Un fiume in piena. Gabriele Gravina, presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, ha scelto le colonne del Corriere dello Sport per una lunga intervista in cui ha toccato tutti i nervi scoperti del nostro calcio. Dalle vicende che hanno portato al cambio sulla panchina della Nazionale, con l’addio di Luciano Spalletti e l’arrivo di Gennaro Gattuso, fino alle sfide future e alle critiche ricevute, il numero uno di Via Allegri ha offerto la sua versione dei fatti, senza risparmiare dettagli e retroscena.
Il doloroso addio di Spalletti: “Non l’avrei mandato via”
Il punto più delicato è senza dubbio la ricostruzione della separazione da Luciano Spalletti. Gravina ha confessato con grande onestà il suo pensiero: “Spalletti non l’avrei mandato via neanche dopo Norvegia-Italia”. Una dichiarazione forte, che testimonia la stima per l’ex CT. Il Presidente ha poi chiarito la dinamica di quella tesa conferenza stampa della vigilia: “Mi accusano di non essermi presentato alla conferenza in cui annunciò la fine del rapporto ma non è vero, ero lì. Ma essendo la conferenza Uefa della vigilia, non potevo intervenire”. L’accordo, svela Gravina, era un altro: un annuncio congiunto al termine dell’incontro con i media. Ma la pressione ha avuto la meglio. “Lui mi ha anticipato, è crollato alla prima domanda. Non ha trattenuto la sua esplosione di rabbia. Ma è stata una reazione da italiano vero”.
La scelta di Gattuso e il retroscena Mancini
Chiuso il capitolo Spalletti, si è aperta la caccia al successore. La scelta è ricaduta su Gennaro Gattuso, ma non è stata un’opzione dell’ultimo minuto. “Nel Club Italia il dialogo è costante”, ha spiegato Gravina. “A marzo 2025 avevamo già contattato Rino per coinvolgerlo: gli avrei affidato l’U21”. L’occasione si è presentata prima del previsto e la Federazione non ha esitato, coinvolgendo nel progetto anche Baldini. Ma c’è di più. In quei giorni concitati, un’altra figura di spicco si era fatta avanti: Roberto Mancini. “Mancini si era proposto per tornare, è vero, ci ho parlato. Aveva dato la sua ampia disponibilità”, ha rivelato Gravina, confermando le voci che erano circolate.
Obiettivo Mondiale: ottimismo e critiche
Con l’Italia attesa dagli spareggi di marzo per non fallire la terza qualificazione consecutiva ai Mondiali, la pressione è altissima. Gravina, però, ostenta serenità e fiducia. “Se vado via io vinciamo i Mondiali? Se ne avessi la certezza, sarei il primo a farmi da parte. Per questo sono un uomo sereno”. Il suo ottimismo, assicura, poggia su “basi concrete, reali, su elementi oggettivi come il percorso che ci ha portato fin qui al netto del secondo tempo con la Norvegia”. Il Presidente ha poi replicato alle critiche e all’indignazione popolare che segue ogni passo falso degli Azzurri: “Ci sto, è il gioco dei tifosi”, ma ha invitato a non cercare sempre un capro espiatorio.
Il futuro del calcio italiano: “Meno tattica, più tecnica”
L’analisi di Gravina si è poi allargata a una visione più ampia sul futuro del movimento calcistico nazionale. Il focus è sui giovani e sulla metodologia di insegnamento. “La nostra progettualità va avanti dal 2018”, ha spiegato, elencando i successi delle nazionali giovanili, come i titoli europei con l’Under 17 e l’Under 19 e il secondo posto al Mondiale Under 20. La nuova frontiera è un progetto per l’attività di base (5-13 anni) affidato a campioni del mondo come Simone Perrotta e Gianluca Zambrotta, con la supervisione di un maestro come Cesare Prandelli. L’obiettivo è chiaro: “Vogliamo cancellare l’idea di un metodo incentrato solo sulla tattica. Meno tattica e più tecnica. Dobbiamo liberare l’estro. I bambini si annoiano, vogliono giocare, gli allenatori tendono a ingabbiarli negli schemi già in tenera età”.
Infine, una stoccata al rapporto, spesso conflittuale, con i club di Serie A: “I club sono oggettivamente antagonisti della Nazionale, anche se involontariamente. Ogni club guarda al proprio tornaconto”. Per questo, secondo Gravina, una strada da percorrere è quella della separazione delle carriere degli allenatori, per “creare dei formatori” dedicati alla crescita dei talenti.
