Un barlume di luce in fondo a un tunnel lungo quasi otto mesi. Federica Brignone, la tigre delle nevi, ha rimesso gli sci ai piedi. Un momento atteso da tutti gli appassionati, un segnale di speranza che riaccende, seppur con cautela, il sogno olimpico di Milano-Cortina 2026. Sulle nevi di Cervinia, la campionessa valdostana ha assaporato di nuovo quelle sensazioni uniche, un primo, timido contatto dopo il tremendo infortunio del 3 aprile scorso, quando una caduta durante il gigante dei Campionati Italiani in Val di Fassa sembrava aver messo la parola fine, non solo alla stagione, ma forse a un’intera, gloriosa carriera.
“È stato solo uno sci ‘turistico’, diciamo”, ha commentato una sorridente ma misurata Brignone ai microfoni di Sky Sport 24, a margine della presentazione del libro “Due vite”, scritto dalla madre, l’ex azzurra e giornalista Maria Rosa Quario. Parole che pesano, che raccontano di un percorso di riabilitazione ancora lungo e complesso. La due giorni a Cervinia è stata più un test per il ginocchio sinistro martoriato che un vero e proprio allenamento. Un modo per capire le reazioni del suo corpo, per riprendere confidenza con quell’attrezzo che è stato compagno di innumerevoli trionfi.
Il calvario dopo l’infortunio: una diagnosi che spaventa
Per comprendere appieno l’importanza di questo ritorno sulla neve, è necessario fare un passo indietro a quel maledetto 3 aprile. Durante la seconda manche del gigante tricolore, una caduta ad alta velocità ha avuto conseguenze devastanti: frattura pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra, con l’aggiunta di una lesione al comparto capsulo-legamentoso mediale e al legamento crociato anteriore. Una diagnosi che ha fatto tremare il mondo dello sci italiano e che ha richiesto un immediato intervento chirurgico, seguito da mesi di intensa e dolorosa riabilitazione.
Un infortunio “impegnativo”, come lo definì all’epoca il presidente della Commissione Medica FISI, Andrea Panzeri, che mise subito a rischio la partecipazione ai Giochi Olimpici casalinghi. Da quel giorno, per Federica è iniziata una nuova sfida, la più difficile: non contro il cronometro o le avversarie, ma contro il proprio corpo e contro il tempo.
“Vivo alla giornata”: l’incertezza sul futuro e il sogno olimpico
L’approccio della detentrice della Coppa del Mondo di sci alpino è improntato alla massima prudenza. “Quest’anno vivo alla giornata“, ha confessato l’azzurra. “Sono rimasta ad aprile, ci sono le montagne innevate ma io non sono pronta per vivere l’inverno, è tutto strano. Non riesco a fare programmi e a vedere al di là di una settimana“. Una sensazione di spaesamento comprensibile per un’atleta abituata a pianificare ogni dettaglio della stagione.
E alla domanda diretta sulle sue possibilità di essere al cancelletto di partenza a Milano-Cortina 2026, la risposta è stata tanto onesta quanto emblematica della situazione attuale: “Quante possibilità ci sono di vedermi ai Giochi? Non ne ho la più pallida idea“. Un’incertezza che riflette la complessità del recupero e la consapevolezza che la strada per tornare ai massimi livelli è ancora in salita. Nonostante tutto, le Olimpiadi in casa restano una “spinta in più”, un sogno da coltivare giorno dopo giorno, come ammesso dalla stessa Brignone in precedenti interviste.
“Due vite”: il racconto di mamma e figlia, campionesse a confronto
L’occasione per fare il punto sulle sue condizioni è stata la presentazione del libro “Due vite. Lo slalom parallelo con mia figlia Federica Brignone” (Edizioni Minerva), scritto dalla madre Maria Rosa “Ninna” Quario. Un’opera che intreccia le carriere di due generazioni di campionesse, quella della Valanga Rosa e quella dell’atleta italiana più vincente di sempre. “Mi è piaciuto molto, l’ho letto tutto subito. Mi ci sono ritrovata, in alcune cose siamo molto simili in altre no“, ha commentato Federica, sottolineando il legame profondo che la unisce alla madre, pioniera dello sci azzurro e oggi apprezzata giornalista.
Le tappe del recupero: un passo alla volta verso il ritorno
Il ritorno sugli sci a Cervinia rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di recupero di Federica Brignone, che ha completato la prima fase di rieducazione fisica al J-Medical di Torino. Ora il lavoro proseguirà su un doppio binario: carichi in palestra per ricostruire forza e stabilità, e graduali test sulla neve per ritrovare fiducia e automatismi. Le sensazioni, come dichiarato dalla stessa atleta alla FISI, sono state positive: “All’inizio ero un po’ ingessata, giro dopo giro ho trovato un buon feeling, mi è sembrato di non avere mai smesso di sciare, ho sentito la gamba reagire“. Parole che infondono ottimismo, pur nella consapevolezza che questo è “un primo assaggio, non un punto di arrivo ma di partenza“.
Il mondo dello sport italiano resta con il fiato sospeso, tifando per la sua campionessa. La strada verso Milano-Cortina 2026 è ancora lunga e irta di ostacoli, ma la tigre è tornata a graffiare la neve. E questo, per ora, è ciò che conta.
