ROMA – Il tennis italiano e lo sport mondiale sono in lutto. Si è spento all’età di 92 anni Nicola Pietrangeli, icona indiscussa della racchetta, primo italiano a trionfare in un torneo del Grande Slam e unico connazionale presente nella prestigiosa Hall of Fame del tennis mondiale. Una vita leggendaria, costellata di successi sportivi e di una personalità carismatica che lo ha reso un vero e proprio fenomeno di costume. A poche ore dalla notizia, a ricordarlo con parole di profondo affetto e commozione è Licia Colò, la conduttrice televisiva che con Pietrangeli ha condiviso un’intensa storia d’amore durata sette anni, dal 1987 al 1994.

Il ricordo di un grande amore: “Un maestro di vita”

“Lo ha tradito il corpo, nella testa è sempre rimasto un ragazzo: ironico, brillante, trascinato dal coraggio delle sue idee”, ha confidato Licia Colò all’ANSA, descrivendo un uomo la cui vitalità intellettuale non è mai venuta meno, neanche di fronte alla malattia. La loro relazione, nata quando Pietrangeli era già un monumento dello sport e lei una giovane promessa della televisione, fece discutere per la notevole differenza d’età, quasi 30 anni. Eppure, quel legame si trasformò in un sentimento profondo, capace di evolversi in una solida amicizia che li ha uniti fino all’ultimo giorno. “Per me è una grande perdita”, ha aggiunto la conduttrice, “e quando va via qualcosa di così importante senti il terreno scivolare sotto i piedi”.

L’ultimo incontro, solo pochi giorni fa, è la fotografia più nitida del Pietrangeli descritto da chi lo ha amato. “Era consapevole che stava male. Ma era quello di sempre, mi prendeva in giro, dicendo che non ricordavo nulla e lui ancora tutto. Non era rassegnato”, racconta la Colò. Un aneddoto su tutti rivela la sua tenacia e il suo spirito indomito: “Mi ha chiesto se gli cucinavo un piatto che amava tanto e che gli preparavo trent’anni fa: una pasta alla siciliana”. Un desiderio semplice, un legame con i ricordi felici, la testimonianza di un uomo che fino alla fine ha voluto assaporare la vita.

“Mi ha insegnato ad andare a testa alta”

Ciò che colpì Licia Colò fu il suo carattere, la sua integrità. “Mi sono innamorata del suo coraggio, era sempre convinto delle sue idee, anche per questo non apprezzato”. In un mondo di compromessi, Pietrangeli era un uomo che non temeva di prendere posizioni, anche scomode. “Se tu sei convinto di ciò che pensi non devi adattarti e adeguarti a quelle degli altri, mi diceva sempre”, ricorda. Un insegnamento prezioso che la conduttrice porta con sé: “Mi ha aiutato a credere in me stessa, non ad essere arroganti, ma mai a testa bassa. Ecco con lui ho imparato ad andare a testa alta, in un mondo che tende a sminuire il valore delle donne lui ha sempre fatto il contrario”.

Anche dopo la fine della loro storia, il legame è rimasto solido, basato su stima e affetto reciproci. “È stato un compagno a cui ho tenuto tantissimo, è stato un grande amore, e come tutte le storie, anche le più importanti possono finire: e trasformarsi. La nostra è diventata un’amicizia durata fino alla fine”.

L’ultimo desiderio con l’ironia di sempre

Anche di fronte alla fine, Nicola Pietrangeli non ha mai perso la sua proverbiale ironia. Licia Colò svela un dettaglio che racchiude tutta l’essenza del campione, capace di scherzare anche sul momento più solenne. Aveva già immaginato i suoi funerali, desiderando che si tenessero nello stadio del Foro Italico che porta il suo nome. La motivazione? “C’è il parcheggio, scherzava, e se piove lo rimandano”. In questa battuta c’è tutto Nicola: l’uomo brillante, il campione irriverente, il “ragazzo per sempre” che ha segnato un’epoca.

Una carriera inimitabile

Nato a Tunisi l’11 settembre 1933, Nicola Pietrangeli è stato il faro del tennis italiano. I suoi successi più prestigiosi restano le due vittorie consecutive al Roland Garros nel 1959 e nel 1960, che lo proiettarono al numero 3 del ranking mondiale. Ma la sua carriera è stata un susseguirsi di trionfi: due Internazionali d’Italia, tre titoli a Monte Carlo e un totale di 48 trofei vinti. Detiene ancora oggi i record mondiali in Coppa Davis per partite giocate (164) e incontri vinti sia in singolare che in doppio. Proprio la Davis gli regalò la gioia più grande da capitano non giocatore, guidando l’Italia alla storica vittoria in Cile nel 1976. Un uomo che, come amava dire con la sua tipica spavalderia, “se mi fossi allenato di più, avrei vinto di più ma mi sarei divertito di meno”. Una filosofia che lo ha reso un campione amato, un’icona immortale dello sport italiano.

Di nike

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