ROMA – “La cittadinanza è una cosa seria, e va trattata come tale!”. Con queste parole, affidate ai social network, il leader della Lega Matteo Salvini ha annunciato la presentazione di una proposta di legge destinata a ridisegnare in senso restrittivo i contorni dell’acquisizione dello status di cittadino italiano. Il testo, depositato alla Camera e firmato dal capogruppo Riccardo Molinari e dai deputati Jacopo Morrone, Giorgia Andreuzza, Ingrid Bisa ed Elena Maccanti, interviene sulla legge 91 del 1992 e sul Testo Unico sull’Immigrazione, introducendo una serie di novità significative che spaziano dall’obbligo di un esame di integrazione a un inasprimento delle norme sulla revoca e sui ricongiungimenti familiari.
Esame di integrazione per i neo-maggiorenni
Il cuore della proposta leghista è l’introduzione di un esame di integrazione obbligatorio per gli stranieri nati e cresciuti in Italia che, al compimento dei 18 anni, intendono richiedere la cittadinanza. Attualmente, per chi nasce sul territorio italiano da genitori stranieri, è sufficiente aver risieduto legalmente e ininterrottamente in Italia fino alla maggiore età e dichiarare la propria volontà di diventare cittadino entro un anno. La nuova norma, invece, subordina tale diritto al superamento di una prova volta a “verificare l’effettiva integrazione nonché la conoscenza delle regole sociali e giuridiche minime”. I contenuti e le modalità di questo esame saranno definiti con un decreto del Ministero dell’Interno. A questo si aggiunge un ulteriore requisito: l’assenza di condanne o procedimenti penali in corso per delitti non colposi.
Allungamento dei tempi di residenza
La proposta di legge interviene anche sui tempi minimi di residenza legale necessari per poter presentare la domanda di cittadinanza, raddoppiandoli in diversi casi. Nello specifico, la riforma prevede:
- Da 2 a 4 anni per i minori figli o discendenti di secondo grado di cittadini italiani.
- Da 3 a 10 anni per gli stranieri nati in Italia.
- Da 2 a 4 anni per gli stranieri adulti con un genitore italiano per nascita.
- Da 4 a 8 anni per i cittadini dell’Unione Europea.
- Da 5 a 10 anni per gli apolidi.
L’obiettivo dichiarato è quello di assicurarsi che chi diventa cittadino abbia un legame solido e duraturo con il Paese. I firmatari della proposta sostengono che questa impostazione rifletta la volontà popolare, emersa anche dal referendum del giugno 2025 che ha respinto la riduzione del periodo di residenza.
Norme “anti-maranza” e revoca della cittadinanza
Un altro capitolo fondamentale della riforma riguarda l’ampliamento delle cause di revoca della cittadinanza, presentate come norme “anti-maranza”. Il testo introduce la possibilità di ritirare lo status di cittadino in seguito a condanne definitive per reati di particolare gravità. Le nuove casistiche includono:
- Una condanna definitiva a una pena superiore ai 5 anni.
- Una condanna superiore ai 3 anni per reati di violenza di genere, come stupro, maltrattamenti in famiglia, stalking e revenge porn.
- Condanne per reati definiti “culturalmente motivati”, quali la costrizione al matrimonio, le pratiche di mutilazione genitale femminile e la tratta di esseri umani.
Inoltre, la proposta mira a rendere più efficace il meccanismo di revoca, riducendo da 10 a 2 anni il termine per l’adozione del provvedimento. Cruciale è anche l’eliminazione dell’attuale norma che impedisce la revoca qualora l’interessato diventi apolide, un ostacolo che, secondo la Lega, rende oggi la misura “di fatto inapplicabile nella maggioranza dei casi”.
Stretta sui ricongiungimenti familiari
Infine, la proposta di legge prevede un significativo inasprimento delle regole per i ricongiungimenti familiari. Saranno esclusi da questa possibilità i familiari “che nella propria vita attiva non hanno fornito alcun contributo al progresso della comunità nazionale italiana e che, ragionevolmente, possono determinare un aumento degli oneri in termini di prestazioni sociali”. Il riferimento è in particolare a genitori a carico o ultrasessantacinquenni. Vengono inoltre innalzati i requisiti di reddito per poter richiedere il ricongiungimento e viene introdotto l’obbligo di un’assicurazione sanitaria per ogni componente del nucleo familiare.
Iter e prospettive politiche
La proposta, che per ora non è ancora stata assegnata a una commissione competente per l’esame, si inserisce in un dibattito politico di lunga data. La Lega, forte di quello che definisce un “amplissimo consenso elettorale” sul tema, auspica il sostegno degli alleati di centrodestra. La discussione parlamentare si preannuncia accesa, toccando temi sensibili che riguardano l’identità nazionale, l’integrazione e la sicurezza.
