Trieste – La Regione Friuli Venezia Giulia assume un ruolo da protagonista nel tentativo di ricucire lo strappo tra Fincantieri e il Comune di Monfalcone. Il presidente Massimiliano Fedriga ha confermato l’avvio di un’operazione di intermediazione per trovare una “via condivisa” nella polemica che ha scosso il tessuto economico e sociale della città isontina. “Abbiamo già iniziato dei colloqui. Ovviamente arriveremo, spero, a una via condivisa”, ha dichiarato Fedriga ai giornalisti, sottolineando l’interesse della Regione a “valorizzare una realtà importante per il territorio e sicuramente anche a rispondere alle esigenze della comunità di Monfalcone”.
Le radici dello scontro: un modello produttivo in discussione
La tensione tra il gigante della cantieristica e l’amministrazione comunale ha raggiunto il suo apice nelle scorse settimane, culminando in una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio comunale di Monfalcone. Il documento, fortemente voluto dall’ex sindaca e attuale europarlamentare Anna Maria Cisint, chiede a Fincantieri una revisione del proprio “modello produttivo”. Le critiche si concentrano in particolare sul massiccio ricorso al sistema dei subappalti, che secondo l’amministrazione locale accentua la frammentazione del lavoro e genera significative ripercussioni sociali e abitative.
Al centro del dibattito vi è la crescente presenza di manodopera straniera, in particolare proveniente dal Bangladesh, che costituisce oggi una quota consistente della cittadinanza monfalconese. Secondo il Comune, questo fenomeno, legato al sistema degli appalti, ha creato una situazione di difficile gestione, con presunti rischi per la legalità legati a fenomeni come il “racket salariale e il pizzo islamico”. L’amministrazione lamenta inoltre una scarsa trasparenza da parte dell’azienda riguardo ai piani di ampliamento dello stabilimento e alle conseguenti ricadute sul tessuto urbano.
La dura replica di Fincantieri e l’appello alla responsabilità
La risposta di Fincantieri non si è fatta attendere. L’amministratore delegato, Pierroberto Folgiero, ha replicato con una lettera dai toni fermi, pubblicata dalla stampa locale, respingendo le accuse. Folgiero ha difeso il modello produttivo dell’azienda, definendo “semplicistiche” le proposte del Comune e accusando, senza nominarla direttamente, l’ex sindaca Cisint di “usare l’azienda come cassa di risonanza politica”. L’AD ha inoltre rivendicato gli investimenti in innovazione, formazione e welfare aziendale, sottolineando come Fincantieri abbia avviato progetti di responsabilità sociale, tra cui l’apertura di un asilo nido.
Di fronte all’inasprirsi dei toni, il presidente Fedriga ha lanciato un “appello alla responsabilità”, evidenziando come sia “sbagliato portare sull’agone politico Fincantieri, un player internazionale”. La Regione, dunque, si propone come pacificatore, cercando di riportare il dialogo su un piano costruttivo che tenga conto sia delle esigenze strategiche di un’azienda di rilevanza mondiale come Fincantieri, sia delle legittime preoccupazioni di una comunità che vive in simbiosi con il cantiere navale.
Un contesto complesso: tra economia, società e sicurezza
La vicenda di Monfalcone è un caso emblematico delle complesse dinamiche che si innescano quando un sito produttivo di enormi dimensioni insiste su un territorio relativamente piccolo. Fincantieri non è solo il principale datore di lavoro, ma un’entità che modella l’economia, la demografia e la società della città. Dei circa 7.000 lavoratori che ogni giorno entrano nello stabilimento, oltre 5.000 sono impiegati in ditte di subappalto, in gran parte stranieri. Questo ha trasformato Monfalcone in una città multietnica, con un terzo dei suoi 30.000 abitanti di origine straniera, sollevando questioni di integrazione e coesione sociale.
Le preoccupazioni non si limitano all’aspetto sociale. In passato sono emersi casi di caporalato e incidenti sul lavoro che hanno riacceso i riflettori sulla sicurezza, specialmente per i lavoratori degli appalti. La mozione approvata in Consiglio comunale chiede infatti un confronto trasparente sui rischi del subappalto, sulla sicurezza dei lavoratori e sulla tutela dei loro diritti. Recentemente, Fincantieri e i sindacati hanno firmato un nuovo protocollo sugli appalti che mira a rafforzare proprio questi aspetti, prevedendo più sicurezza, legalità e tutele, oltre a iniziative di mediazione culturale e corsi di lingua italiana per i lavoratori stranieri.
Il ruolo della politica e le prospettive future
La mediazione avviata dalla Regione FVG, che potrebbe sfociare in un incontro a breve tra le parti, è vista come un passo cruciale per superare lo scontro. Esponenti politici di diversi schieramenti hanno sottolineato la necessità di un dialogo costruttivo che coinvolga tutti gli attori del territorio, incluse le opposizioni e le forze sindacali. L’obiettivo è trovare un punto di equilibrio tra le strategie globali di un’eccellenza industriale italiana e la sostenibilità sociale di una comunità che ne ospita il più grande stabilimento. La “vertenza Monfalcone” è appena iniziata, ma la volontà di dialogo manifestata dalla Regione apre uno spiraglio per un futuro di cooperazione e sviluppo condiviso.
