Un duro colpo al cuore pulsante dello spaccio di droga a Catania. All’alba di oggi, oltre 100 Carabinieri del Comando Provinciale etneo hanno eseguito una vasta operazione nel quartiere di San Giovanni Galermo, dando esecuzione a un’ordinanza di misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale, su richiesta della Procura della Repubblica e della Procura per i Minorenni. L’operazione, denominata “L’Angolo”, ha permesso di disarticolare un’agguerrita organizzazione criminale dedita alla gestione di sette piazze di spaccio, portando a 31 arresti. Di questi, 17 persone sono state condotte in carcere e 14 sono state poste agli arresti domiciliari. Altri quattro indagati sono stati sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Un’organizzazione capillare e attiva H24
Le indagini, avviate inizialmente dai Carabinieri di Sant’Agata Li Battiati, hanno svelato un sistema di spaccio estremamente organizzato e pervasivo. Il gruppo criminale era in grado di vendere marijuana, cocaina e crack coprendo turni di 24 ore al giorno, sette giorni su sette, senza interruzioni. Il fulcro delle attività illecite era stato individuato in via Capo Passero, da cui l’operazione ha preso il nome “L’Angolo”, termine convenzionale usato per indicare la principale piazza di spaccio. Secondo le stime degli investigatori, il giro d’affari delle piazze di spaccio monitorate poteva raggiungere la cifra sconcertante di quasi 1,5 milioni di euro a settimana.
La struttura era gerarchica e ben definita. Al vertice di ogni turno operativo vi era un “capoturno”, convenzionalmente chiamato “patrozzo” (padrino), che aveva il compito di supervisionare l’efficienza dello spaccio e coordinare l’operato dei pusher. A supporto dell’attività, un sistema di “vedette” era costantemente all’erta per segnalare l’eventuale arrivo delle forze dell’ordine, permettendo agli spacciatori di dileguarsi. È emerso inoltre che tre degli indagati avrebbero continuato a spacciare nonostante fossero già sottoposti agli arresti domiciliari per reati analoghi.
Il drammatico coinvolgimento di minorenni
Un aspetto particolarmente inquietante e socialmente allarmante dell’inchiesta è il sistematico coinvolgimento di minorenni nelle attività di spaccio. L’organizzazione si avvaleva di giovani e giovanissimi, sfruttandone la vulnerabilità. Già il 17 novembre scorso, nell’ambito della stessa indagine, tre minori erano stati arrestati e condotti in un istituto penale minorile, mentre un quarto era stato collocato in una comunità. Questo dato conferma una tendenza preoccupante che vede le organizzazioni criminali reclutare manovalanza tra le fasce più giovani e fragili della popolazione.
I dettagli dell’operazione e gli indagati
L’operazione odierna ha visto l’impiego di un ingente numero di militari, tra cui personale del Nucleo Investigativo, delle Compagnie territoriali, dell’Aliquota di Pronto Intervento, del Nucleo Cinofili di Nicolosi, dello Squadrone Eliportato “Cacciatori di Sicilia” e del 12° Nucleo Elicotteri. Durante le indagini preliminari, i Carabinieri avevano già effettuato due arresti in flagranza di reato e identificato e segnalato 38 “clienti”.
Le misure cautelari hanno raggiunto un totale di 35 persone, sebbene al momento cinque di queste risultino irreperibili. L’elenco degli indagati colpiti da custodia cautelare in carcere e ai domiciliari testimonia la vastità della rete smantellata.
- Custodia cautelare in carcere per 17 persone: tra cui Alessandro Arena, Rosario Arena, Francesco Bagli, Samuel D’Amico e Simone Di Mauro.
- Arresti domiciliari per 14 persone.
- Obbligo di presentazione alla P.G. per 4 persone.
L’intervento delle forze dell’ordine rappresenta una risposta decisa dello Stato in un’area ad alta densità criminale, dove la normalizzazione dell’illegalità, come riportato dagli investigatori, è diventata una “prassi di routine” vissuta con inquietante normalità persino dai residenti.
