Milano si appresta a vivere uno dei suoi riti culturali più sentiti: la serata inaugurale del Teatro alla Scala, che il prossimo 7 dicembre alzerà il sipario sulla stagione lirica 2025/2026. La scelta è caduta su un’opera dirompente, un capolavoro del Novecento a lungo segnato dalla censura: “Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk” di Dmitrij Šostakovič. Una decisione definita dal direttore musicale Riccardo Chailly non “un atto di coraggio, ma un atto dovuto”. Un omaggio a un gigante della musica e a una partitura che ha sofferto l’ostracismo del potere, presentata in occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa del compositore.

Questa inaugurazione assume un significato particolare anche perché segna l’ultima “Prima” per il Maestro Riccardo Chailly nel suo ruolo di Direttore Musicale, dopo dodici serate inaugurali che hanno scandito un lungo e proficuo rapporto con il teatro milanese. Sarà anche il debutto per il nuovo sovrintendente, Fortunato Ortombina, che ha definito l’opera “una delle più clamorose del Novecento” e, a suo parere, “tra le più importanti di sempre”.

Una Storia di Ribellione e Censura

Composta da un giovane Šostakovič nel 1932 e andata in scena per la prima volta nel 1934, “Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk” ottenne un successo immediato sia in Unione Sovietica che all’estero. L’opera, tratta da un racconto di Nikolaj Leskov, narra la tragica vicenda di Katerina Izmajlova, una donna intrappolata in un matrimonio senza amore che, spinta dalla passione per il servo Sergej, si macchia di un duplice omicidio prima di essere scoperta e condannata ai lavori forzati in Siberia. Una trama cruda, intrisa di sesso, violenza e desiderio di libertà, che esplora la condizione femminile in una società patriarcale e opprimente.

Tuttavia, il destino dell’opera cambiò drasticamente nel 1936, quando Iosif Stalin in persona assistette a una rappresentazione. Il dittatore, infastidito dalla musica modernista e dalla crudezza della trama, lasciò il teatro prima della fine. Due giorni dopo, sulla Pravda, apparve un editoriale non firmato dal titolo eloquente: “Caos invece di musica”. L’articolo stroncava l’opera come “formalista”, “borghese” e “volgare”, segnando l’inizio di un lungo periodo di censura per Šostakovič e la sua creatura. L’opera fu messa all’indice e solo decenni dopo il compositore ne realizzò una versione edulcorata, intitolata Katerina Izmailova, andata in scena nel 1962. La Scala, per questa storica inaugurazione, presenterà la versione originale del 1934.

Un Allestimento Moderno e un Cast Internazionale

La regia di questa nuova produzione è affidata al regista russo Vasily Barkhatov, al suo debutto scaligero. In accordo con il Maestro Chailly, Barkhatov ha scelto di allontanarsi dai cliché dell’ambientazione russa ottocentesca, spostando l’azione in una grande città industriale sovietica degli anni ’50. Una scelta che mira a sottolineare il contrasto tra l’opulenza del potere e la miseria della vita quotidiana, rendendo ancora più universale il dramma di Katerina.

A vestire i panni della complessa protagonista sarà il soprano statunitense Sara Jakubiak, che ha descritto il suo personaggio come “una macchina che passa da zero a cento in un attimo”, invitando il pubblico ad “allacciarsi le cinture di sicurezza”. Al suo fianco, un cast internazionale di primo livello che include Najmiddin Mavlyanov nel ruolo dell’amante Sergej, Yevgeny Akimov come il marito Zinovij e Alexander Roslavets nei panni del suocero Boris.

La Musica Sovrana, Oltre le Polemiche

La scelta di un’opera russa, in un contesto geopolitico ancora segnato dal conflitto in Ucraina, non ha mancato di sollevare interrogativi. Tuttavia, il sovrintendente Ortombina ha rivendicato con forza la decisione, affermando che “la musica è assolutamente superiore a qualunque contrasto ideologico”. Ha ricordato come i rapporti tra la Scala e la cultura russa siano storicamente profondi e abbiano sempre trasceso le crisi politiche. “Lo sa anche Putin che Šostakovič sul popolo russo ha un ascendente superiore al suo”, ha aggiunto Ortombina, sottolineando come la cultura sia una forza sovrana destinata a superare i conflitti.

Assenze Istituzionali e Copertura Mediatica Globale

Come nelle due precedenti edizioni, la serata non vedrà la presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Incerta anche la partecipazione della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, mentre è confermata la presenza del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli.

Nonostante le assenze, l’evento mantiene intatta la sua risonanza internazionale. Per il 49° anno consecutivo, la Prima sarà trasmessa in diretta da Rai Cultura su Rai 1 e Radio 3 a partire dalle 17:45. Grazie agli accordi di RaiCom, lo spettacolo raggiungerà teatri e cinema in tutta Europa, Giappone, America Latina, Australia e Nuova Zelanda, confermando la serata di Sant’Ambrogio come un appuntamento culturale di portata mondiale.

Di euterpe

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