Roma – A volte, un corridoio affollato può diventare un palcoscenico più eloquente di un teatro. È accaduto tra gli stand di “Più libri più liberi”, la fiera nazionale della piccola e media editoria, dove un incontro apparentemente casuale tra il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e il drammaturgo Stefano Massini è diventato la sintesi perfetta delle tensioni che attraversano il mondo culturale italiano. Un abbraccio, qualche sorriso e uno scambio di battute che pesano come atti di un dramma a lungo in gestazione.
“Nessuno ha chiesto il tuo scalpo”: cronaca di un incontro
La scena è rapida, quasi un “fuori programma” istituzionale. Il Ministro Giuli, al termine della sua visita alla Nuvola dell’Eur, incrocia Stefano Massini. I due si salutano, si abbracciano. Poi, il Ministro, sorridendo, si rivolge al drammaturgo: “Devi dire al prossimo monologo che nessuno ha chiesto lo scalpo di Massini”. Una frase che non è solo una battuta, ma un chiaro riferimento a mesi di polemiche infuocate.
La replica di Massini non si fa attendere, speculare nel tono ma non nella sostanza: “Come no, come no, tu no ma qualcun altro sì. Dovete mettere il guinzaglio ad alcuni dei vostri, parlano un po’ troppo fuori luogo…”. Un riconoscimento del gesto del Ministro, ma anche la ferma sottolineatura che il problema, a suo avviso, esiste ed è radicato. La chiosa finale di Giuli, prima di congedarsi, è un manifesto d’intenti: “Nessuno scalpo, solo libertà”.
Il contesto: la “guerra” del Teatro della Pergola
Per comprendere la portata di questo dialogo, è necessario fare un passo indietro. La parola “scalpo” non è casuale. Fa eco a una controversia che ha tenuto banco per mesi e che ha visto al centro proprio Stefano Massini, nella sua veste di direttore artistico del Teatro della Toscana, che include lo storico Teatro della Pergola di Firenze.
La polemica è esplosa in seguito al declassamento paventato per il teatro, con una significativa riduzione dei finanziamenti da parte di una commissione del Ministero della Cultura (MiC). Una decisione che molti, nel mondo del teatro e della cultura, hanno interpretato non come una valutazione puramente tecnica, ma come un attacco politico mirato a colpire Massini, spesso critico verso l’attuale governo nei suoi interventi pubblici e televisivi, e di riflesso l’amministrazione fiorentina.
La vicenda ha provocato le dimissioni di tre membri della commissione ministeriale e la mobilitazione di centinaia di artisti e intellettuali, da Dacia Maraini a Toni Servillo, che hanno firmato appelli in solidarietà a Massini, denunciando un “vero e proprio attacco politico” e difendendo l’idea di un teatro “libero da ingerenze politiche”. Lo stesso Ministro Giuli era intervenuto più volte sulla questione, definendo Massini “uno dei più grandi artisti, un patrimonio dell’Unesco”, ma criticando al contempo la “governance” del teatro.
Un dialogo tra due visioni della libertà
L’incontro a “Più libri più liberi” si carica, dunque, di tutti questi precedenti. Da un lato, il Ministro Giuli, che in più occasioni ha difeso pubblicamente la libertà d’espressione come valore non negoziabile, tenta un gesto di distensione personale e istituzionale. La sua affermazione sulla “libertà” vuole essere una rassicurazione: il Ministero, sotto la sua guida, non persegue vendette né censure.
Dall’altro lato, Massini si fa portavoce di un sentimento diffuso tra molti artisti: la percezione di un clima ostile, di pressioni indirette e di un uso politico delle istituzioni culturali. La sua richiesta di “mettere il guinzaglio” è una metafora potente che indica come, al di là delle dichiarazioni ufficiali del vertice, le azioni o le parole di altri esponenti della maggioranza politica vengano percepite come minacce concrete all’autonomia della cultura.
Questo breve scambio, avvenuto nel cuore pulsante dell’editoria indipendente, diventa così un microcosmo del dibattito nazionale. Rappresenta il confronto tra una visione della libertà garantita formalmente dalle istituzioni e una visione della libertà che deve essere protetta quotidianamente da un clima politico che può apparire intimidatorio. È il dialogo, eterno e complesso, tra il potere che definisce le regole e l’arte che ne testa continuamente i confini.
L’abbraccio di Roma non cancella i dissapori fiorentini, ma apre forse uno spiraglio. Resta da vedere se a questo “siparietto” seguirà un cambio di sceneggiatura nelle relazioni tra il governo e quel mondo della cultura che rivendica, con le parole di Massini, il diritto di non sentirsi nel mirino.
