Bruges – Visi tesi chini sui libri, un silenzio irreale rotto solo dal fruscio delle pagine e dalla pioggia che batte sulle finestre gotiche. Al Collegio d’Europa di Bruges, la culla dei futuri eurocrati, la sessione d’esami è diventata una difficile recita. Da giorni, il campus al numero 9 di Dijver Straat è assediato da telecamere e giornalisti, testimoni di una crisi che ha scosso le fondamenta non solo dell’istituto, ma dell’intera architettura diplomatica europea. La notizia delle dimissioni della rettrice, l’ex Alta rappresentante dell’UE Federica Mogherini, è piombata come un fulmine, lasciando un’atmosfera di smarrimento e incertezza.

La decisione, comunicata con effetto immediato il 4 dicembre 2025 tramite una mail inviata a staff e studenti, è la diretta conseguenza di un terremoto giudiziario che ha travolto una delle figure più in vista della politica europea. Mogherini, insieme ad altre due figure di spicco, è finita al centro di una complessa indagine della Procura Europea (EPPO) per accuse gravissime: frode negli appalti, corruzione, conflitto di interessi e violazione del segreto professionale.

L’Inchiesta che Scuote Bruxelles e Bruges

Al centro dell’indagine c’è la gara d’appalto, svoltasi tra il 2021 e il 2022, per l’istituzione e la gestione della European Diplomatic Academy, un programma di alta formazione per giovani diplomatici finanziato dal Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE). L’appalto fu vinto proprio dal Collegio d’Europa, allora guidato da Mogherini. Secondo gli inquirenti, vi sono “forti sospetti” che il Collegio abbia ricevuto in anticipo informazioni riservate e dettagli cruciali sul bando, violando così le norme sulla concorrenza leale sancite dai regolamenti finanziari dell’UE. Questa presunta fuga di notizie avrebbe di fatto pilotato l’assegnazione del contratto, favorendo l’istituto di Bruges in un momento di difficoltà finanziaria.

L’operazione della Procura Europea, scattata all’alba del 2 dicembre, ha visto perquisizioni nelle sedi del Collegio a Bruges, negli uffici del SEAE a Bruxelles e nelle abitazioni private degli indagati. Oltre a Federica Mogherini, sono stati coinvolti l’ambasciatore Stefano Sannino, all’epoca dei fatti segretario generale del SEAE e figura chiave nel servizio diplomatico UE, e Cesare Zegretti, un dirigente del Collegio. Tutti e tre sono stati posti in stato di fermo per essere interrogati e successivamente rilasciati, in quanto non è stato ravvisato il pericolo di fuga. Anche Sannino, nel frattempo, ha annunciato le sue dimissioni dal suo incarico in Commissione.

Nella sua lettera di dimissioni, Mogherini ha difeso il suo operato, affermando: «In linea con il massimo rigore e correttezza con cui ho sempre svolto i miei compiti, oggi ho deciso di dimettermi». Ha poi aggiunto di essere «orgogliosa di ciò che abbiamo realizzato insieme» in quelli che ha definito «cinque meravigliosi anni», ringraziando studenti e personale per la fiducia.

Voci dal Campus: Tra Silenzio Ufficiale e Paura del Danno d’Immagine

Mentre l’inchiesta prosegue, all’interno del campus la vita degli studenti è stata stravolta. La consegna ufficiale è quella del silenzio: non parlare con la stampa. “Sappiamo che vi aspettate risposte da noi, ma non ne sappiamo più di ciò che leggete sui giornali. Cerchiamo solo di concentrarci sugli esami”, confida un alunno belga, quasi scusandosi. La maggior parte degli studenti, che per frequentare il prestigioso istituto pagano rette fino a 28 mila euro l’anno, appare spaesata e segue il protocollo del silenzio.

Qualcuno, però, rompe la consegna. Axel, uno studente italo-svedese, sente la necessità di parlare per difendere la trasparenza del suo percorso di studi. “Il silenzio alimenta l’idea di un luogo opaco, mentre il nostro percorso è trasparente”, spiega, sottolineando la netta separazione tra gli studenti e la vicenda che coinvolge l’Accademia diplomatica. Il suo ritratto dell’ex rettrice è positivo: “L’abbiamo incontrata spesso, anche in occasioni informali. Era presente per tutti gli studenti. In altre università un contatto così diretto con la rettrice è impensabile”. La sua stessa scelta di intraprendere la carriera diplomatica, confida, è stata ispirata dal lavoro di Mogherini.

L’inquietudine, tuttavia, serpeggia anche tra gli ex alunni, oggi inseriti nella cosiddetta “bolla UE” di Bruxelles. Il timore è che il fango dell’inchiesta possa macchiare a lungo la reputazione dell’istituto. “Già prima ci chiamavano ‘Collegio-mafia’ perché la rete degli ex è fortissima a Bruxelles, ma ora si torna a sussurrare ‘Italian job, the usual’“, racconta con amarezza Matteo, un ex studente, preoccupato per un cliché duro a morire e per un “danno reputazionale serio”.

Il Futuro del Collegio e il Toto-Nomi

Se l’indagine resta un argomento tabù, tra gli studenti circola con più leggerezza un altro tema: il toto-nomi per il successore di Federica Mogherini. L’auspicio generale sembra essere un ritorno a una figura puramente accademica, dopo una nomina di alto profilo politico. Uno studente fiammingo, scherzando, confessa la sua più grande paura: “Che arrivi Charles Michel”. Un suo collega olandese, invece, sogna un nome venerato tra i corridoi del Collegio: “Magari Margrethe Vestager”.

La vicenda, che segue altri scandali come il Qatargate, riaccende i riflettori sulla necessità di trasparenza e integrità all’interno delle istituzioni europee. Mentre la giustizia farà il suo corso, il Collegio d’Europa si trova ad affrontare una delle sfide più difficili della sua storia: ricostruire la fiducia e proteggere un’eredità culturale e formativa di inestimabile valore per il futuro dell’Unione Europea.

Di veritas

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