Sassari – Ancora un grave episodio di violenza tra le mura del carcere di Bancali, a Sassari, dove un agente della polizia penitenziaria è stato vittima di una brutale aggressione da parte di un detenuto. L’agente è stato colpito con calci e pugni mentre il recluso tentava di sottrargli le chiavi delle celle, un atto di estrema gravità che ha richiesto l’immediato intervento di altri poliziotti per evitare conseguenze peggiori. L’aggressore, non pago, ha anche impugnato un estintore con l’intento di colpire l’agente a terra, ma è stato fortunatamente bloccato in tempo. L’agente ferito è stato prontamente soccorso e trasportato in ambulanza al Pronto Soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata per le cure del caso.
LA DENUNCIA DEI SINDACATI: “SITUAZIONE ESPLOSIVA”
L’episodio ha scatenato l’immediata e dura reazione delle organizzazioni sindacali, da tempo in prima linea nel denunciare le criticità del sistema penitenziario sardo. Il delegato nazionale per la Sardegna del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), Antonio Cannas, e il segretario generale regionale della Fns Cisl, Giovanni Villa, hanno denunciato con forza l’accaduto, definendo la situazione “esplosiva”.
Il Sappe, nell’esprimere “profonda vicinanza al collega ferito” e “fermo apprezzamento per la sua prontezza, professionalità e straordinario senso del dovere”, ha ribadito la necessità impellente di garantire tutele adeguate e riconoscimenti al personale, quotidianamente esposto a gravi rischi per la sicurezza pubblica. Giovanni Villa della Fns Cisl ha rincarato la dose, puntando il dito contro una gestione “irresponsabile e dannosa” da parte dell’amministrazione carceraria. “Chiediamo con forza di rivedere le attuali modalità di assegnazione dei detenuti, che da tempo alimentano un sovraffollamento insostenibile nelle carceri sarde, dove ormai pare si ricorra persino alla quarta branda a castello”, ha dichiarato Villa. Una situazione definita “vergognosa e umiliante” che mette a dura prova l’intera macchina penitenziaria, dai direttori fino agli agenti in prima linea.
IL CONTESTO: SOVRAFFOLLAMENTO E CARENZA DI PERSONALE
L’aggressione di Bancali non è un fulmine a ciel sereno, ma l’ultimo, drammatico episodio di una crisi sistemica che attanaglia le carceri sarde. Il problema del sovraffollamento è una realtà conclamata, come evidenziato anche da recenti denunce e dati. Istituti come quelli di Uta e Bancali superano ampiamente la capienza regolamentare, creando condizioni di vita invivibili per i detenuti e di lavoro estreme per il personale. A questa problematica si aggiunge la cronica carenza di personale, con un numero di agenti, funzionari e figure professionali come educatori e psicologi del tutto insufficiente a fronteggiare l’aumento costante della popolazione carceraria.
La presidente del Tribunale di Sorveglianza di Cagliari, Cristina Ornano, ha recentemente lanciato l’allarme: nelle carceri dell’isola si contano oltre 2400 detenuti, in gran parte non residenti in Sardegna, e si prevede l’arrivo di altri reclusi in regime di 41 bis, senza un adeguato potenziamento dell’organico. Questa situazione genera un carico di lavoro insostenibile e compromette i livelli minimi di sicurezza, come denunciato anche da altri sindacati come il Consipe per il carcere di Alghero.
UN SISTEMA AL COLLASSO
La violenza di Bancali è la spia di un sistema penitenziario regionale al collasso. Le aggressioni al personale sono sempre più frequenti, così come risse tra detenuti, tentati suicidi e altri eventi critici. La gestione dei detenuti con problemi psichiatrici e di dipendenze acuisce ulteriormente le difficoltà, in un contesto in cui anche la sanità penitenziaria è in grave affanno. I sindacati chiedono interventi urgenti e non più procrastinabili al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e al Ministero della Giustizia. Le richieste sono chiare:
- Revisione delle modalità di assegnazione dei detenuti per fermare il sovraffollamento.
- Aumento degli organici della polizia penitenziaria e del personale amministrativo e di supporto.
- Migliori tutele e garanzie per la sicurezza degli agenti.
- Interventi strutturali per migliorare le condizioni di detenzione e di lavoro.
Senza risposte concrete, il rischio è che episodi come quello di Bancali si ripetano con una frequenza sempre maggiore, minando la sicurezza all’interno delle carceri e la dignità di chi vi lavora e di chi vi è recluso.
