La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha posto un punto fermo, almeno per ora, nella complessa vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Giuseppe Marra, il 59enne trovato senza vita nella sua abitazione di via Zanolini a Bologna. I giudici della Suprema Corte hanno infatti respinto il ricorso presentato dall’avvocato Chiara Rizzo, legale di Lorenza Scarpante, 56 anni, moglie della vittima e unica indagata per il delitto. La donna, pertanto, rimane in regime di custodia cautelare in carcere, così come stabilito in precedenza dal Tribunale della Libertà di Bologna.

La notte del delitto e le prime indagini

I fatti risalgono alla notte tra il 26 e il 27 maggio 2025, quando Giuseppe Marra fu trovato morto nel suo appartamento, situato in una tranquilla zona residenziale poco fuori Porta San Vitale. A dare l’allarme fu la stessa Lorenza Scarpante, che intorno alle 10:30 del mattino scese in strada in evidente stato di agitazione e con tracce di sangue addosso, chiedendo aiuto e sostenendo che il marito fosse caduto. Tuttavia, la scena che si presentò ai sanitari del 118 e ai Carabinieri fu da subito ritenuta incompatibile con un semplice incidente domestico. L’uomo giaceva a terra in una pozza di sangue, con profonde ferite alla testa.

Le indagini, coordinate dalla Pubblico Ministero Manuela Cavallo, si sono immediatamente concentrate sulla moglie. Durante il primo interrogatorio, la donna ha respinto ogni accusa, fornendo una versione dei fatti ritenuta poco credibile dagli inquirenti. Successivamente, in sede di udienza di convalida del fermo davanti al GIP Claudio Paris, si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

La ricostruzione dell’accusa e le ipotesi investigative

Secondo la ricostruzione degli investigatori del nucleo investigativo dei Carabinieri, la tragedia si sarebbe consumata al culmine di una serata in cui la coppia avrebbe fatto uso di sostanze stupefacenti. L’ipotesi principale è che Marra, forse colto da un malore, sia caduto a terra. A quel punto, la moglie lo avrebbe colpito ripetutamente, facendogli sbattere la testa contro gli spigoli dei muri all’ingresso dell’appartamento, dove sono state rinvenute tracce ematiche. Questa dinamica spiegherebbe i vistosi traumi e le ecchimosi riscontrate sul corpo della vittima, in particolare al volto e al capo, come emerso dai primi risultati dell’autopsia.

A supporto di questa tesi vi sarebbero anche le testimonianze di alcuni vicini di casa, che hanno riferito di aver sentito forti rumori, simili a tonfi, provenire dall’appartamento della coppia intorno alle 3 del mattino, orario ritenuto compatibile con il decesso. Le analisi tossicologiche avrebbero inoltre confermato la presenza di droghe, come cocaina e funghi allucinogeni, nel sangue della donna.

Il percorso giudiziario e la decisione della Cassazione

Dopo il fermo e la convalida, la difesa di Lorenza Scarpante aveva tentato la via del ricorso al Tribunale del Riesame, chiedendo la sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari presso l’abitazione della madre ad Aosta, città di origine della coppia. Tuttavia, anche in quella sede, la richiesta era stata respinta. L’ultimo atto di questa fase cautelare si è consumato davanti alla Cassazione, che ha confermato l’impianto accusatorio e la necessità della detenzione in carcere per la 56enne.

Nel frattempo, le indagini proseguono. Sono stati effettuati diversi sopralluoghi nell’appartamento di via Zanolini, anche alla presenza dei consulenti di parte, alla ricerca di ulteriori elementi utili a chiarire la dinamica esatta dei fatti. Sono state depositate le consulenze tecniche e la Procura si appresta a chiudere le indagini, un passo che aprirà la strada alla richiesta di rinvio a giudizio per omicidio aggravato.

Uno sguardo sulla coppia

Lorenza Scarpante e Giuseppe Marra, originari di Aosta, si erano trasferiti a Bologna da circa dieci anni, dove insieme gestivano un negozio di cannabis legale in via Indipendenza. Secondo quanto emerso dalle testimonianze, la loro relazione era stata travagliata, con una profonda crisi matrimoniale durata quasi un anno, anche se di recente sembrava che avessero ritrovato una certa serenità. Un quadro complesso, quello di una coppia con le sue fragilità, che ora fa da sfondo a un tragico epilogo su cui la giustizia è chiamata a fare piena luce.

Di veritas

🔍 Il vostro algoritmo per la verità, 👁️ oltre le apparenze, 💖 nel cuore dell’informazione 📰

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *