Un disegno di legge per rafforzare gli strumenti contro l’odio antiebraico si è trasformato in un vero e proprio terremoto politico che scuote dalle fondamenta il Partito Democratico e l’intera alleanza del “campo largo”. La proposta, a prima firma del senatore Graziano Delrio, ha infatti acceso una miccia che ha fatto esplodere le tensioni latenti tra l’ala riformista e la nuova segreteria a guida Elly Schlein, culminando in una clamorosa e pubblica sconfessione del testo da parte dei vertici del partito.
Il pomo della discordia: la definizione di antisemitismo
Il cuore del dibattito, che ha visto il disegno di legge assegnato martedì alla commissione Affari costituzionali del Senato, risiede nell’adozione della definizione operativa di antisemitismo elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Questo punto, in particolare, ha sollevato le critiche più aspre. A farsene portavoce è stato Angelo Bonelli, leader di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), che ha definito il testo “sconcertante”. Secondo Bonelli, la definizione dell’IHRA “qualifica come antisemita ogni critica radicale contro Israele”, con il rischio che, se il testo diventasse legge, “chi contesta radicalmente i comportamenti dello Stato di Israele verrebbe definito antisemita e quindi sanzionato”.
I timori dei critici non si concentrano tanto sulla definizione in sé, quanto su alcuni degli esempi forniti dall’IHRA per illustrarla. Tra questi, figurano “fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti”, “negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo”, o “applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro stato democratico”.
La spaccatura nel Partito Democratico
Le parole di Bonelli hanno trovato terreno fertile all’interno dello stesso PD, in particolare nell’area più vicina alla segretaria Schlein, già in tensione con l’ala riformista. Mentre i cofirmatari del ddl, tra cui spiccano nomi come Simona Malpezzi, Alessandro Alfieri, Pier Ferdinando Casini e Walter Verini, hanno difeso la proposta, la controffensiva non si è fatta attendere.
L’eurodeputata Pina Picierno ha liquidato le polemiche come “critiche strumentali che sanno di giustificazionismo e ipocrisia dai soliti inquinatori di pozzi”. Tuttavia, dall’altra parte della barricata, il deputato Arturo Scotto ha consigliato “vivamente di non legiferare su questioni delicatissime”, aggiungendo che “l’antisemitismo esiste ed è un cancro della società italiana, eviterei di equipararlo con la critica legittima alla deriva antidemocratica di uno Stato”. Sulla stessa linea, il responsabile Esteri del partito, Peppe Provenzano, ha sottolineato la necessità di respingere l’antisemitismo “con forza, ma con un’azione politica coerente”.
La frattura è diventata insanabile quando il capogruppo al Senato, Francesco Boccia, ha sconfessato pubblicamente l’iniziativa: “Il senatore Delrio ha depositato, a titolo personale, il ddl che non rappresenta la posizione del gruppo né quella del partito”. Una presa di distanza netta, concordata con il Nazareno, che ha portato al ritiro di alcune firme eccellenti vicine alla segreteria, come quelle di Andrea Martella, Valeria Valente e Antonio Nicita. La stessa segretaria Elly Schlein ha preferito non entrare nel merito della questione, lasciando che fosse la dichiarazione di Boccia a segnare la linea del partito.
I contenuti del DDL Delrio
Al di là della controversa definizione, il disegno di legge presentato da Delrio, depositato il 20 novembre, si propone di introdurre “disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell’antisemitismo”. Tra le misure previste, oltre all’adozione della definizione IHRA, vi sono:
- Una delega al governo Meloni per varare decreti legislativi volti a prevenire, segnalare, rimuovere e sanzionare contenuti antisemiti sulle piattaforme online, con un ruolo centrale per l’AGCOM.
- L’obbligo per ogni università di nominare una sorta di “controllore” per vigilare su attività interne, anche didattiche, considerate illegittime sulla base della definizione IHRA.
Proprio questi aspetti hanno alimentato le preoccupazioni di chi, come Bonelli, teme una limitazione della libertà di espressione e di critica.
La difesa dei proponenti e il contesto parlamentare
Graziano Delrio, primo firmatario, ha replicato alle critiche sottolineando che la sua proposta nasce dalla necessità di contrastare un fenomeno in crescita, con un aumento degli episodi di antisemitismo del 400% nel 2025. L’ex ministro ha precisato che la definizione IHRA “è usata perché assunta dal Parlamento Europeo nel 2017 e dal governo Conte nel 2020”, e che il suo ddl, a differenza di altri, “non le dà forza di legge, proprio perché molto discussa”. L’intento, ha ribadito Delrio, è “guardare alla luna, l’antisemitismo, e non al dito, cioè alla definizione”. Anche Simona Malpezzi ha difeso il testo, affermando che l’obiettivo è semplicemente “rafforzare gli strumenti esistenti”.
È importante notare che quello di Delrio non è l’unico testo in materia. Tra Camera e Senato sono ben sei le proposte di legge depositate per il contrasto all’antisemitismo, presentate anche da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Tutte accomunate dal riferimento, più o meno stringente, alla definizione dell’IHRA, vero epicentro dello scontro politico.
Un dibattito che va oltre l’antisemitismo
La vicenda del ddl Delrio trascende la pur cruciale questione della lotta all’antisemitismo per diventare lo specchio delle profonde divisioni che attraversano il Partito Democratico e i suoi alleati. Da un lato, l’area riformista che rivendica un approccio pragmatico e istituzionale; dall’altro, la sinistra del partito, più sensibile alle istanze pro-Palestina e timorosa che la lotta all’odio antiebraico possa essere strumentalizzata per silenziare la critica alle politiche del governo israeliano. Uno scontro che, al di là del merito della legge, si configura come una resa dei conti interna sulla linea politica e sulla leadership del partito in vista delle future sfide elettorali.
