La città di Lugo, in provincia di Ravenna, si prepara a rendere omaggio a uno dei suoi figli più illustri, Esodo Pratelli (Lugo 1892 – Roma 1983), figura poliedrica e protagonista della scena artistica italiana della prima metà del XX secolo. Dal 7 dicembre al 25 gennaio, le suggestive sale delle Pescherie della Rocca ospiteranno la mostra “Esodo Pratelli. Un ritorno a casa”, un’ampia retrospettiva che, attraverso una sessantina di opere tra dipinti, ceramiche e disegni, ne ripercorre l’intera e complessa parabola creativa.

Curata da Elena Pontiggia, autorevole storica e critica d’arte, e da Massimiliano Fabbri, critico e promotore culturale, con la preziosa collaborazione di Rita Romeo e Marco Pratelli, l’esposizione si propone come un viaggio affascinante nell’universo di un artista che ha saputo dialogare con le correnti più significative del suo tempo, senza mai smarrire una propria, personalissima cifra stilistica. Il percorso espositivo, infatti, segue un andamento cronologico che permette di apprezzare l’evoluzione del linguaggio di Pratelli, ma si articola anche per temi e generi, evidenziando la coerenza e le costanti della sua ricerca.

Dagli Esordi Simbolisti all’Impeto Futurista

La mostra prende le mosse dagli esordi, segnati da un’atmosfera simbolista, di cui sono testimonianza i suggestivi autoritratti giovanili del 1910 e del 1913. In queste prime opere già si intravede quella capacità introspettiva e quella raffinatezza esecutiva che caratterizzeranno tutta la sua produzione. Ma è con l’adesione al Futurismo che il talento di Pratelli esplode in tutta la sua forza innovatrice. Pur breve, la sua stagione futurista è intensa e significativa, come dimostrano i celebri bozzetti per le scene dell’opera L’Aviatore Dro del cugino, il compositore Francesco Balilla Pratella. Questi lavori, apprezzati dallo stesso Filippo Tommaso Marinetti, testimoniano la capacità di Pratelli di tradurre in forme e colori il dinamismo e la modernità del linguaggio futurista.

L’Adesione al Novecento Italiano e la Maturità Artistica

Superata la fase avanguardistica, negli anni Venti Pratelli aderisce al movimento del Novecento Italiano, che propugnava un “ritorno all’ordine” e un recupero della tradizione classica e rinascimentale. Di questo periodo, la mostra espone una delle opere più emblematiche, Estate del 1930, un dipinto che incarna perfettamente gli ideali di armonia compositiva e purezza formale del movimento. In questa fase, Pratelli sviluppa uno stile personale, una sorta di “realismo magico” in cui la realtà è trasfigurata da un’atmosfera sospesa e silenziosa. L’artista, pur condividendo con amici come Mario Sironi l’interesse per una pittura solida e monumentale, mantiene una sensibilità più lirica e intima.

L’Ultima Stagione: tra Realismo e “Non Finito”

L’esposizione si conclude con l’ultima, sorprendente stagione espressiva dell’artista, che abbraccia gli anni Cinquanta e Sessanta. In questo periodo, Pratelli si dedica a nature morte di intensa suggestione, come le Pannocchie del 1956, e a paesaggi che oscillano tra un realismo quasi fotografico e un “non finito” di grande modernità. Sono opere che rivelano una continua ricerca, un desiderio di sperimentare nuove soluzioni formali senza mai tradire la propria vocazione figurativa. Come scrive Elena Pontiggia, i suoi temi “hanno troppo valore per essere relegati nella Scatola delle cose dimenticate”, titolo di un suo quadro del 1967 che suona come una metafora della sua vicenda artistica.

Un Artista Poliedrico: Pittore, Scenografo e Regista

Oltre alla pittura, Esodo Pratelli ha dedicato la sua vita anche al teatro e al cinema, lavorando come scenografo, regista e sceneggiatore. Questa sua poliedricità emerge anche nella mostra lughese, che documenta la sua capacità di muoversi con disinvoltura tra diversi linguaggi espressivi. La sua attività nel mondo del cinema, che lo vide collaborare anche con i fratelli De Filippo, e il suo ruolo dirigenziale a Cinecittà e al Centro Sperimentale di Cinematografia, ne fanno una figura di primo piano nel panorama culturale italiano del Novecento.

La mostra “Esodo Pratelli. Un ritorno a casa” rappresenta dunque un’occasione imperdibile per riscoprire un artista di grande talento e complessità, un protagonista del suo tempo che ha saputo interpretare con originalità e coerenza le inquietudini e le speranze di un’epoca di grandi trasformazioni. Un “ritorno a casa” che è anche un invito a non dimenticare una figura fondamentale per la storia dell’arte italiana.

Di euterpe

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