Ginevra – L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) ha condannato fermamente quella che ha definito una “apparente esecuzione sommaria” di due palestinesi a Jenin, in Cisgiordania. L’episodio, avvenuto giovedì, è stato documentato da un video che ha rapidamente fatto il giro del mondo, sollevando un’ondata di sdegno e richieste di giustizia.
Il Video che Scuote le Coscienze
Le immagini, trasmesse inizialmente dal canale arabo Al Ghad Tv e riprese da numerose testate internazionali, mostrano due uomini uscire da un edificio con le mani alzate in chiaro segno di resa. Mentre sono circondati da membri della polizia di frontiera israeliana, uno dei due si solleva la maglietta, apparentemente per dimostrare di essere disarmato. Pochi istanti dopo, mentre i due si inginocchiano e poi sembrano muoversi di nuovo verso l’ingresso dell’edificio, vengono raggiunti da una raffica di colpi d’arma da fuoco, accasciandosi al suolo senza vita. La scena, filmata da più angolazioni anche da un giornalista dell’agenzia AFP, ha fornito una prova visiva cruda e diretta dell’accaduto.
La Dura Condanna dell’ONU
La reazione delle Nazioni Unite non si è fatta attendere. Jeremy Laurence, portavoce dell’Alto Commissariato per i diritti umani, ha espresso lo “shock” dell’organizzazione per la “sfacciata uccisione” dei due uomini. “Siamo sconvolti dalla sfacciata uccisione di due palestinesi da parte della polizia di frontiera israeliana giovedì a Jenin”, ha dichiarato Laurence a Ginevra, definendo l’incidente “un’altra apparente esecuzione sommaria”. L’OHCHR ha sottolineato come le uccisioni di palestinesi da parte delle forze di sicurezza e dei coloni israeliani in Cisgiordania siano in aumento, spesso senza che i responsabili ne rendano conto. L’ufficio ha inoltre espresso serie preoccupazioni sulla credibilità di qualsiasi indagine interna, specialmente dopo le dichiarazioni di un alto funzionario del governo israeliano che sembravano assolvere le forze di sicurezza da ogni responsabilità.
Secondo i dati verificati dall’ONU, dal 7 ottobre 2023 al 27 novembre 2025, le forze israeliane e i coloni hanno ucciso 1.030 palestinesi in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est. Tra le vittime si contano 223 bambini. L’Alto Commissario per i Diritti Umani, Volker Türk, ha esortato a condurre indagini “indipendenti, rapide ed efficaci” e a garantire che i responsabili delle violazioni siano chiamati a risponderne.
La Posizione Israeliana: Indagine Annunciata e Reazioni Politiche
In una dichiarazione congiunta, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) e la polizia hanno annunciato l’apertura di un’indagine sull’incidente. Secondo la loro versione, le forze stavano conducendo un’operazione “anti-terrorismo” e avevano avviato una “procedura di resa durata diverse ore”. La dichiarazione afferma che “a seguito della loro uscita, il fuoco è stato diretto verso i sospetti”, identificati come “operativi ricercati affiliati a una rete terroristica”. Tuttavia, la versione ufficiale non menziona la resa documentata dal video.
La reazione politica in Israele è stata contrastante. Il ministro della Sicurezza Nazionale di estrema destra, Itamar Ben-Gvir, ha espresso pieno sostegno ai soldati coinvolti. Sul suo account X, ha scritto: “I combattenti hanno agito esattamente come ci si aspettava da loro”, aggiungendo che “i terroristi devono morire”. Questa presa di posizione ha ulteriormente alimentato le preoccupazioni della comunità internazionale riguardo alla possibilità di un’indagine imparziale.
Nel frattempo, è stato riportato che i tre poliziotti di frontiera coinvolti, dopo essere stati interrogati, sarebbero stati rilasciati, sostenendo di aver agito per autodifesa.
Il Contesto: un’Escalation di Violenza in Cisgiordania
L’uccisione dei due uomini a Jenin, identificati come Al-Muntasir Billah Abdullah e Youssef Asasa, si inserisce in un contesto di crescente violenza nella Cisgiordania occupata. L’incidente è avvenuto durante una vasta operazione militare israeliana nel nord della regione. Organizzazioni per i diritti umani come Yesh Din e B’Tselem documentano da anni incidenti simili, evidenziando una cultura di impunità. Secondo i dati di Yesh Din, tra il 2018 e il 2022, solo una minima parte delle denunce contro soldati israeliani per reati contro i palestinesi ha portato a incriminazioni.
L’Autorità Palestinese ha condannato l’uccisione come un “crimine di guerra” e una “brutale esecuzione”. La violenza in Cisgiordania ha visto un’impennata significativa dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, con un aumento delle operazioni militari israeliane e degli attacchi da parte dei coloni.
