Una Messina battuta da una pioggia insistente non ha fermato l’onda della protesta. Migliaia di cittadini, attivisti e rappresentanti politici si sono riversati nelle strade per manifestare il loro dissenso contro il progetto del Ponte sullo Stretto. Secondo gli organizzatori, circa 15mila persone hanno partecipato al corteo partito da piazza Castronovo e conclusosi in piazza Duomo, un segnale forte e chiaro inviato al governo Meloni. Lo slogan “Lo stretto non si tocca” ha unito una vasta e variegata coalizione di oltre 100 organizzazioni, tra cui comitati No Ponte, associazioni ambientaliste come Legambiente e WWF, sindacati come la CGIL e forze politiche di opposizione.

La politica in piazza: le voci del dissenso

La manifestazione ha visto una significativa partecipazione politica, con in prima fila la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, e il parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli. Entrambi hanno usato parole dure contro l’esecutivo, chiedendo un immediato passo indietro su un’opera considerata un errore sotto molteplici punti di vista.

“Siamo qui per dire al Governo di fermarsi, su un progetto che il Partito democratico ritiene sbagliato e dannoso, sia dal punto di vista economico che da quello ambientale che da quello sociale”, ha dichiarato Elly Schlein dal palco. La segretaria dem ha fatto esplicito riferimento alle recenti motivazioni della Corte dei Conti, che ha bloccato il progetto evidenziando gravi criticità. Tra queste, la violazione delle direttive europee, in particolare la Direttiva Habitat, la mancanza di valutazione su salute e sicurezza, l’assenza del parere della Commissione Europea e una modifica sostanziale dell’appalto senza una nuova gara. “Tutti elementi che impongono al governo di Giorgia Meloni di fermarsi”, ha concluso Schlein, definendo il blocco attuale una “vittoria” dei comitati e dei cittadini che da anni portano avanti la battaglia.

Altrettanto netto è stato l’intervento di Angelo Bonelli, che ha accusato il Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini di aver “ingannato il popolo del Sud”. “Salvini voleva sottrarre 14 miliardi di euro per le vere priorità del Paese. Un progetto vecchio di oltre trent’anni lo voleva spacciare per nuovo”, ha affermato Bonelli. Il parlamentare di AVS ha inoltre sollevato questioni di sicurezza cruciali, ricordando che “il pilone di Cannitello sta sulla faglia attiva”, un rischio sismico confermato da diversi studi e ignorato, a suo dire, nella progettazione. Bonelli ha promesso di costruire un “muro di legalità” se il governo dovesse insistere, minacciando ricorsi fino alla Corte di giustizia europea.

Le ragioni della protesta: un’opera “inutile e dannosa”

Al di là delle figure politiche, il cuore della protesta è rappresentato da cittadini e associazioni che da decenni si battono contro il Ponte. Le motivazioni del “no” sono molteplici e radicate in analisi economiche, ambientali e sociali.

  • Costi esorbitanti e priorità alternative: Il costo stimato dell’opera, circa 13,5 miliardi di euro, è uno dei punti più contestati. I manifestanti sostengono che queste ingenti risorse pubbliche verrebbero sottratte a investimenti ben più urgenti per Sicilia e Calabria, come il potenziamento delle reti ferroviarie e stradali, il miglioramento della sanità e la costruzione di scuole.
  • Impatto ambientale e rischi sismici: L’area dello Stretto è un ecosistema delicato e protetto da normative europee (Rete Natura 2000). La costruzione del ponte, secondo gli ambientalisti, avrebbe un impatto devastante sulla biodiversità. A ciò si aggiunge l’elevato rischio sismico della zona, con la presenza di faglie attive che, secondo i critici, non sarebbero state adeguatamente considerate in un progetto definito “vecchio e superato”.
  • Criticità tecniche e procedurali: La recente bocciatura della Corte dei Conti ha dato nuovo vigore alle argomentazioni dei “No Ponte”. I giudici contabili hanno rilevato numerose irregolarità, dalla violazione delle norme sugli appalti alla mancanza di una valutazione reale di soluzioni alternative.

La replica del Governo: “Sinistra contro il progresso”

Dal fronte governativo, la reazione alla manifestazione non si è fatta attendere. Il Ministro Matteo Salvini, in collegamento con un convegno a Reggio Calabria, ha ribadito la volontà di andare avanti: “Rifare un’altra gara significa dire di no al ponte che serve a tutti. L’obiettivo è aprire i cantieri nel 2026”. Salvini ha sottolineato che l’opera è fondamentale per connettere il Paese e creare sviluppo.

Sulla stessa linea si è espressa Matilde Siracusano, sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento e deputata messinese di Forza Italia, che ha definito la manifestazione “l’ennesimo capitolo del copione messo in scena dai soliti professionisti del ‘no'”. Secondo Siracusano, PD e M5S “tifano contro il progresso” e praticano un “immobilismo” che lascia il Sud intrappolato nell’arretratezza. “La Sicilia e tutto il Mezzogiorno non hanno bisogno di barricate ideologiche, ma di grandi opere, sviluppo, lavoro, infrastrutture moderne”, ha concluso.

La giornata di Messina ha quindi cristallizzato una spaccatura profonda nel Paese. Da un lato, un movimento composito che chiede a gran voce di investire le risorse in modo diverso, puntando su uno sviluppo sostenibile e attento alle reali esigenze del territorio. Dall’altro, un governo determinato a realizzare un’opera iconica, vista come simbolo di modernità e crescita economica. La partita sul Ponte sullo Stretto, rinvigorita dalla pronuncia della Corte dei Conti e dalla grande partecipazione popolare, è tutt’altro che chiusa.

Di atlante

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