Milano – L’economia europea si muove su un sentiero stretto, un equilibrio delicato tra una crescita del PIL modesta ma tenace e un’inflazione che sembra aver finalmente allentato la sua morsa. Questo è il quadro emerso durante l’annuale Credit Outlook Milan di Morningstar DBRS, un appuntamento chiave per analisti e leader del settore che si sono riuniti per decifrare le complesse dinamiche economiche del 2025. A pesare sul futuro, come una spada di Damocle, sono le persistenti tensioni commerciali globali, un fattore di rischio che proietta ombre lunghe su settori strategici, primo fra tutti l’automotive.
Automotive Sotto Pressione: Dazi e Crollo Produttivo
Il comparto automobilistico europeo si trova al centro di una “tempesta perfetta”. I dazi introdotti dagli Stati Uniti e le nuove barriere selettive erette dalla Cina stanno mettendo a dura prova la resilienza dei costruttori del Vecchio Continente. Le analisi di Morningstar DBRS evidenziano, non a caso, trend di rating prevalentemente negativi per il settore, con poche eccezioni come Renault che sembra navigare in controtendenza. L’impatto di queste politiche protezionistiche è tangibile e si traduce in un aumento dei costi che rischia di comprimere i margini e ridurre la competitività.
L’Italia, in particolare, vive una fase di profonda difficoltà. I dati relativi al primo semestre del 2025 confermano un vero e proprio crollo della produzione automobilistica. Secondo le rilevazioni di ANFIA su dati ISTAT, la produzione di autoveicoli ha registrato un calo del 23,5% nei primi sei mesi dell’anno, con un picco negativo per le autovetture che segnano un drammatico -31,7%. Diverse analisi indicano contrazioni significative già dai primi trimestri, con cali che vanno dal 22,4% al 35,5%, evidenziando una crisi strutturale aggravata da una domanda interna debole e da una transizione all’elettrico ancora incerta. Si tratta di numeri inferiori persino a quelli registrati durante la pandemia nel 2020.
In questo scenario a tinte fosche, una luce proviene dal segmento del lusso. Marchi iconici come Ferrari e Lamborghini dimostrano una notevole capacità di tenuta. Nonostante i volumi produttivi siano intrinsecamente limitati, il loro posizionamento di mercato e la forza del brand consentono di assorbire meglio le turbolenze globali. Ferrari, ad esempio, mostra una crescita costante su mercati chiave come Francia e Italia, riuscendo a mantenere una performance stabile anche a fronte di un contesto economico incerto.
Vino e Spiriti: il Gusto Amaro dei Dazi
Le pressioni commerciali non risparmiano neanche il settore delle bevande alcoliche. I produttori di vino, eccellenza del Made in Italy, si trovano particolarmente esposti e costretti ad assorbire l’impatto dei dazi per rimanere competitivi sul mercato internazionale, soprattutto quello statunitense. Secondo le stime, le nuove tariffe potrebbero causare perdite significative, erodendo i profitti e mettendo a rischio un comparto che ha visto triplicare il valore del suo export nell’ultimo decennio. A differenza dei produttori di birra e superalcolici, che sembrano avere margini di manovra maggiori, per il mondo del vino la sfida si preannuncia ardua. Tuttavia, il settore degli “spirits” mostra una notevole vivacità nell’export, che continua a crescere anche nel primo trimestre del 2025, diversificando le proprie destinazioni.
Opportunità in Crescita: Difesa e Infrastrutture Energetiche
Se alcuni settori soffrono, altri mostrano prospettive di crescita significative. È il caso del comparto della difesa, che in Italia vede protagonisti gruppi come Leonardo e Fincantieri. Le attuali tensioni geopolitiche globali stanno spingendo i governi ad aumentare gli investimenti nella sicurezza, creando un terreno fertile per le aziende del settore.
Un altro ambito in piena espansione è quello delle infrastrutture energetiche. La spinta verso la transizione ecologica sta trainando la crescita di eolico e fotovoltaico. L’Unione Europea prevede di installare una quantità record di nuova capacità rinnovabile nel 2025, con l’obiettivo di aggiungere 89 GW, di cui 70 da solare e 19 da eolico. Questa accelerazione è cruciale per raggiungere gli obiettivi climatici e ridurre la dipendenza energetica.
L’urgenza di modernizzare la rete è stata resa drammaticamente evidente dal blackout che ha colpito Spagna e Portogallo il 28 aprile 2025. L’incidente ha agito come un “campanello d’allarme”, sottolineando la vulnerabilità di un’infrastruttura in gran parte obsoleta di fronte alla crescente produzione da fonti rinnovabili intermittenti e all’aumento della domanda. Per evitare il ripetersi di simili eventi e per sostenere efficacemente la transizione, è emersa la necessità di accelerare massicci investimenti, stimati in migliaia di miliardi di dollari, per potenziare e digitalizzare la rete elettrica europea.
