DNIPRO, UCRAINA – Una nuova, drammatica giornata di guerra ha insanguinato l’Ucraina. La città di Dnipro, importante centro industriale e logistico nel cuore del paese, è stata colpita da un violento attacco missilistico russo nelle prime ore della mattinata. Il bilancio, aggravatosi con il passare delle ore, è di almeno quattro persone decedute e ventidue feriti. A confermare i dati è stato Vladyslav Haivanenko, governatore ad interim della regione, le cui parole sono state riportate dall’agenzia di stampa Ukrainska Pravda.
Le operazioni di soccorso sono scattate immediatamente, con le squadre di emergenza che hanno lavorato senza sosta tra le macerie alla ricerca di sopravvissuti. Le immagini che giungono dalla città mostrano scenari di distruzione, con danni significativi a infrastrutture civili. Secondo le prime ricostruzioni, l’attacco ha interessato anche un edificio residenziale di cinque piani, dove è divampato un incendio, e un’area industriale dove erano presenti diverse attività commerciali, tra cui una stazione di servizio per auto. L’esplosione principale sarebbe avvenuta intorno alle 10:14 del mattino, poco dopo l’allarme aereo diramato dall’Aeronautica Ucraina.
Un attacco deliberato contro i civili?
L’attacco a Dnipro, città situata a circa cento chilometri dalla linea del fronte, solleva ancora una volta gravi interrogativi sulla natura degli obiettivi militari russi. Colpire aree densamente popolate e infrastrutture civili appare come una tattica volta a seminare il terrore tra la popolazione e a fiaccare il morale della nazione. Non è la prima volta che Dnipro si trova nel mirino delle forze di Mosca. Nel gennaio del 2023, un attacco missilistico contro un condominio causò la morte di 46 persone, tra cui sei bambini, in una delle stragi più sanguinose dall’inizio del conflitto. Questi episodi rafforzano il sospetto che non si tratti di errori collaterali, ma di una strategia precisa.
Il contesto internazionale e le reazioni politiche
Questo nuovo attacco si inserisce in un contesto diplomatico e militare estremamente teso. Mentre a Dnipro si contavano le vittime, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si trovava a Parigi per un incontro con l’omologo francese Emmanuel Macron, nel tentativo di rafforzare il sostegno internazionale alla causa ucraina. Macron ha ribadito con forza che “la Russia non ha dato alcun segnale di volere la pace”, sottolineando come Mosca continui a “uccidere e distruggere” mentre si parla di negoziati.
La notizia dell’attacco è giunta anche durante una videoconferenza a cui ha partecipato la Presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, insieme ad altri leader europei e allo stesso Zelensky, per fare il punto sui percorsi di pace dopo gli incontri tra le delegazioni statunitense e ucraina. La premier Meloni ha auspicato che “Mosca offra a sua volta un fattivo contributo al processo negoziale”.
Dal Cremlino, invece, non arrivano segnali di de-escalation. Il presidente russo Vladimir Putin ha recentemente affermato che le sue forze devono prepararsi a continuare a combattere anche durante l’inverno, ponendo come obiettivo quello di garantire tutti i rifornimenti necessari alle truppe. Inoltre, il portavoce Dmitry Peskov ha rivendicato la conquista delle città di Pokrovsk e Volchansk, segnalando un’avanzata russa sul campo.
L’escalation della guerra ibrida
L’attacco a Dnipro si colloca anche in un quadro di crescente preoccupazione per l’intensificarsi della cosiddetta “guerra ibrida”. Recentemente, le dichiarazioni dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, responsabile del Comitato Militare della NATO, su un possibile “attacco preventivo” come “azione difensiva” hanno provocato la dura reazione di Mosca. La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha definito tali parole “irresponsabili e aggressive”, accusando la NATO di voler deliberatamente minare gli sforzi per una soluzione pacifica.
La situazione sul campo resta estremamente volatile. Secondo un’analisi dell’Institute for the Study of War (ISW), a novembre le forze russe hanno compiuto la più grande avanzata sul fronte ucraino da un anno a questa parte, conquistando circa 701 km quadrati di territorio. Questo dato, unito alla brutalità di attacchi come quello di Dnipro, dipinge un quadro fosco per il prossimo futuro, con le speranze di una pace giusta e duratura che appaiono ancora lontane.
