PALERMO – In una giornata ad alta tensione politica e giudiziaria, l’Assemblea Regionale Siciliana (Ars) ha confermato la fiducia al presidente della Regione, Renato Schifani, respingendo la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni. Il voto, conclusosi con 41 no e 26 sì, ha visto la maggioranza di centrodestra fare quadrato attorno al suo governatore, ma la seduta è stata inevitabilmente condizionata dalla notizia, giunta poco prima dell’inizio dei lavori, della richiesta di rinvio a giudizio per il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno (Fratelli d’Italia), accusato di corruzione, peculato, truffa e falso ideologico.
LA VOTAZIONE E I NUMERI DELLA SFIDUCIA
Dopo un dibattito durato quasi cinque ore, l’esito della votazione non ha riservato sorprese, confermando le previsioni della vigilia. Per far cadere il governo sarebbero stati necessari 36 voti favorevoli, soglia mai alla portata delle forze di minoranza. A votare per la sfiducia sono stati i 23 deputati dei gruppi proponenti (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Controcorrente), a cui si sono aggiunti i tre parlamentari di Sud chiama Nord, guidato da Cateno De Luca. La maggioranza si è mostrata compatta nel respingere la mozione, con 41 voti contrari. Si sono registrate solo tre assenze tra i banchi del centrodestra: Carmelo Pace (Dc), Fabrizio Ferrara (Fdi) e Alessandro De Leo (Fi).
Il presidente Schifani, intervenendo in aula prima del voto, ha rivendicato i risultati del suo governo e attaccato le opposizioni, accusandole di mancanza di proposte concrete. “Se mi dovessi dimettere qual è il programma del vostro progetto? I siciliani dovrebbero votare cosa? Non avete portato uno straccio di contenuto di progetto di politica economica, finanziaria, sulle infrastrutture”, ha dichiarato Schifani, contrapponendo il “partito del sì” della sua coalizione, favorevole a opere come il ponte sullo Stretto e i termovalorizzatori, al “partito del no” delle opposizioni. Al termine della votazione, ha espresso soddisfazione per la “grandissima compattezza” della sua maggioranza.
LE MOTIVAZIONI DELL’OPPOSIZIONE
Le forze di minoranza hanno motivato la mozione di sfiducia con un atto articolato in 15 punti, che spaziavano dalle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto esponenti della maggioranza alla gestione ritenuta inadeguata di settori chiave come la sanità, i rifiuti e le infrastrutture. Durante il dibattito, sono stati mossi duri attacchi all’operato del governo. Il capogruppo del M5S, Antonio De Luca, ha definito la legislatura “inefficace, inconcludente, costellata da scandali”. Antonello Cracolici (PD) ha definito Schifani “inadeguato a fare questo mestiere”, sostenendo che la Sicilia sia diventata “terra di predatori”. Ismaele La Vardera (Controcorrente) ha sottolineato come la maggioranza di Schifani detenga il “record di indagati”.
IL CASO GALVAGNO E LE IMPLICAZIONI GIUDIZIARIE
A gettare un’ombra pesante sulla giornata politica è stata la notizia della richiesta di rinvio a giudizio per il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno. La Procura di Palermo, guidata da Maurizio de Lucia, lo accusa di corruzione, peculato, truffa e falso ideologico. L’inchiesta si concentra su presunti finanziamenti e favori in cambio di incarichi e consulenze, e sull’uso improprio dell’auto blu. L’udienza preliminare è stata fissata per il 21 gennaio. Galvagno, che ha presieduto gran parte della seduta sulla sfiducia, si è detto sereno e ha annunciato di voler valutare la richiesta di giudizio immediato per chiarire la sua posizione al più presto.
Secondo l’accusa, Galvagno e la sua ex portavoce, Sabrina De Capitani, avrebbero “piegato gli interessi pubblici a quelli privati” di un’imprenditrice, facendo finanziare dalla Presidenza dell’Ars eventi in cambio di utilità. Le accuse includono anche un presunto peculato per l’uso dell’auto di servizio e una truffa legata a rimborsi spese non dovuti per l’autista. La vicenda giudiziaria di Galvagno si aggiunge ad altre inchieste che hanno toccato la maggioranza, alimentando le critiche delle opposizioni e creando un clima di tensione persistente nella politica siciliana.
