Roma – Il mondo dello sport italiano si è riunito per l’ultimo, commosso saluto a Nicola Pietrangeli, icona del tennis nazionale e internazionale, spentosi all’età di 92 anni. La camera ardente, allestita in un luogo carico di simbolismo, il campo del Foro Italico che porta il suo nome, è stata il palcoscenico di un tributo sentito e partecipato, che ha visto sfilare campioni di ieri e di oggi, dirigenti, amici e semplici appassionati.

Una cerimonia che lo stesso Pietrangeli aveva immaginato e, in parte, diretto, scegliendo le musiche di Charles Aznavour e Frank Sinatra, tra cui l’iconica “My Way”, a fare da colonna sonora a una vita straordinaria. Sul maxischermo scorrevano le immagini dei suoi trionfi, mentre accanto al feretro spiccavano due racchette, testimoni di epoche diverse della sua carriera, e la Coppa Davis del 1976, conquistata da capitano non giocatore in Cile.

Il ricordo di Gianni Petrucci: “Intitolargli lo stadio? Un vanto”

Tra le voci più significative levatesi durante la commemorazione, quella di Gianni Petrucci, attuale presidente della Federazione Italiana Pallacanestro (FIP) e, all’epoca, presidente del CONI. Fu proprio lui a promuovere l’intitolazione dello stadio della Pallacorda a Pietrangeli, una decisione presa nel 2006. “Questo stadio si doveva intitolare a lui, l’ho fatto volentieri. Aver dato il suo nome a questo stadio è per me un vanto”, ha dichiarato Petrucci, ricordando un gesto che ha reso Pietrangeli uno dei pochi atleti ad avere un simile onore in vita. Petrucci ha poi aggiunto: “Aveva una classe, una sensibilità e uno stile che erano sotto gli occhi di tutti”.

Le istituzioni e gli amici: “Un’icona eterna”

Anche le istituzioni cittadine hanno voluto omaggiare il campione. Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma, ha definito Pietrangeli “un’icona di stile” e una “persona eterna”. “Non ci si abitua all’idea di non incontrarlo nuovamente al bar del tennis, per le strade della nostra città, agli Internazionali, è una gigantesca perdita”, ha affermato Onorato, sottolineando come anche le sue critiche fossero dimostrazione di grande intelligenza.

Parole di stima e affetto sono arrivate anche da numerose altre personalità del mondo sportivo e non:

  • Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano-Cortina ed ex presidente del CONI, ha ricordato l’ironia di Pietrangeli: “Diceva sempre che andare ai funerali era un problema perché non si trova parcheggio e qui invece c’è sicuramente. Ecco questo è Nicola, un fenomeno”.
  • Andrea Abodi, Ministro per lo Sport e i Giovani, ha parlato di una “giornata di dolce tristezza, che è l’essenza di ciò che è stato Nicola. Ha sempre preso la vita di petto”.
  • Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel (FITP), ha definito Pietrangeli il simbolo stesso del tennis italiano: “Oggi in Italia nel tennis siamo tutti figli di Nicola, ci ha reso orgogliosi di essere italiani”.
  • Gianni Rivera, leggenda del calcio, ha raccontato un aneddoto: “Quando ci siamo incontrati la prima volta mi ha detto ‘sei fortunato perché non sapevo se giocare a calcio o a tennis’. Pietrangeli un numero 10? Era un numero 1”.

La famiglia e la questione Sinner

Il figlio di Nicola, Filippo Pietrangeli, ha offerto un ritratto intimo e affettuoso del padre, definendolo “il nonno del tennis di oggi”. Riguardo alle condoglianze di Jannik Sinner, giunte in forma privata e oggetto di discussione mediatica, Filippo ha preferito non entrare nel merito della polemica, affermando con eleganza: “Ognuno fa quello che sente”.

La questione del silenzio social di Sinner ha generato dibattito tra gli appassionati, con interpretazioni diverse. C’è chi lo ha collegato alle passate critiche di Pietrangeli verso alcune scelte del giovane campione e chi, invece, lo ha attribuito a una strategia comunicativa del team di Sinner, più orientata a un profilo internazionale.

Un’eredità che va oltre lo sport

Nicola Pietrangeli lascia un’eredità immensa. È stato il primo tennista italiano a vincere un torneo del Grande Slam (due Roland Garros consecutivi nel 1959 e 1960) e l’unico finora ad essere inserito nella prestigiosa Hall of Fame del tennis mondiale a Newport. Detiene record ancora imbattuti in Coppa Davis, con 164 match disputati e 120 vittorie tra singolare e doppio.

Ma al di là dei numeri e dei trofei, Pietrangeli è stato un personaggio che ha attraversato decenni di storia italiana, incarnando lo stile e l’eleganza di un’epoca, quella della “Dolce Vita” romana. Un uomo che, come ha ricordato il figlio, ha vissuto seguendo la sua strada, fino all’ultimo. I funerali si sono svolti in forma privata nel pomeriggio presso la chiesa Gran Madre di Dio a Ponte Milvio.

Di nike

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