SANTIAGO DEL CILE – Il Cile si avvicina a grandi passi alle elezioni presidenziali del 16 novembre 2025, un appuntamento che si preannuncia come uno dei più polarizzati e incerti della sua storia recente. Con l’attuale presidente Gabriel Boric non ricandidabile per un secondo mandato consecutivo, la scena politica è dominata da due figure antitetiche: José Antonio Kast, leader del Partito Repubblicano di destra radicale, e Jeannette Jara, esponente del Partito Comunista e candidata della coalizione di governo “Unidad para Chile”. I sondaggi più recenti mostrano un testa a testa che, con ogni probabilità, porterà i due a sfidarsi in un decisivo ballottaggio il 14 dicembre.
Un Paese Diviso: La Sinistra alla Prova e l’Avanzata della Destra
Il mandato del presidente Gabriel Boric, iniziato nel marzo 2022 sull’onda di grandi speranze di cambiamento sociale, si chiude con un bilancio complesso. Partito come ex leader studentesco, Boric ha affrontato notevoli difficoltà, tra cui due processi costituzionali falliti e un’economia che fatica a riprendere slancio. Questo ha portato a un calo dei consensi per il suo governo, con un tasso di approvazione che si attesta intorno al 30%, alimentando la sfiducia e aprendo ampi spazi all’opposizione. La delusione verso l’amministrazione attuale, unita a una crescente preoccupazione per temi come la sicurezza pubblica e l’immigrazione, ha favorito l’ascesa della destra.
In questo contesto, la figura di José Antonio Kast ha guadagnato un notevole slancio. Già sconfitto da Boric al ballottaggio del 2021, Kast si ripresenta con un programma incentrato su “pugno di ferro” contro la criminalità, controllo dei flussi migratori e una visione economica liberale. Il suo stile, spesso paragonato a quello di Donald Trump, fa presa su un elettorato che chiede ordine e stabilità. I sondaggi lo danno costantemente in testa o in seconda posizione, con un solido bacino di consensi.
Jeannette Jara: La Scommessa Comunista della Sinistra
Dall’altra parte dello schieramento, la sinistra ha sorpreso tutti puntando su Jeannette Jara. Ex Ministra del Lavoro nel governo Boric, Jara si è imposta nelle primarie della sua coalizione con oltre il 60% dei voti, superando figure più moderate e inizialmente favorite. La sua è una candidatura storica: è la prima volta, dal ritorno della democrazia, che il Partito Comunista esprime il candidato unico della sinistra per la presidenza.
Nata in un quartiere popolare di Santiago e iscritta alla gioventù comunista a soli 14 anni durante la dittatura di Pinochet, Jara porta con sé una storia personale che le permette di connettersi con l’elettorato più svantaggiato. Da ministra, ha legato il suo nome a riforme importanti come l’aumento del salario minimo e la riduzione della settimana lavorativa a 40 ore. La sua campagna si concentra sulla promessa di maggiore giustizia sociale, crescita economica e sicurezza, cercando di mantenere le distanze da regimi autoritari come quello venezuelano.
I Numeri dei Sondaggi e gli Scenari per il Ballottaggio
La frammentazione del voto, soprattutto a destra, rende il primo turno del 16 novembre particolarmente imprevedibile. Oltre a Kast, competono anche Evelyn Matthei per la destra tradizionale e il libertario Johannes Kaiser, che potrebbero sottrarre voti cruciali. Secondo le ultime rilevazioni, Jara e Kast sono i favoriti per accedere al ballottaggio. Le percentuali variano, ma entrambi si attestano tra il 25% e il 30% delle intenzioni di voto.
Il vero ago della bilancia potrebbe essere il candidato populista Franco Parisi, che gode di un seguito significativo e potrebbe influenzare l’esito finale. L’analisi dei flussi di voto per il secondo turno del 14 dicembre indica uno scenario molto combattuto: sebbene la somma dei voti di tutte le destre al primo turno possa superare il 50%, l’esito del ballottaggio dipenderà dalla capacità dei due candidati di attrarre gli elettori moderati e gli indecisi. Alcuni sondaggi suggeriscono che in uno scontro diretto, Kast potrebbe prevalere su Jara.
Le Tematiche Chiave che Decideranno il Futuro del Cile
Le elezioni si giocheranno su poche, ma fondamentali, tematiche:
- Sicurezza e Ordine Pubblico: La percezione di un aumento della criminalità è una delle principali preoccupazioni dei cileni e un cavallo di battaglia per la destra.
- Economia e Lavoro: L’inflazione e la stagnazione economica pesano sul giudizio verso il governo uscente e spingono gli elettori a cercare soluzioni concrete per migliorare il proprio potere d’acquisto.
- Immigrazione: La gestione dei flussi migratori, soprattutto al confine nord, è un tema molto sentito che polarizza l’opinione pubblica.
- Diritti Sociali: La sinistra punta a difendere e ampliare le riforme in materia di sanità, pensioni e istruzione, temi che hanno animato le grandi proteste del 2019.
Il Cile, considerato per decenni un modello di stabilità e crescita economica in America Latina, si trova oggi a un bivio. Il risultato di queste elezioni non solo definirà il prossimo inquilino del Palacio de La Moneda, ma traccerà anche la direzione politica, economica e sociale del paese per i prossimi anni, in un contesto di profonde divisioni e aspettative disattese.
