Un profumo iconico, quello dello Chanel N°5, e la cruda realtà dello sfruttamento femminile nella Sicilia degli anni Trenta. Sono questi i due poli apparentemente distanti attorno ai quali ruota “La gelsominaia di Milazzo”, il secondo romanzo di Claudio Pinna, edito da Fratelli Frilli (2025, pp 200, euro 13,90). Un’opera che, con uno stile fluido e un ritmo incalzante, riesce a coniugare la suspense del giallo con una profonda e attualissima denuncia sociale.
L’autore, un cardiologo cagliaritano del 1976 trapiantato in Svezia, dimostra una notevole abilità nel tessere una trama complessa e stratificata, dove passato e presente si intrecciano in un gioco di specchi narrativo. La vicenda prende le mosse da un dialogo tra un nonno e un nipote, scaturito dalla visione di una fotografia di Marilyn Monroe con il celebre profumo. Un dettaglio apparentemente insignificante che apre le porte a un viaggio a ritroso nel tempo, fino ai campi di gelsomini di Milazzo, la cui essenza era destinata proprio alla produzione della celebre fragranza a Grasse, in Francia.
Un Metaromanzo che Scava nel Reale
Pinna sceglie la struttura del metaromanzo per raccontare la sua storia. Protagonista è uno scrittore in piena crisi creativa, che ritrova l’ispirazione in un ricordo d’infanzia legato proprio a quelle terre e a quelle donne, le gelsominaie. Questa scelta narrativa permette all’autore di riflettere sul processo stesso della scrittura e sul rapporto tra finzione e realtà.
Come scrive il narratore in un passo del libro: “Quando le cose succedono, ti rendi conto di quante stupidaggini si leggono nei romanzi e di quante cose vere si sceglie di lasciare nascoste negli spazi bianchi, tra quelle righe che non raccontano la verità”. È proprio in questi “spazi bianchi” che Pinna affonda la sua penna, portando alla luce una verità scomoda e dolorosa.
La Denuncia dello Sfruttamento e della Violenza
Dietro l’immagine idilliaca dei campi in fiore, si cela un mondo di fatica, soprusi e violenza. Le gelsominaie, spesso giovanissime, erano vittime di un sistema di sfruttamento legato al caporalato. Sottopagate, esposte a molestie e abusi di potere, la loro fragilità economica le rendeva facili prede. Il romanzo non edulcora questa realtà, ma la descrive con crudezza e realismo.
Il punto di svolta della narrazione è la violenza subita da Gina, un’adolescente, per mano di Nino, un caporale. Un atto brutale a cui assiste il fratello dodicenne della ragazza, Tanino, che reagisce uccidendo l’aggressore. Questo omicidio, avvenuto all’alba al ritorno dai campi, diventa il fulcro dell’indagine che il carabiniere scelto Bordon è chiamato a risolvere. Un’indagine resa ardua dall’omertà di una comunità dove “le persone mormorano, ma non parlano. Parlano, ma non dicono. E quelle che dicono mentono”.
La tematica della violenza sessuale assume un doppio binario narrativo, proiettandosi anche nella vita privata dello scrittore protagonista, la cui moglie Sara ha vissuto un’esperienza analoga. Questo parallelismo accentua la riflessione universale sul trauma e sulla difficile ricostruzione dei rapporti umani dopo una simile ferita.
Un Successo Riconosciuto
La forza narrativa e la rilevanza delle tematiche affrontate hanno portato “La gelsominaia di Milazzo” a ottenere un importante riconoscimento: il premio come miglior romanzo giallo alla prima edizione del Milazzo Crime Book Fest nel 2024. Un festival nato per celebrare la letteratura noir e crime, che ha visto la partecipazione di nomi prestigiosi del panorama letterario italiano. La vittoria di Pinna testimonia la capacità del romanzo di colpire nel segno, unendo una trama avvincente a una profonda sensibilità sociale.
In un’intervista, lo stesso autore ha rivelato che l’ispirazione per il romanzo è nata da un video sulle gelsominaie inviatogli dalla moglie. Una suggestione che, nelle sue mani, si è trasformata da potenziale romanzo rosa a un noir potente e contaminato dalla realtà, capace di porre al lettore una domanda cruciale: “esiste da qualche parte una via d’uscita che non comporti dolore?”.
Con il suo stile moderno, evocativo e a tratti cinematografico, Claudio Pinna si conferma una voce interessante nel panorama del giallo italiano, capace di andare oltre il semplice intreccio investigativo per esplorare le pieghe più oscure dell’animo umano e della società.
