Tegucigalpa – L’Honduras trattiene il fiato. A diverse ore dalla chiusura dei seggi, il paese centroamericano si trova avvolto in una spirale di incertezza e tensione politica che minaccia di destabilizzare le già fragili fondamenta della sua democrazia. Il processo di conteggio dei voti per le elezioni presidenziali è di fatto paralizzato, in un clima avvelenato da pesanti accuse, guasti tecnici sospetti e un risultato che si gioca sul filo di poche centinaia di voti.
La denuncia del CNE: “Pressioni e tentativi di boicottaggio”
A gettare benzina sul fuoco è stata la coraggiosa denuncia di Cossette López-Osorio, una delle consigliere del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), l’organo incaricato di gestire il processo di voto. La funzionaria ha puntato il dito contro il partito di governo, Libre (Libertà e Rifondazione), accusandolo di orchestrare un vero e proprio boicottaggio. Secondo quanto riportato dai media locali e confermato dalle dichiarazioni della stessa López-Osorio, gruppi legati a Libre avrebbero fatto irruzione nell’Hotel Plaza Juan Carlos di Tegucigalpa, luogo designato per una conferenza stampa del CNE destinata a riprendere la divulgazione dei risultati. L’obiettivo, secondo la consigliera, era quello di “esercitare atti di intimidazione con il proposito di impedire la comparizione pubblica”.
La situazione è aggravata da una spaccatura interna allo stesso CNE. Un altro consigliere, Marlon Ochoa, considerato vicino al partito governativo, si sarebbe opposto pubblicamente alla ripresa delle operazioni di conteggio, alimentando ulteriormente i sospetti di un’azione coordinata per ostacolare la trasparenza.
Un sistema in tilt tra guasti tecnici e attacchi hacker
La crisi istituzionale si innesta su un terreno già fertile di sfiducia, a causa del blocco quasi totale del sistema di trasmissione dei dati. Con solo il 57% delle schede processate, il flusso informativo si è interrotto bruscamente nella notte di domenica, ufficialmente per “problemi tecnici”. Cossette López-Osorio ha parlato di una “falla tecnica nella piattaforma di divulgazione”, negando una decisione deliberata da parte dell’organo elettorale.
A complicare il quadro, la società ADS, responsabile della piattaforma tecnologica, ha denunciato di aver subito ben due tentativi di hackeraggio nelle ultime ore. Questi attacchi avrebbero ulteriormente rallentato e compromesso un sistema già in evidente difficoltà, lasciando il Paese in un limbo pericoloso e alimentando le teorie di un sabotaggio pianificato.
Testa a testa al veleno: una manciata di voti divide i candidati
L’incertezza tecnica e politica è resa ancora più esplosiva dal risultato parziale, che mostra una sfida all’ultimo voto. I due principali contendenti sono separati da una manciata di preferenze:
- Nasry “Tito” Asfura: esponente del conservatore Partito Nazionale, si attesta al 39,91%. Asfura, già sindaco di Tegucigalpa, ha ricevuto l’insolito endorsement dell’ex presidente statunitense Donald Trump, che lo ha definito “l’unico vero amico della libertà in Honduras”.
- Salvador Nasralla: candidato centrista del Partito Liberale, lo tallona con il 39,89%. Tra i due, con il 57% delle schede scrutinate, ci sono appena 515 voti di differenza.
Molto più staccata la candidata del partito governativo Libre, Rixi Moncada, ferma al 19,16%. Nonostante il risultato deludente, Moncada ha denunciato a sua volta manipolazioni e ha chiesto di non fermare la lotta fino al conteggio dell’ultima scheda.
Questa situazione di “parità tecnica” ha spinto entrambi i candidati di testa a sollecitare il CNE, seppur con toni diversi. Asfura ha chiesto di accelerare la pubblicazione dei dati per non lasciare il Paese nell’incertezza, mentre Nasralla, pur vedendo “tendenze favorevoli”, ha invitato alla prudenza. L’ex presidente Trump è intervenuto direttamente sulla questione tramite il suo social network, accusando il CNE di aver interrotto il conteggio deliberatamente e chiedendo che la democrazia prevalga.
L’appello internazionale: “Massima trasparenza”
Di fronte a un quadro così critico, le missioni di osservatori internazionali presenti nel Paese hanno lanciato un appello unanime al Consiglio Nazionale Elettorale. La richiesta è una e chiara: garantire la massima trasparenza in ogni fase residua del processo per evitare un ulteriore, e potenzialmente irrecuperabile, deterioramento della fiducia dei cittadini nelle istituzioni. La stabilità dell’Honduras, e la sua credibilità democratica, sono ora appese ai prossimi, decisivi, sviluppi.
