Un accordo che guarda al futuro del lavoro e, per la prima volta nel settore bancario italiano, tende una mano concreta a chi lotta per ricostruirsi una vita. Banco Bpm e le organizzazioni sindacali (Fabi, First Cisl, Fisac Cgil e Uilca) hanno siglato un’intesa di grande valore sociale e strategico sul ricambio generazionale. Il patto, frutto di una proficua collaborazione, bilancia l’esigenza di rinnovamento dell’organico con una forte attenzione all’occupazione e alla tutela delle categorie più fragili.

L’intesa prevede un piano di 120 prepensionamenti su base volontaria, a fronte dei quali l’istituto di credito si impegna a effettuare 90 nuove assunzioni nel corso del 2026. Questo si traduce in un tasso di sostituzione (turnover) del 75%, una percentuale significativa che mira a dare “ossigeno alle filiali”, come sottolineato dai rappresentanti dei lavoratori, garantendo al contempo un passaggio di competenze ordinato e non traumatico.

Un primato di civiltà: la quota per le donne vittime di violenza

Il vero elemento di rottura dell’accordo, che lo proietta in una dimensione di avanguardia sociale, è una clausola senza precedenti. Un’ulteriore quota del 2% delle nuove assunzioni sarà riservata a donne vittime di violenza di genere o ai figli di vittime di femminicidio. Questa misura trasforma in azione concreta il recente protocollo firmato tra l’Abi e i sindacati per il sostegno alle donne in percorsi di protezione, siglato appena pochi giorni prima, il 25 novembre. Si tratta di un segnale tangibile che va oltre le dichiarazioni di intenti, posizionando Banco Bpm come capofila nell’impegno per l’inclusione lavorativa come strumento di lotta alla violenza di genere.

L’iniziativa non solo offre un’opportunità di indipendenza economica, fondamentale per uscire da situazioni di abuso, ma riconosce anche che la violenza di genere è un problema strutturale che richiede un impegno attivo da parte di tutta la società, comprese le grandi aziende.

Le reazioni positive dei sindacati

L’accordo è stato accolto con grande favore da tutte le sigle sindacali, che ne hanno sottolineato l’importanza e l’innovatività.

  • Gianpaolo Fontana, coordinatore Fabi in Banco Bpm, ha definito il risultato “estremamente positivo”, evidenziando come sia il frutto di “una proficua interlocuzione tra organizzazioni sindacali e azienda, al fine di favorire nuova e buona occupazione”. Fontana ha espresso particolare orgoglio per l’introduzione della misura a tutela delle donne, che “conferma l’attenzione e la sensibilità che la Fabi, tutte le organizzazioni sindacali e l’azienda riservano a questa delicata tematica”.
  • Per Sergio Marianacci, segretario del gruppo Banco Bpm per la Fisac Cgil, si tratta di un “traguardo di grande rilievo”. L’accordo, secondo Marianacci, riesce per la prima volta a coniugare la gestione di pensionamenti incentivati con “un piano di ingressi proporzionato e tempestivo”, offrendo una risposta concreta alle carenze di organico.
  • Susy Esposito, segretaria generale della Fisac Cgil, ha rimarcato “l’importanza di aver inserito, per la prima volta e a pochi giorni dalla firma del protocollo con l’Abi, un impegno concreto di responsabilità sociale”. Questo passo, secondo Esposito, dimostra come sia possibile integrare tutele e diritti direttamente nella contrattazione aziendale.
  • Infine, Giuseppe Bilanzuoli, segretario nazionale Uilca, ha commentato: “Avere ottenuto così tante assunzioni con un processo di pensionamenti volontari in corso è un’innovazione nel settore e costituisce un importante passo avanti per la tutela dell’occupazione”. Bilanzuoli ha lodato le “relazioni industriali mature e socialmente responsabili” che hanno permesso di concretizzare immediatamente gli impegni presi a livello nazionale.

Un modello per il settore bancario

L’accordo siglato in Banco Bpm si distingue nettamente dai passati piani di ristrutturazione del settore, spesso focalizzati su esuberi e tagli. In questo caso, si parla di un turnover fisiologico gestito in modo da creare nuova occupazione e valore sociale. Paolo Fidel Mele, segretario nazionale della Fisac Cgil, ha affermato che l’intesa “segna un cambio di passo e costituisce un modello di riferimento per tutto il settore bancario”, dimostrando che il ricambio generazionale può essere uno strumento per contrastare la desertificazione bancaria e garantire i servizi sul territorio.

Per assicurare la corretta implementazione del piano, le parti hanno concordato di incontrarsi entro il 28 febbraio 2026 per una prima verifica delle adesioni ai prepensionamenti e di proseguire con incontri trimestrali per monitorare l’andamento delle assunzioni e la loro distribuzione geografica. Un impegno che testimonia la volontà di gestire questa transizione con la massima trasparenza e attenzione alle esigenze delle persone e del territorio.

Di atlante

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