TREVISO – Una dichiarazione d’intenti chiara e immediata. Appena insediato, il nuovo presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, pone la sicurezza al vertice della sua agenda politica. Durante un evento pubblico a Treviso, organizzato dal gruppo editoriale Nem, Stefani ha delineato la sua strategia per affrontare un tema percepito come sempre più cruciale dai cittadini: un’azione sinergica che partirà da un confronto diretto con il governo centrale e si radicherà nella collaborazione con gli amministratori locali.
“Uno dei primi appuntamenti da presidente sarà andare con Mario (Conte, ndr), che è presidente di Anci Veneto, e i sindaci del Veneto, a Roma al ministero dell’Interno a confrontarci con il ministro dell’Interno Piantedosi per affrontare il tema della sicurezza a partire dalle grandi città”. Con queste parole, pronunciate sul palco al fianco del sindaco di Treviso, Mario Conte, il neogovernatore ha ufficializzato la sua prima mossa. L’obiettivo è ambizioso: “poter costruire un piano di sicurezza per il Veneto che parta da una forte collaborazione con i sindaci”.
Il ruolo centrale dei sindaci e la sinergia istituzionale
Nella visione di Stefani, i sindaci rappresentano un “baluardo straordinario” nella gestione della sicurezza urbana. Il presidente ha riconosciuto come, troppo spesso, i primi cittadini si trovino a dover rispondere di problematiche che non rientrano nelle loro dirette competenze. “Purtroppo sul tema della sicurezza spesso si prendono delle colpe che non sono di diretta competenza del sindaco, ma con una forte sinergia interistituzionale noi possiamo dare loro una mano”, ha affermato Stefani. Questa apertura segna un punto di svolta, promettendo un supporto regionale concreto per alleggerire il carico che grava sugli enti locali e per creare un fronte comune contro la criminalità.
Questo approccio era già stato anticipato durante la campagna elettorale con la presentazione del progetto “Veneto Sicuro”. Il piano mira a potenziare la prevenzione e il controllo del territorio attraverso una riorganizzazione della Polizia locale, l’adozione di tecnologie innovative e il contrasto al degrado urbano. Stefani aveva sottolineato la necessità di superare la criticità dei comuni più piccoli, spesso dotati di una sola unità di Polizia locale, promuovendo consorzi di servizi tra municipi per garantire una copertura più efficace.
Il contesto della criminalità in Veneto
L’iniziativa di Stefani si inserisce in un contesto complesso. Dati recenti mostrano un quadro con luci e ombre per la sicurezza in Veneto. Se da un lato alcune province come Treviso e Belluno si confermano tra le più sicure d’Italia, altre come Venezia e Verona mostrano indici di criminalità più elevati. Un bilancio annuale dell’Arma dei Carabinieri ha evidenziato un aumento dei furti (+7,5%) e un allarmante incremento della criminalità giovanile (+34%), con episodi di bullismo e aggressioni sempre più frequenti. Parallelamente, è stato registrato un sensibile aumento dei reati legati alla violenza di genere, con un balzo del 17% dei cosiddetti “codici rossi”.
Un’analisi di Libera ha inoltre messo in luce come la pandemia abbia agito da catalizzatore per certi tipi di reati, con i cosiddetti “reati spia” (usura, estorsione, riciclaggio, truffe informatiche) che hanno raggiunto la cifra record di quasi 56.000 casi nel biennio 2022-2023, segnando un incremento del 68% rispetto al periodo pre-pandemico.
Tecnologia e prevenzione: i pilastri di “Veneto Sicuro”
Il piano “Veneto Sicuro” non si limita a un aumento numerico delle forze in campo, ma punta decisamente sull’innovazione tecnologica. L’idea è quella di creare un sistema di videosorveglianza intelligente, mettendo in rete telecamere e lettori targhe già esistenti. “Ladri e baby gang devono sentirsi braccati”, aveva dichiarato Stefani in campagna elettorale, annunciando un fondo speciale per i comuni per l’installazione di “dispositivi intelligenti” capaci di segnalare e registrare movimenti sospetti, condividendo i dati in tempo reale con le Forze dell’Ordine.
La strategia di Stefani, quindi, si muove su un doppio binario: da un lato, il dialogo politico-istituzionale con il governo centrale per ottenere risorse e coordinamento; dall’altro, un’azione capillare sul territorio, potenziando gli strumenti a disposizione dei sindaci e investendo in tecnologia per una prevenzione più efficace. La sfida del neopresidente sarà quella di tradurre queste linee programmatiche in azioni concrete, per rispondere alla crescente domanda di sicurezza dei cittadini veneti.
