Il vento della storia e il respiro del cinema d’autore si fondono in “Baracoa”, l’attesa opera prima del regista cubano Luis Ernesto Doñas, che si appresta a brillare nella sezione dedicata alle opere prime al prestigioso Festival de Cine de La Habana, in programma dal 4 al 14 dicembre. A impreziosire un progetto già denso di significato è la presenza di un mostro sacro del cinema internazionale, Giancarlo Giannini, in un ruolo che promette di lasciare il segno, accendendo i riflettori su un film che è un ponte culturale tra Italia e Cuba.

Giannini, attore che ha saputo centellinare le sue apparizioni con la saggezza dei grandi, si è immerso per due settimane nelle atmosfere avanere per dare vita a Felipe, un personaggio complesso e stratificato. Felipe è un ex generale italiano che, spinto da impeto rivoluzionario, scelse di combattere a Cuba ai tempi della caduta di Fulgencio Batista nel 1956. Ma la sua rivoluzione personale non si è mai conclusa: Felipe non ha più lasciato l’isola, mettendo radici in una terra che ha fatto sua, ma fallendo, forse, nella battaglia più intima: quella di trasmettere i suoi ideali al figlio Pepe, interpretato dall’attore cubano Carlos Luis González.

Un “Sorpasso” ai Tropici: trama e influenze

Il regista stesso, Luis Ernesto Doñas, un passato consolidato nella regia teatrale e d’opera anche in Europa, descrive “Baracoa” come una sorta di road movie esistenziale. “È come se ‘Il sorpasso’ di Dino Risi incontrasse ‘Fragola e cioccolato'”, ha dichiarato, evocando due capolavori che hanno saputo, in modi diversi, raccontare l’anima di un paese attraverso il viaggio e il confronto umano. Da un lato, l’eco della commedia all’italiana, con il suo sguardo tragicomico sulla società; dall’altro, la profondità intellettuale e la critica sociale del cinema cubano di Tomás Gutiérrez Alea e Juan Carlos Tabío.

La narrazione segue il viaggio forzato di Pepe, un giovane lontano da ogni ideale che non sia quello del denaro, tanto da essersi guadagnato il soprannome de ‘il re dell’Avana’. Accanto a lui, una figura chiave che funge da catalizzatore per la sua trasformazione: Jimmy, interpretato da Yadier Fernández. Jimmy è il medico che si prende cura dell’anziano e malato Felipe, ma la sua è un’identità poliedrica: di giorno medico affidabile, di notte si esibisce come drag queen in un locale notturno, ispirandosi alla figura reale del performer Jaime Jiménez, noto come Estrellita Vidal nella comunità LGBTQ+ cubana.

È proprio Felipe, con la “tanta luce ancora negli occhi” che ha conquistato Giannini, a vedere in Jimmy l’unica persona in grado di scalfire la corazza del figlio. Il viaggio verso Baracoa diventa così un percorso iniziatico, un’immersione in una Cuba inedita, lontana dalle luci e dalle ombre della capitale. “Quando Pepe lascia l’Avana e comincia a entrare nella campagna cubana capisce che i suoi dollari contano poco”, sottolinea Doñas. “Scopre la vera povertà con uno sguardo anche poetico e la Cuba rurale dove i valori sono totalmente diversi”. Un omaggio esplicito, da parte del regista, a quel neorealismo italiano che tanto ha influenzato il cinema cubano degli anni Sessanta.

Giancarlo Giannini: una “masterclass” sul set

La partecipazione di Giancarlo Giannini non è stata solo un valore aggiunto in termini di prestigio, ma si è rivelata un’esperienza formativa per l’intera troupe. Lo stesso regista ha raccontato l’incredibile magnetismo dell’attore italiano sul set, descrivendo le lunghe conversazioni notturne come vere e proprie “masterclass”. Sentire dalla sua viva voce aneddoti e lezioni di vita apprese lavorando con maestri come Lina Wertmüller, Luchino Visconti, Rainer Werner Fassbinder ed Ettore Scola è stato un privilegio inestimabile. L’attore, dal canto suo, dopo aver letto la sceneggiatura, si è dimostrato subito entusiasta di interpretare questo personaggio anziano, un rivoluzionario sconfitto nell’animo ma non nello spirito.

Un ponte tra culture in attesa dell’Italia

Nato anche con i titoli provvisori di “Esencia Habana” ed “Esencia Cuba”, il film è una coproduzione internazionale che ha ottenuto il sostegno di importanti fondi come il Programma Ibermedia e il Fondo de Fomento del Cine Cubano. L’idea di inserire un personaggio italiano, come ha rivelato il regista, è nata anche dalla necessità di attrarre finanziamenti europei, grazie al suggerimento del produttore Francesco Papa e alla collaborazione dello sceneggiatore Filippo Ascione. Una necessità che si è trasformata in una straordinaria opportunità artistica.

Mentre “Baracoa” si prepara al giudizio del pubblico e della critica del Festival de La Habana, cresce l’attesa per una sua possibile distribuzione in Italia. La presenza di un nome come Giancarlo Giannini potrebbe certamente favorire l’arrivo del film nelle sale italiane, offrendo al pubblico l’occasione di scoprire una storia universale di padri e figli, di ideali perduti e ritrovati, sullo sfondo di un’isola che non smette mai di affascinare e raccontare.

Di euterpe

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