La battaglia legale contro lo stabilimento siderurgico Acciaierie d’Italia di Taranto si arricchisce di un nuovo capitolo. Un gruppo di cittadini del quartiere Tamburi, l’area urbana più a ridosso dell’impianto, ha depositato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per chiedere l’annullamento del decreto con cui il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) ha rinnovato l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).

L’iniziativa, promossa dai residenti Mariano Domenico e Mariella Cilo con il pieno sostegno del gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle di Taranto, è stata affidata agli avvocati Fabrizio Serrano e Federica Serio. Al centro dell’impugnazione vi sono quelle che i ricorrenti definiscono “gravi violazioni ambientali e sanitarie”, un grido d’allarme che riecheggia da anni in una comunità segnata da un’emergenza sanitaria e ambientale conclamata.

Le motivazioni del ricorso: dalla salute alle garanzie finanziarie

Il documento presentato al Mase, che ora dovrà curare l’istruttoria preliminare prima di trasmetterlo al Consiglio di Stato per il parere obbligatorio, articola le sue contestazioni su più fronti. I punti chiave della denuncia includono:

  • Carenze nella Valutazione di Impatto Sanitario (VIS): Nonostante il Mase avesse presentato il rinnovo dell’AIA come un “cambio di passo” proprio perché per la prima volta recepiva in modo strutturale le valutazioni sanitarie dell’Istituto Superiore di Sanità, i ricorrenti evidenziano lacune e criticità in questa valutazione.
  • Criticità nella valutazione del rischio: Il ricorso solleva dubbi sulla corretta ponderazione dei rischi per la salute pubblica e per l’ecosistema, in un’area già pesantemente compromessa da decenni di emissioni industriali.
  • Violazioni del diritto europeo e internazionale: Si contesta la conformità del decreto ministeriale con le normative sovranazionali a tutela dell’ambiente e della salute, un tema su cui l’Italia è già stata oggetto di sentenze di condanna da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
  • Inadeguate garanzie finanziarie: Questo è uno dei pilastri del ricorso. Viene richiamata una specifica sentenza del Consiglio di Stato, la n. 4442/2025, che stabilisce un legame “inscindibile” tra la validità dell’AIA e la presenza di adeguate coperture economiche. Secondo i promotori dell’azione legale, molte delle garanzie presentate da Acciaierie d’Italia sarebbero scadute, non accettate dalla Provincia di Taranto o palesemente insufficienti. Una criticità, questa, già sollevata in passato da un’interrogazione parlamentare del senatore pentastellato Mario Turco.

Un contesto complesso: tra produzione strategica e diritto alla salute

La vicenda si inserisce in un contesto estremamente delicato, dove si contrappongono la necessità di garantire la continuità produttiva di un polo considerato strategico per l’economia nazionale e il sacrosanto diritto alla salute dei cittadini. Il rinnovo dell’AIA, pubblicato lo scorso luglio, fissa un limite massimo di produzione a 6 milioni di tonnellate di acciaio annue e stabilisce circa 472 prescrizioni ambientali vincolanti. Il Ministro Gilberto Pichetto Fratin aveva definito il provvedimento “fondamentale” per coniugare produzione e tutela di salute e ambiente.

Tuttavia, per i cittadini dei Tamburi e per il Movimento 5 Stelle, che da tempo si batte contro quella che definisce una “patente ad inquinare”, queste rassicurazioni non sono sufficienti. “I cittadini dei Tamburi vivono ogni giorno l’emergenza ambientale e sanitaria dell’ex Ilva. Questo ricorso serve a tutelare la loro salute e a chiedere che l’Aia rispetti pienamente le norme a protezione della collettività”, ha dichiarato il gruppo M5S di Taranto. Già in passato, il Movimento aveva promosso mozioni in consiglio comunale e aderito ad altre iniziative legali, come il ricorso al TAR promosso da associazioni come Peacelink e Giustizia per Taranto, per contrastare il rinnovo dell’autorizzazione.

La Procura di Taranto, inoltre, ha recentemente concluso un’indagine che evidenzia come, nonostante le coperture dei parchi minerali, le polveri continuino a riversarsi sul quartiere Tamburi, confermando la persistenza del problema. L’iter del ricorso straordinario è ora avviato. Dopo l’esame del Ministero, la parola passerà al Consiglio di Stato, il cui parere sarà decisivo per le sorti dell’Autorizzazione Integrata Ambientale e, con essa, del futuro dello stabilimento siderurgico e della città di Taranto.

Di atlante

Un faro di saggezza digitale 🗼, che illumina il caos delle notizie 📰 con analisi precise 🔍 e un’ironia sottile 😏, invitandovi al dialogo globale 🌐.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *