Bologna – Il sindaco Matteo Lepore mette un punto fermo sulla controversa questione della cittadinanza onoraria conferita a Francesca Albanese, giurista e relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati. “La revoca del provvedimento della cittadinanza a Francesca Albanese non è un’opzione”, ha dichiarato Lepore, chiudendo settimane di acceso dibattito che ha scosso la politica bolognese e nazionale. La motivazione, ha sottolineato il primo cittadino, risiede nel “ruolo svolto per la Palestina e le Nazioni Unite”.
La decisione di conferire l’onorificenza, approvata a inizio ottobre, è stata seguita da un’ondata di polemiche, alimentate da alcune dichiarazioni della stessa Albanese considerate controverse e divisive, in particolare riguardo alla libertà di stampa. Queste tensioni hanno creato fratture anche all’interno della maggioranza di centrosinistra che governa la città, con esponenti del Partito Democratico, tra cui l’ex sindaco Virginio Merola e il deputato Andrea De Maria, che hanno espresso forti perplessità e richiesto un passo indietro. Anche l’ex Presidente del Consiglio, Romano Prodi, è intervenuto nel dibattito, invitando il Comune a non perseverare nella sua decisione.
Il “Lodo Bonaga” come via d’uscita
Per superare l’impasse, il sindaco Lepore ha fatto riferimento a un editoriale del filosofo Stefano Bonaga apparso su Il Foglio, definendolo il “lodo Bonaga”. “Stefano Bonaga ha espresso bene quello che penso anche io”, ha affermato Lepore, citando il passaggio chiave: “‘Francesca Albanese ha fatto un grande lavoro sulla Palestina ed è perseguitata dal governo americano. Perciò capisco chi le ha dato la cittadinanza onoraria’”. Allo stesso tempo, il sindaco ha riconosciuto la validità delle critiche emerse: “Dopodiché Bonaga riconosce che Albanese ha iniziato a rilasciare alcune dichiarazioni non condivisibili. Perciò, come Bonaga, capisco bene chi la critica, è legittimo e doveroso in alcuni casi”.
Questa posizione cerca di bilanciare il riconoscimento per il lavoro svolto da Albanese nel suo ruolo istituzionale con la presa d’atto delle critiche per le sue uscite pubbliche. Lepore ha ammesso che la relatrice ONU “non si è gestita benissimo” in alcune occasioni, apparendo a volte “arrogante”, ma ha ribadito che il premio le è stato conferito per aver dato voce a quanto accade a Gaza. “Se non ci fosse stata la voce di Francesca Albanese […] noi oggi avremmo un unico racconto di cosa è successo a Gaza”, ha spiegato il sindaco in una precedente intervista.
Un dibattito che ha diviso la politica
La vicenda ha messo in luce le diverse sensibilità presenti non solo a Bologna ma in tutto l’arco politico della sinistra italiana. Le opposizioni in Consiglio comunale avevano presentato un ordine del giorno per la revoca della cittadinanza. La maggioranza, pur votandone l’ammissibilità, ne ha respinto l’urgenza, di fatto “congelando” la discussione e mantenendo valido il conferimento. Questa mossa ha suscitato la ferma condanna del centrodestra, con il capogruppo della Lega, Matteo Di Benedetto, che ha parlato di “occasione persa” e di una sinistra “politicamente suddita” delle posizioni più estreme.
Il sindaco ha confermato di aver avuto un confronto con il gruppo consiliare del Partito Democratico per ricomporre le divergenze interne e blindare la maggioranza. La linea è chiara: “Per quanto ci riguarda adesso giriamo pagina e ci concentriamo su altro, con impegno e dedizione. Lasciamo ad altri le strumentalizzazioni, senza vinti né vincitori”, ha concluso Lepore.
Chi è Francesca Albanese
Francesca Albanese è una giurista italiana specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 ricopre il ruolo di Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967. Il suo mandato è stato recentemente rinnovato per altri tre anni, nonostante l’opposizione di Stati Uniti e Israele. Il suo lavoro si è concentrato sulla denuncia delle politiche di occupazione israeliane, culminato in un rapporto intitolato “Anatomia di un genocidio”, in cui sostiene che esistono “ragionevoli basi” per credere che Israele abbia commesso atti di genocidio nella Striscia di Gaza. Queste posizioni le hanno attirato accuse di antisemitismo, che lei ha sempre respinto, e sanzioni da parte degli Stati Uniti. Organizzazioni come Amnesty International hanno preso le sue difese, condannando gli attacchi nei suoi confronti.
