misure restrittive per l’esportazione di rottami ferrosi, qualora se ne dimostri la necessità, per salvaguardare una materia prima strategica per l’industria siderurgica.
  • L’entrata in vigore immediata di nuove misure di salvaguardia per l’acciaio e le ferroleghe.

Il nemico da contrastare è chiaro: “l’invasione anomala, sleale, della sovrapproduzione asiatica nel nostro continente”. Urso ha denunciato come questa “invasione di prodotti asiatici” sia anche un effetto indiretto dei dazi imposti dagli Stati Uniti ai prodotti cinesi e indiani. Per questo, si chiede che le misure annunciate, come i dazi europei anche per i prodotti di valore inferiore a 150 euro, entrino subito in vigore. “Non possiamo aspettare il 2028”, ha chiosato il Ministro.

Una nuova politica industriale per l’Europa

Le iniziative di Urso a Bruxelles si inseriscono in un disegno più ampio: la promozione di una nuova politica industriale europea, pragmatica e non ideologica, in linea con le indicazioni del report Draghi. Una politica che punti a rafforzare la sicurezza economica del continente, anche attraverso iniziative come ‘RESource EU’ per le materie prime critiche, e che promuova il ‘Made in Europe’ con l’introduzione del principio di Preferenza europea.

Il confronto trilaterale con gli omologhi di Germania e Francia sul dossier automotive e i successivi incontri bilaterali testimoniano il lavoro diplomatico dell’Italia per costruire un fronte comune tra i grandi Paesi manifatturieri. L’obiettivo è garantire che la transizione ecologica non si trasformi in un processo di deindustrializzazione, ma diventi un’opportunità per rafforzare la competitività e l’innovazione dell’intero tessuto produttivo europeo.

Di veritas

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