Un anniversario d’oro merita una celebrazione colossale. E quale modo migliore per le Innsbrucker Festwochen der Alten Musik di festeggiare il loro 50° compleanno se non mettendo in scena un’opera “mammut”, un evento che promette di entrare negli annali della storia musicale? Nel 2026, il più antico e prestigioso festival dedicato alla musica rinascimentale e barocca al mondo si regala e regala al suo pubblico una produzione monumentale: “Il pomo d’oro” di Pietro Antonio Cesti. Un’opera in cinque atti, dalla durata complessiva di quasi sette ore, che per la sua grandiosità verrà rappresentata, come alla sua prima esecuzione nel 1668, divisa in due serate consecutive.

L’appuntamento è fissato per agosto 2026, nel cuore del Tirolo austriaco, quando Innsbruck, città dalla ricca storia musicale che fu culla di maestri come Heinrich Isaac e lo stesso Cesti, diventerà il palcoscenico di questa “medio-grande sensazione”, come l’hanno definita gli stessi organizzatori. Le date da segnare in calendario sono il 7-8, 11-12 e 15-16 agosto, quando il Tiroler Landestheater ospiterà questa impresa artistica.

Un’opera “inallestibile” che torna alla vita

Definita quasi “inallestibile” per la sua mole, “Il pomo d’oro” rappresenta una sfida produttiva senza precedenti. Commissionata nel 1666 per le nozze dell’imperatore Leopoldo I con l’infanta spagnola Margherita Teresa, l’opera vide la sua prima solo nel luglio del 1668. La sua partitura originale prevedeva ben 47 ruoli solistici, un coro e una grande orchestra. Per l’allestimento del 2026, per evidenti ragioni pratiche, il cast è stato ridotto a 20 cantanti di altissimo livello, ma la magnificenza del progetto rimane intatta. A rendere l’impresa ancora più straordinaria è il fatto che la musica di due atti dell’opera è andata perduta. Il direttore musicale Ottavio Dantone, figura di riferimento internazionale per la prassi esecutiva storica, ha compiuto un meticoloso lavoro di ricostruzione basandosi su frammenti e altre opere di Cesti, permettendo così all’opera di essere ascoltata nella sua interezza per la prima volta dai tempi della sua prima rappresentazione.

Dantone, che guiderà la sua Accademia Bizantina, orchestra in residence del festival, ha sottolineato la straordinaria ricchezza emozionale e la varietà di personaggi e scrittura dell’opera, definendola “tipicamente Cesti”. La regia è affidata a un altro talento italiano, Fabio Ceresa, il quale ha promesso uno spettacolo che affronterà la materia “molto seriamente, ma con un sorriso”, evidenziandone la componente giocosa ed erotica e riflettendo sulla rappresentazione della nostra cultura e identità occidentale.

Un festival che si rinnova nella tradizione

Per poter realizzare un progetto di tale portata, la direzione artistica, guidata da Eva-Maria Sens, ha compiuto una scelta coraggiosa: rinunciare alla seconda grande produzione operistica che tradizionalmente veniva allestita al Landestheater. Una rottura con il passato giustificata dalla magnificenza e dall’importanza storica dell’evento. Tuttavia, il festival non rinuncia alla sua vocazione di vetrina per i nuovi talenti. Rimane in programma, infatti, un secondo titolo, dedicato alla sezione Barockoper:Jung: si tratta di “Atalanta” di Georg Friedrich Händel.

Il programma del 50° anniversario, che si svolgerà dal 24 luglio al 30 agosto 2026 sotto il motto “Was feiern wir?” (Cosa festeggiamo?), è un ricco arazzo di eventi che celebrano la storia e il futuro della musica antica. L’inaugurazione sarà affidata, come da tradizione, ai suggestivi Ambraser Schlosskonzerte, concerti che si tengono nella magnifica Sala Spagnola del Castello di Ambras che domina la città. Il cartellone prevede inoltre:

  • Un grande evento gratuito con musica barocca nel parco imperiale Hofgarten.
  • La rassegna cameristica “Ottavio Plus”.
  • I concerti itineranti “Concerto Mobile”, che porteranno la musica nei luoghi storici più affascinanti di Innsbruck.
  • Il prestigioso Concorso Internazionale di Canto Barocco Pietro Antonio Cesti, un trampolino di lancio fondamentale per le giovani voci specializzate in questo repertorio, che dal 2010 attira talenti da tutto il mondo.

Un successo che guarda al futuro

Le Innsbrucker Festwochen der Alten Musik non sono solo un evento culturale di prim’ordine, ma anche un motore per l’immagine del Tirolo nel mondo. Nate nel 1976 come movimento quasi “ribelle” rispetto alla scena musicale tradizionale, si sono affermate come punto di riferimento globale per la prassi esecutiva storicamente informata. Il successo è testimoniato dai numeri: l’edizione 2025 ha registrato un’impressionante percentuale di riempimento del 98%, con 20.000 spettatori e un incasso di oltre 500.000 euro. Dati che confermano la vitalità di un festival che, giunto al suo cinquantesimo anno, non smette di innovare e di guardare al futuro, mantenendo salde le sue radici in una gloriosa tradizione musicale.

Di euterpe

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