Torino si trova ancora una volta al centro di un acceso dibattito sulla libertà di espressione e sulla presunta censura culturale. A pochi giorni dalla data fissata, è stata annullata la conferenza dal titolo “Democrazia in tempo di guerra. Disciplinare la cultura e la scienza, censurare l’informazione”, che avrebbe visto come protagonisti due delle voci più note del panorama intellettuale italiano: lo storico e divulgatore Alessandro Barbero e il collega e accademico Angelo D’Orsi. L’evento, previsto per martedì 9 dicembre presso il Teatro Grande Valdocco, è stato cancellato dalla struttura stessa, gestita dall’Oratorio salesiano San Francesco di Sales, nonostante un contratto fosse già stato regolarmente firmato.

Un “dietrofront brusco e inatteso”

La notizia è stata diffusa e commentata con forza da Paolo Ferrero, segretario provinciale di Rifondazione Comunista Torino, che ha parlato senza mezzi termini di un attacco alla democrazia. “Apprendiamo che il Teatro Grande Valdocco, che era stato affittato al Circolo Arci della Poderosa per tenervi martedì 9 dicembre una conferenza […] non è più disponibile”, ha dichiarato Ferrero. Secondo gli organizzatori, la revoca della sala, capace di ospitare 820 persone e andata esaurita in poche ore, è stata una decisione unilaterale e “pretestuosa”. Il professor D’Orsi ha parlato apertamente di “persecuzione personale” e di un clima “illiberale”, annunciando di aver già attivato un team legale per una richiesta di risarcimento danni.

In una nota ufficiale, l’Oratorio Salesiano ha spiegato che la decisione “non esprime alcuna valutazione sui temi o sulle opinioni collegate all’iniziativa, ma riguarda esclusivamente l’utilizzo degli spazi in relazione alla loro missione educativa e comunitaria”. L’ente ha ritenuto “opportuno non procedere” con l’evento alla luce dell’identità del teatro e dei criteri di accoglienza delle iniziative culturali.

Il precedente del Polo del ‘900

Questo episodio si inserisce in un contesto già teso. Solo il mese precedente, un’altra conferenza del professor D’Orsi, intitolata “Russofobia, russofilia, verità” e organizzata dalla sezione torinese dell’Anppia (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti), era stata annullata dalla sua sede originaria, il Polo del ‘900. Quella cancellazione era seguita a polemiche sollevate da esponenti politici, tra cui l’eurodeputata del PD Pina Picierno e il leader di Azione Carlo Calenda, che avevano etichettato l’evento come “propaganda russa”. Anche in quel caso, l’evento si era poi tenuto in una sede alternativa, il circolo Arci La Poderosa, riscuotendo un notevole successo di pubblico.

Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, era intervenuto sulla prima vicenda, chiarendo che il Comune non aveva avuto alcun ruolo nella decisione del Polo del ‘900 e ribadendo la “piena solidarietà al popolo ucraino” e la condanna “senza esitazioni l’aggressione militare” russa.

Un parterre di intellettuali per un dibattito cruciale

Il convegno “Democrazia in tempo di guerra” non avrebbe visto la sola partecipazione di Barbero e D’Orsi. L’elenco dei relatori che avevano dato la loro adesione testimonia l’importanza e l’attesa per l’evento. Tra i nomi figuravano intellettuali, scienziati e giornalisti di spicco come:

  • Il fisico teorico Carlo Rovelli
  • Il filologo Luciano Canfora
  • La filosofa Donatella Di Cesare
  • Il matematico Piergiorgio Odifreddi
  • Il giornalista e direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio
  • L’attore e regista Moni Ovadia
  • Lo scrittore Alessandro Di Battista
  • Il vignettista Vauro Senesi

E ancora, Elena Basile, Alberto Bradanini, Margherita Furlan, Enzo Iacchetti, Marc Innaro, Roberto Lamacchia, Tomaso Montanari e Marco Revelli. Un insieme eterogeneo di voci critiche, riunite per discutere della compressione degli spazi di libertà e del ruolo della cultura in un contesto bellico.

La risposta: “Escalation democratica”

Di fronte a quello che definiscono un “furto di democrazia”, gli organizzatori e i sostenitori dell’evento non intendono arrendersi. Paolo Ferrero ha annunciato una “escalation democratica”, invitando cittadini e cittadine a un sit-in di protesta che si terrà martedì 9 dicembre alle ore 18 in piazza Palazzo di Città, davanti alla sede del Comune di Torino. L’obiettivo è duplice: protestare contro la cancellazione e prepararsi a una nuova organizzazione del dibattito, che si terrà in una location “ovviamente molto più grande di quella prevista”. “Ai ladri di democrazia rispondiamo allargando la democrazia e la partecipazione popolare”, ha concluso Ferrero. La vicenda solleva interrogativi profondi sulla salute del dibattito pubblico in Italia e sulla capacità delle istituzioni, anche culturali e private, di ospitare voci dissonanti in periodi di forte polarizzazione politica e internazionale.

Di veritas

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