Roma – L’edizione attuale della Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, “Più Libri Più Liberi”, ospitata come di consueto nella Nuvola dell’Eur a Roma, è stata investita da una bufera mediatica e culturale. Al centro del ciclone, la presenza tra gli stand della casa editrice Passaggio al Bosco, il cui catalogo è stato accusato da più parti di esaltare figure e ideologie legate al nazifascismo e all’antisemitismo. La controversia ha innescato una catena di reazioni che hanno visto la defezione di importanti personalità del mondo culturale e politico, e un intervento diretto del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli.

L’epicentro della polemica: Passaggio al Bosco

Fondata nel 2017 a Firenze da Marco Scatarzi, noto per la sua militanza nel gruppo di destra identitaria Casaggì e per le sue collaborazioni con Il Secolo d’Italia, la casa editrice Passaggio al Bosco si definisce “libera e militante”. Il nome stesso è un omaggio al filosofo Ernst Jünger e al suo concetto di “ribellione interiore”. Tuttavia, a sollevare le critiche è il catalogo dell’editore, che include opere come “Camerata – Il mio onore si chiama fedeltà” di Rudolf Kinau, scritti di Benito Mussolini, e pamphlet di figure come Leon Degrelle, fondatore della divisione vallona delle Waffen-SS. Secondo i critici, non si tratterebbe di testi di approfondimento storico, ma di un “progetto apologetico” che glorifica esperienze violente e discriminatorie.

La protesta del mondo culturale e la scelta di Zerocalcare

La notizia della partecipazione di Passaggio al Bosco ha provocato l’immediata reazione di una vasta fetta del mondo intellettuale italiano. Oltre 80 tra autori, editori e artisti, tra cui spiccano i nomi di Alessandro Barbero, Antonio Scurati, Carlo Ginzburg, Daria Bignardi e Caparezza, hanno sottoscritto un appello indirizzato all’Associazione Italiana Editori (AIE), organizzatrice della fiera, chiedendo spiegazioni sull’opportunità di tale presenza. La lettera aperta ha messo in discussione la compatibilità di un simile progetto editoriale con i valori democratici che un evento come “Più Libri Più Liberi” dovrebbe promuovere.

La protesta ha raggiunto il suo culmine con la decisione del fumettista Zerocalcare (Michele Rech) di annullare la sua partecipazione. Con un messaggio netto sui social media, ha dichiarato: “Non si condividono gli spazi con i nazisti”, sottolineando come la presenza di tale editore rappresenti un limite invalicabile. Una scelta che ha amplificato il dibattito, portandolo all’attenzione del grande pubblico.

La posizione del Ministro Giuli: “Mai rinunciare alla battaglia delle idee”

Intervenendo all’inaugurazione della fiera, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli è entrato a gamba tesa nella polemica, schierandosi contro ogni forma di censura. “Si può giudicare nel peggiore dei modi o inaccettabile un punto di vista di un editore, quale che esso sia, però la risposta più giusta è non censurare e non assentarsi dal dibattito pubblico”, ha affermato Giuli, citando il filosofo Massimo Cacciari. Per il ministro, la strada da percorrere è quella del confronto e della contestazione, “entro i limiti naturalmente dell’ordine e delle regole”, ma “mai rinunciare alla battaglia”.

Giuli ha inoltre difeso la legittimità della presenza dell’editore, sostenendo che non violi i principi costituzionali. “Esiste un filtro all’ingresso”, ha spiegato, “che significa aderire ai principi della Costituzione, la Carta Internazionale dei Diritti dell’Uomo. Altrimenti non sarebbero stati in grado di accedere alla Nuvola”. Il ministro ha poi aggiunto una nota personale, affermando di aver “giurato sulla Costituzione in cuor mio molto prima di giurare nelle mani del presidente della Repubblica Mattarella”.

La scelta del Sindaco Gualtieri e la risposta dell’AIE

In netto contrasto con la posizione del governo, il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha deciso di disertare l’inaugurazione della fiera. Una scelta definita da Giuli come rispettabile ma non condivisibile. Gualtieri ha motivato la sua assenza sottolineando che “l’antifascismo è vincolo costituzionale”, un limite che la presenza della casa editrice avrebbe, a suo avviso, superato. La sua assenza ha segnato una distanza politica e culturale netta rispetto alle dichiarazioni del Ministro.

Dal canto suo, l’Associazione Italiana Editori (AIE), per bocca del suo presidente Innocenzo Cipolletta, ha difeso la scelta di ammettere Passaggio al Bosco invocando la “libertà di edizione”. L’AIE ha precisato che tutti gli editori presenti, incluso quello al centro delle polemiche, si sono impegnati formalmente ad aderire ai valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE e nella Dichiarazione universale dei diritti umani. Secondo Cipolletta, spetterà poi “ai lettori a valutare quei libri” e alla magistratura vigilare sulla liceità dei contenuti.

Un dibattito aperto su cultura, censura e democrazia

Il caso di Passaggio al Bosco a “Più Libri Più Liberi” riaccende un dibattito mai sopito sui confini della libertà di espressione e sul ruolo delle istituzioni culturali. Da un lato, si pone la ferma condanna di contenuti ritenuti apologetici di ideologie totalitarie e la richiesta di non offrire loro una vetrina pubblica. Dall’altro, si erge il principio della non censura e l’invito a combattere le idee ritenute sbagliate sul campo del dibattito e non con l’esclusione. La vicenda, che ricorda per certi versi il caso di Altaforte al Salone del Libro di Torino di qualche anno fa, lascia la comunità culturale e l’opinione pubblica divise, interrogandosi su dove si trovi il delicato equilibrio tra pluralismo e difesa dei valori democratici fondamentali.

Di veritas

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