Un’aria greve, un “clima oggettivamente brutto”, per usare le parole del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. È questo il contesto che ha motivato la sua visita a Torino, un viaggio intrapreso per portare la solidarietà delle istituzioni a due presidi culturali della città, recentemente finiti nel mirino di un’intolleranza crescente: la redazione del quotidiano La Stampa e lo scrittore e direttore del Circolo dei lettori, Giuseppe Culicchia.

La presenza del Ministro nel capoluogo piemontese assume i contorni di un gesto forte, una risposta ferma a episodi che hanno scosso il dibattito pubblico, riaccendendo i riflettori sulla fragilità della libertà d’espressione e di informazione nel nostro Paese. Due eventi distinti ma legati da un filo rosso di intolleranza che, secondo Giuli, richiedono una “autentica vigilanza democratica” da parte di tutto l’arco costituzionale.

La contestazione a Giuseppe Culicchia e il peso della memoria

Il primo episodio che ha destato allarme riguarda Giuseppe Culicchia, stimato scrittore e da poco nominato direttore della Fondazione Circolo dei lettori. Durante la presentazione a Susa del suo ultimo libro, “Uccidere un fascista – Sergio Ramelli, una vita spezzata dall’odio”, Culicchia è stato oggetto di dure contestazioni da parte di gruppi di antagonisti e No Tav. Il libro ripercorre la tragica vicenda di Sergio Ramelli, un giovane militante del Fronte della Gioventù ucciso a Milano nel 1975 da un commando di Avanguardia Operaia, uno degli episodi più bui degli Anni di Piombo.

La protesta, organizzata anche dall’ANPI locale, non contestava tanto il libro in sé, quanto il “contesto politico e simbolico” della presentazione, a cui partecipava anche l’assessore regionale di Fratelli d’Italia, Maurizio Marrone. Un pretesto che, tuttavia, ha scatenato un’ondata di intolleranza, con striscioni che inneggiavano alla violenza di quegli anni, come quello che citava la chiave inglese “Hazet 36”, simbolo delle aggressioni ai danni dei giovani di destra.

Lo stesso Culicchia ha voluto sottolineare la sua profonda convinzione nel dialogo, ricordando di aver affrontato il dolore di quel periodo storico narrando anche la storia di suo cugino Walter Alasia, brigatista. “Dato che conosco bene quel dolore, credo profondamente nel dialogo e per questo la stagione della Fondazione si chiama Dialogo aperto, uno spazio pubblico e sempre aperto al confronto libero, sulla complessità di oggi e sulle lacerazioni di un passato che deve essere pacificato”, ha dichiarato, ringraziando il Ministro per la solidarietà.

L’irruzione a La Stampa e l’attacco alla libertà di informazione

Il secondo, grave episodio che ha motivato la visita del Ministro Giuli è stata l’irruzione di un gruppo di manifestanti nella redazione torinese de La Stampa. Un atto definito dal Ministro come “un’autentica aggressione da parte di oltranzisti di estrema sinistra” e un “segnale al limite dell’eversione”. Giuli ha sottolineato come colpire un giornale, in particolare un’istituzione come La Stampa, significhi colpire un “presidio di libertà e democrazia”.

L’azione si inserisce in un contesto più ampio di proteste, in cui si è assistito anche all’effigie del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, bruciata durante una manifestazione a Roma. Episodi che, secondo il Ministro della Cultura, provengono da “frange estremiste dei centri sociali” e che non possono essere sottovalutati. “Serve un’autentica vigilanza democratica e per questo siamo qui”, ha ribadito Giuli, chiedendo una risposta coesa da parte di tutte le istituzioni e le forze politiche.

La risposta delle istituzioni: “Difendere il libero pensiero”

Durante i suoi incontri a Torino, prima con il direttore de La Stampa, Andrea Malaguti, e poi con Giuseppe Culicchia al Circolo dei lettori, il Ministro Giuli ha riaffermato con forza un principio cardine della nostra democrazia: “La libertà d’espressione, la libertà di informazione e tutto ciò che ha a che vedere con l’espressione del libero pensiero deve essere protetta, garantita”. Ha inoltre aggiunto che “determinati segnali di intolleranza vanno immediatamente denunciati e isolati”.

La visita del Ministro non è stata solo un atto formale, ma un’occasione per ribadire l’impegno del governo a fianco di chi opera nel mondo della cultura e dell’informazione. Un impegno che, nelle parole di Giuli, si traduce nella necessità di non abbassare la guardia di fronte a chi, attraverso l’intimidazione e la violenza, tenta di silenziare il dibattito e di imporre un pensiero unico. L’auspicio è che da Torino parta un messaggio chiaro: la cultura non si lascia intimidire e il dialogo, per quanto difficile, rimane l’unica via per una società pacificata e realmente democratica.

Di euterpe

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