Un evento di straordinaria caratura ha illuminato la scena musicale bolognese: Sir John Eliot Gardiner, uno dei più insigni direttori d’orchestra del nostro tempo, ha fatto il suo attesissimo debutto alla guida dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. Domenica 7 dicembre, alle ore 17.30, il prestigioso palcoscenico dell’Auditorium Manzoni ha ospitato un concerto che si preannunciava già memorabile e che non ha tradito le aspettative, segnando un momento di altissimo valore artistico per la città.
A 82 anni, con una carriera che lo ha visto salire sui podi delle più grandi orchestre del mondo, dai Berliner Philharmoniker alla Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam, il maestro inglese ha portato a Bologna la sua ineguagliabile maestria, frutto di una vita dedicata alla musica e a un’instancabile ricerca interpretativa. Fondatore di ensemble di fama mondiale come il Monteverdi Choir, gli English Baroque Soloists e l’Orchestre Révolutionnaire et Romantique, Gardiner è una figura centrale nella rinascita della musica antica e un pioniere dell’esecuzione storicamente informata.
Un programma tra sogno e folklore
Per questo suo primo incontro con l’orchestra felsinea, Sir John Eliot Gardiner ha scelto un programma affascinante e complesso, un dittico che accosta due giganti del Romanticismo: Felix Mendelssohn-Bartholdy e Antonín Dvořák. Un dialogo tra la leggerezza fiabesca del mondo shakespeariano e la profondità dei paesaggi boemi.
La prima parte del concerto è stata dedicata ad alcuni numeri musicali tratti da Ein Sommernachtstraum (Sogno di una notte di mezza estate) op. 61 di Mendelssohn. Un’opera che evoca un mondo incantato, scritta in due momenti distinti: la celebre Ouverture, composta da un Mendelssohn appena diciassettenne nel 1826, e le successive musiche di scena del 1843, commissionate dal re Federico Guglielmo IV di Prussia. Gardiner ha proposto una selezione che includeva, oltre all’Ouverture, lo Scherzo, la Marcia degli Elfi, il Lied “Bunte”, l’Intermezzo, il Notturno, la celeberrima Marcia nuziale e il Finale. Ad impreziosire l’esecuzione, la partecipazione del Coro femminile del Comunale, magistralmente preparato da Gea Garatti Ansini, e le voci soliste di Chiara Salentino (soprano) e Matilde Lazzaroni (mezzosoprano), artiste dello stesso coro.
Una curiosità lega ulteriormente Gardiner a questa partitura e a Bologna: fu proprio con il “Sogno di una notte di mezza estate” che il maestro si esibì per la prima volta nel capoluogo emiliano nel 2002, nell’ambito del Bologna Festival, sebbene in quell’occasione fosse alla guida dei suoi complessi.
La potenza sinfonica di Dvořák
Nella seconda parte della serata, il pubblico è stato trasportato nelle atmosfere intense e ricche di colore della Sinfonia N. 6 in re maggiore Op. 60 di Antonín Dvořák. Composta nel 1880, questa sinfonia rappresenta un punto di svolta nella produzione del compositore ceco, un’opera in cui l’influenza del classicismo tedesco, e in particolare di Brahms, si fonde con gli elementi folklorici tipici del suo linguaggio. Come ha sottolineato lo stesso Gardiner, si tratta di un capolavoro spesso sottovalutato, ricco di melodie meravigliose e sottili cambiamenti d’umore. Il terzo movimento, uno Scherzo intitolato “Furiant”, è un esempio lampante di come Dvořák riesca a infondere nella forma sinfonica la vitalità e l’energia della danza popolare boema.
La Sesta Sinfonia, dedicata al grande direttore Hans Richter, ottenne un successo trionfale fin dalla sua prima esecuzione integrale a Londra nel 1882, confermando il genio di Dvořák sulla scena internazionale.
Un legame consolidato con Bologna
Sebbene questo concerto segni il suo debutto con l’Orchestra del Teatro Comunale, il rapporto di Sir John Eliot Gardiner con la città di Bologna non è nuovo. Il maestro si è infatti esibito più volte sotto le Due Torri con i suoi prestigiosi ensemble e ha diretto in due occasioni anche l’Orchestra Mozart. Questo evento straordinario, proposto dalla Fondazione di Piazza Verdi, non solo ha arricchito la Stagione Sinfonica 2025, ma ha anche consolidato un legame artistico di grande valore, offrendo al pubblico bolognese l’opportunità unica di assistere all’incontro tra un gigante della direzione d’orchestra e le eccellenze artistiche del territorio.
