BRESCIA – Un’iniziativa destinata a scuotere gli equilibri interni del Carroccio e a riportare al centro del dibattito politico un tema mai sopito: la “questione settentrionale”. La sezione cittadina della Lega di Brescia ha dato il via a una raccolta firme tra militanti e sostenitori con un obiettivo chiaro e politicamente rilevante: chiedere al segretario federale Matteo Salvini di istituire un coordinamento per le Regioni del Nord e di affidarne la guida al presidente del Veneto, Luca Zaia.

A farsi portavoce della proposta è il segretario cittadino leghista, Michele Maggi, che in una nota ha definito l’iniziativa come “costruttiva” e “in linea con quanto già avviene in altre aree della Lega”, dove esistono già coordinamenti specifici per il Centro e il Sud. La mossa bresciana, dunque, non si presenta come una frattura, ma come una richiesta di riequilibrio interno, volta a dare maggior peso e rappresentanza alle istanze dei territori settentrionali.

Il “Modello Veneto” e il richiamo all’Autonomia

Alla base della proposta, come sottolineato da Maggi, c’è il risultato “straordinario” ottenuto dalla Liga Veneta alle recenti elezioni regionali. Un successo che, secondo i promotori dell’iniziativa, dimostra in modo inequivocabile come “Autonomia e questione settentrionale restino temi centrali per la nostra comunità politica”, capaci ancora di mobilitare l’elettorato e di generare partecipazione. Il trionfo elettorale in Veneto, infatti, è visto come un segnale potente che la base leghista del Nord non ha dimenticato le sue radici e continua a identificarsi con le battaglie per una maggiore autonomia.

Il segretario bresciano ha inoltre elogiato il “buon governo” espresso dal partito nelle Regioni amministrate, citando Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e la Provincia di Trento come esempi di “serietà, competenza e visione”. Un patrimonio politico e amministrativo che, secondo la sezione bresciana, merita di essere valorizzato attraverso un organismo di coordinamento unitario.

Luca Zaia: una scelta “naturale” per rappresentare il Nord

Il nome indicato per guidare questo nuovo organismo è quello di Luca Zaia, definito da Maggi come una figura “autorevole, radicata e leale al Movimento”. La scelta del governatore veneto non è casuale. Zaia, forte di un consenso personale che spesso travalica i confini del partito, incarna l’anima più autonomista e pragmatica della Lega. La sua leadership in Veneto è considerata un modello di successo e la sua figura è vista come un punto di riferimento per quell’elettorato e quella parte di dirigenza del partito che non si riconoscono appieno nella svolta “nazionale” e sovranista impressa da Matteo Salvini.

L’iniziativa bresciana può essere letta anche alla luce delle recenti dinamiche interne al partito. Dopo il successo in Veneto, si è intensificato il dibattito sulla necessità per la Lega di “tornare a parlare di Nord”, rimettendo al centro dell’agenda politica temi come il federalismo e l’autonomia. Lo stesso presidente del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha recentemente affermato che “la questione settentrionale esiste e va riportata al centro del dibattito politico nazionale”. La candidatura di Zaia, quindi, si inserisce in un movimento più ampio che spinge per un riequilibrio della linea politica del Carroccio.

La posizione di Salvini e le prospettive future

L’appello lanciato da Brescia si conclude con una dichiarazione di “piena fiducia” nella segreteria federale e nella “sensibilità di Salvini verso i territori”. Tuttavia, la richiesta pone il leader della Lega di fronte a una scelta delicata. Assecondare la proposta significherebbe riconoscere formalmente il peso della corrente nordista e autonomista, potenzialmente creando un dualismo interno con la linea nazionale. Ignorarla, d’altra parte, potrebbe acuire il malcontento di una parte significativa della base e della dirigenza del Nord.

Negli ultimi tempi, lo stesso Salvini ha mostrato segnali di apertura verso Zaia, arrivando a ipotizzare per lui un futuro in Parlamento. Il segretario federale è consapevole del valore politico del governatore veneto, capace di raccogliere un consenso eccezionale. La discussione su un possibile “sdoppiamento” del partito, con una Lega Nord focalizzata sulle tematiche autonomiste e una Lega nazionale a trazione sovranista, circola da tempo e il risultato veneto ha dato nuovo vigore a questa ipotesi.

La raccolta firme di Brescia, dunque, è molto più di un’iniziativa locale. È un termometro delle tensioni e delle diverse anime che convivono nella Lega di oggi. La risposta di Matteo Salvini a questa “proposta costruttiva” sarà un indicatore fondamentale per comprendere la direzione futura del partito, in bilico tra la difesa della sua identità storica e le ambizioni di forza politica nazionale.

Di veritas

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