Roma ha dato l’ultimo saluto a una delle sue leggende più amate, Nicola Pietrangeli, icona del tennis italiano e mondiale, spentosi il 1° dicembre all’età di 92 anni. Una folla commossa, composta da familiari, amici, campioni dello sport e rappresentanti delle istituzioni, si è raccolta mercoledì 3 dicembre per le esequie, celebrate in forma privata nella suggestiva cornice della chiesa della Gran Madre di Dio a Ponte Milvio. Una cerimonia intima e sentita che ha riflesso la grandezza dell’uomo e dell’atleta, capace di unire generazioni nel segno della sua classe e del suo carisma.
Tra le presenze che hanno sottolineato il calibro internazionale della figura di Pietrangeli, spiccava quella del Principe Alberto di Monaco. Visibilmente emozionato, il sovrano monegasco ha voluto essere presente per rendere omaggio a un amico vero, una figura che ha segnato tappe importanti della sua vita. “Lo conoscevo da tanti anni. Era un uomo splendido. Ci tenevo a essere qui anche per la famiglia, sono molto emozionato”, ha dichiarato ai giornalisti presenti al suo arrivo. Con voce rotta dalla commozione, ha poi aggiunto una frase che racchiude la profondità del loro legame: “Era sempre presente nei momenti più importanti della mia vita”. Un’amicizia nata sui campi da tennis del Principato, frequentati da Pietrangeli sin dal 1955, e consolidatasi nel tempo, ben oltre i confini dello sport.
Una cerimonia carica di ricordi e affetto
La giornata dedicata all’ultimo saluto a Nicola Pietrangeli era iniziata in mattinata con la camera ardente allestita in un luogo simbolo della sua carriera: lo stadio del Foro Italico che porta il suo nome. Qui, centinaia di persone hanno sfilato in un silenzioso omaggio, tra le note di Charles Aznavour e Frank Sinatra, con la sua “My Way” a chiudere la commemorazione, come da volontà dello stesso campione. Accanto al feretro, coperto da rose bianche, erano state deposte due racchette, una di legno e una moderna, a simboleggiare il ponte tra epoche diverse del tennis che Pietrangeli ha incarnato.
Alla cerimonia funebre hanno partecipato numerose personalità del mondo dello sport e non solo. Presenti il Ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, il presidente del CONI, Giovanni Malagò, e il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Angelo Binaghi, che ha definito Pietrangeli “il simbolo del tennis italiano”. Non sono mancati i colleghi e gli atleti di diverse generazioni, come Fabio Fognini, Filippo Volandri e l’ex calciatore Bruno Giordano. Un tributo corale che testimonia l’eredità immensa lasciata da un uomo che, come ha ricordato il figlio Marco, “resterà il nonno del tennis di oggi”.
L’eredità di un campione indimenticabile
Nicola Pietrangeli non è stato solo un tennista straordinario, vincitore di due Roland Garros in singolare e capitano della squadra che conquistò la storica Coppa Davis nel 1976. È stato un precursore, un personaggio carismatico e un ambasciatore dello stile italiano nel mondo. La sua ironia, la sua schiettezza e la sua capacità di andare controcorrente lo hanno reso una figura unica e irripetibile. L’omelia di Don Renzo Del Vecchio ne ha colto l’essenza con affettuosa ironia: “Amava avere l’ultima parola e finalmente potrà dirla al Signore”.
Le parole del Principe Alberto di Monaco, intrise di affetto sincero, aggiungono un tassello prezioso al ritratto di Pietrangeli, svelandone il lato umano e la capacità di costruire legami profondi e duraturi. Un’amicizia che travalica i ruoli e le etichette, testimoniando come la grandezza di un campione si misuri non solo dalle vittorie in campo, ma anche dalla traccia indelebile che lascia nel cuore di chi ha avuto il privilegio di conoscerlo.
