BRUXELLES – Un punto di svolta, atteso e complesso, nel cuore del dibattito europeo sulla tecnologia, la sicurezza e i diritti fondamentali. I Rappresentanti permanenti dei Ventisette Stati membri hanno dato il via libera alla posizione negoziale del Consiglio UE sul regolamento per prevenire e combattere gli abusi sessuali sui minori online (noto con l’acronimo Csam). La decisione, maturata dopo anni di stallo e accese polemiche, archivia, almeno per ora, l’ipotesi più controversa: il cosiddetto “Chat Control”, ovvero l’obbligo per le piattaforme di messaggistica di scansionare in modo massivo e indiscriminato tutte le comunicazioni private, anche quelle protette da crittografia end-to-end. In questo scenario, l’Italia ha assunto una posizione di cautela, astenendosi dal voto e chiedendo ulteriori approfondimenti.
La fine del “Chat Control” obbligatorio: un cambio di paradigma
La proposta iniziale della Commissione Europea, presentata nel maggio 2022, aveva scatenato un’ondata di critiche da parte di esperti di sicurezza informatica, attivisti per i diritti digitali e garanti della privacy. L’idea di imporre ai fornitori di servizi come WhatsApp, Signal o Telegram di implementare tecnologie per analizzare il contenuto di messaggi, foto e video privati alla ricerca di materiale pedopornografico era stata percepita da molti come una deriva verso la sorveglianza di massa. Il timore, fondato su solide basi tecniche, era che tale obbligo avrebbe irrimediabilmente compromesso la crittografia end-to-end, quel sigillo digitale che garantisce che solo mittente e destinatario possano leggere un messaggio. Dal punto di vista ingegneristico, creare una “porta di servizio” (backdoor) per le autorità, per quanto animata da nobili intenzioni, significa creare una vulnerabilità sfruttabile da chiunque, inclusi criminali e regimi autoritari.
Il nuovo testo, approvato dal Consiglio sotto la presidenza danese, cambia radicalmente approccio. L’obbligo di scansione generalizzata scompare. Al suo posto, viene resa permanente una misura finora temporanea, che scadeva nel 2026: la possibilità per le aziende di analizzare i propri servizi su base volontaria. Si tratta di un compromesso che cerca di tenere insieme l’imprescindibile lotta a un crimine odioso come la pedopornografia e la salvaguardia della privacy, pilastro delle democrazie liberali.
La posizione dell’Italia: tra contrasto al crimine e tutela dei diritti
In questo contesto, la scelta dell’Italia di astenersi non è un disimpegno, ma una posizione politica precisa. Fonti informate spiegano che il governo italiano, pur condividendo pienamente la necessità di potenziare gli strumenti di contrasto agli abusi online, non è disposto ad accettare forme di controllo massivo e indiscriminato. La linea di Roma è chiara: trovare un equilibrio tra la lotta allo Csam e la tutela degli altri diritti costituzionalmente garantiti, come la segretezza della corrispondenza e la libertà di espressione. L’astensione italiana è quindi un monito e una richiesta alla presidenza danese di garantire un dibattito più approfondito durante la prossima fase, quella del “trilogo”, per affinare ulteriormente il testo.
Cosa prevede il nuovo mandato negoziale
Il mandato approvato dal Consiglio non è un “liberi tutti”. Al contrario, introduce una serie di obblighi precisi per le piattaforme digitali, strutturati secondo una logica di valutazione del rischio. Ecco i punti salienti:
- Prevenzione e mitigazione: I fornitori di servizi online dovranno valutare il rischio che le loro piattaforme vengano usate per diffondere materiale pedopornografico o per l’adescamento di minori, adottando adeguate misure per mitigarlo.
- Poteri delle autorità nazionali: Le autorità competenti avranno il potere di ordinare alle aziende la rimozione e il blocco dell’accesso a contenuti illegali. Per i motori di ricerca, questo si traduce nella deindicizzazione (rimozione dai risultati di ricerca).
- Nascita del Centro UE sugli abusi sessuali sui minori: Viene istituito un nuovo organismo europeo con il compito di supportare gli Stati membri e i fornitori di servizi, raccogliere le segnalazioni e coordinare le azioni di contrasto, agendo come un hub di competenza e intervento.
- Clausola di revisione: Il testo include una clausola che impegna la Commissione a valutare in futuro la necessità e la fattibilità tecnica di introdurre obblighi di rilevamento più stringenti, lasciando una porta aperta a future evoluzioni normative.
La strada verso il futuro: il “Trilogo”
L’approvazione della posizione del Consiglio non è il punto di arrivo, ma l’inizio della fase più delicata: il cosiddetto “trilogo”. Si tratta del negoziato interistituzionale che vedrà confrontarsi i rappresentanti del Consiglio dell’UE, della Commissione Europea e del Parlamento Europeo per arrivare a un testo legislativo definitivo. La partita è tutt’altro che chiusa. Il Parlamento Europeo, infatti, aveva già adottato una posizione molto netta nel 2023, schierandosi contro ogni ipotesi di scansione che potesse minare la crittografia. La ricerca del compromesso finale richiederà mesi di trattative complesse, in cui si scontreranno visioni diverse su come bilanciare sicurezza e libertà nell’era digitale. La sfida, ora, è trasformare questo primo via libera in una legge efficace, giusta e rispettosa dei principi fondamentali su cui si fonda l’Unione Europea.
