Ancona – Un agente della Polizia di Stato è ufficialmente indagato per il reato di uccisione di animale in seguito ai fatti avvenuti lo scorso 14 settembre in un parco pubblico di Ancona, in zona via Osimo. Quel giorno, durante un’operazione antidroga, il poliziotto esplose un colpo di pistola che risultò fatale per un cane di nome Narcos, un pitbull di due anni. La notizia dell’indagine, coordinata dal pubblico ministero Marco Pucilli, è emersa solo di recente, durante l’udienza per l’incidente probatorio tenutasi davanti alla giudice per le indagini preliminari, Sonia Piermartini.

La richiesta di incidente probatorio e i nodi da sciogliere

La Procura della Repubblica di Ancona ha avanzato la richiesta di un incidente probatorio, uno strumento giuridico volto a “cristallizzare” le prove raccolte affinché possano essere utilizzate in un eventuale futuro processo. L’obiettivo primario di questa perizia è fare piena luce sulla dinamica dell’accaduto, rispondendo a quesiti cruciali: quanti colpi sono stati effettivamente esplosi dall’agente e, soprattutto, a quale distanza si trovava dal cane Narcos al momento dello sparo? Per rispondere a queste domande, la gip Piermartini ha nominato due consulenti tecnici: una veterinaria, la dottoressa Lucia Coppi di Ancona, e un esperto in balistica, l’avvocato Sandro Evangelisti di Macerata.

Tuttavia, l’indagine si scontra con un ostacolo significativo: l’assenza della carcassa dell’animale. Al momento dei fatti, infatti, la Procura non dispose il sequestro del corpo del cane, né richiese un esame autoptico o accertamenti medico-legali. Questo dettaglio, apparentemente tecnico, è di fondamentale importanza. I consulenti, al momento, hanno a disposizione solamente materiale fotografico e video raccolto nell’immediatezza dell’evento. La questione centrale, ora, è stabilire se tali elementi siano sufficienti per condurre una perizia attendibile e completa. Per consentire ai consulenti di valutare l’adeguatezza del materiale e, possibilmente, di rintracciare i resti dell’animale, l’udienza è stata aggiornata al prossimo 12 dicembre.

Le versioni contrastanti dei fatti

Sull’episodio del 14 settembre esistono due ricostruzioni diametralmente opposte, che il procedimento giudiziario avrà il compito di chiarire.

  • La versione della Questura: Secondo la nota ufficiale diramata all’epoca, gli agenti si trovavano nel parco per un servizio di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti. Avrebbero notato una coppia seduta su una panchina, con accanto il pitbull Narcos, descritto come di grossa taglia e privo di guinzaglio e museruola. Alla vista degli agenti, uno dei due giovani avrebbe tentato di disfarsi di un involucro contenente hashish. A quel punto, il cane si sarebbe lanciato in direzione dei poliziotti in modo aggressivo. Un terzo agente, nel tentativo di distrarlo, avrebbe attirato l’attenzione dell’animale su di sé. Sentitosi minacciato e temendo per la propria incolumità e quella dei presenti, dopo aver tentato di ripararsi dietro una panchina, il poliziotto avrebbe estratto la pistola d’ordinanza e sparato.
  • La versione della proprietaria: Di tutt’altro tenore è il racconto di Alessia Sosa Gomez, la proprietaria ventenne di Narcos. Attraverso i suoi legali e con un post sui social media che divenne virale, la ragazza ha sempre sostenuto che il cane fosse inizialmente legato alla panchina. Spaventato dall’arrivo improvviso e di corsa degli agenti, Narcos avrebbe iniziato ad abbaiare e a tirare fino a rompere il guinzaglio. A quel punto, sarebbe corso verso i poliziotti, ma lei lo avrebbe immediatamente seguito e afferrato per il collare. Nonostante il cane fosse, a suo dire, di nuovo sotto il suo controllo, l’agente avrebbe sparato ugualmente.

Le implicazioni legali e il dibattito pubblico

L’apertura di un fascicolo per uccisione di animale (articolo 544-bis del Codice Penale) a carico del poliziotto, difeso dall’avvocato Laura Versace, segna un punto di svolta nella vicenda. La denuncia era stata sporta dalla proprietaria del cane, assistita dall’avvocato Rino Bartera. Anche la Lega Nazionale per la Difesa del Cane si è fatta avanti, rappresentata dall’avvocato Michele Pezone, a testimonianza dell’ampia eco mediatica e sociale che il caso ha suscitato. La crescente sensibilità pubblica verso la tutela degli animali e le procedure operative delle forze dell’ordine in contesti critici sono al centro del dibattito. L’esito della perizia balistica sarà determinante per il futuro giudiziario dell’agente: qualora emergesse che l’uso dell’arma non fosse giustificato dalla situazione di reale pericolo o fosse sproporzionato, l’agente rischierebbe il rinvio a giudizio.

Oltre all’indagine penale, la proprietaria di Narcos è stata sanzionata per l’omessa custodia dell’animale e per la mancanza del microchip obbligatorio, mentre il ragazzo che era con lei ha ricevuto una sanzione per detenzione di sostanze stupefacenti per uso personale.

Di veritas

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