Roma – Un miliardo di euro, “forse un pochino di più”. È questa la cifra che la maggioranza sta cercando di reperire per coprire le modifiche alla manovra di bilancio. A quantificare l’esigenza è il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, al termine di un vertice di governo che ha delineato i primi contorni di un accordo su alcuni dei capitoli più discussi della legge finanziaria. Mentre si stringe sui tempi per l’approvazione, con l’arrivo del testo alla Camera previsto per il 19 dicembre, resta il nodo cruciale delle coperture finanziarie, un puzzle che il Ministero dell’Economia è chiamato a comporre in tempi record.

L’intesa sugli affitti brevi: cosa cambia

Uno dei punti su cui la maggioranza sembra aver trovato la quadra è la disciplina degli affitti brevi. Dopo settimane di discussioni, il compromesso raggiunto converge sull’idea di mantenere un doppio binario per la cedolare secca. Nello specifico, l’accordo prevede:

  • Aliquota al 21% per il primo immobile locato con finalità turistiche.
  • Aliquota al 26% per il secondo immobile.
  • Dalla terza unità immobiliare in su, l’attività verrebbe considerata “reddito d’impresa”, con il conseguente obbligo di apertura della Partita IVA.

Questa modifica abbassa la soglia attuale, che fa scattare il regime d’impresa solo dalla quinta abitazione. L’obiettivo, come spiegato dallo stesso Malan, è quello di creare un meccanismo di “autocopertura”, aumentando la platea di contribuenti considerati imprenditori senza inasprire le aliquote per i piccoli proprietari. Una revisione che mira a riportare ordine in un mercato esploso negli ultimi anni, distinguendo più nettamente tra chi affitta occasionalmente e chi svolge un’attività professionale.

Il nodo delle coperture: da dove arriverà il miliardo?

Se sul fronte degli affitti brevi la soluzione sembra autofinanziarsi, per altri interventi è necessario trovare risorse aggiuntive. Il governo sta lavorando su diverse ipotesi per reperire il miliardo e oltre necessario. Tra le principali fonti di copertura individuate ci sono:

  • Un aumento dell’Irap per banche e assicurazioni, che potrebbe salire di un ulteriore 0,5%, portando a un aggravio complessivo di 2,5 punti e garantendo un gettito stimato in circa 200 milioni di euro.
  • La cosiddetta “tassa sui pacchi“, un’imposta di 2 euro sui piccoli pacchi di valore inferiore ai 150 euro provenienti da Paesi extra-UE.
  • Una possibile rivalutazione dell’oro domestico.
  • Una stretta sulle plusvalenze realizzate dalle imprese sui beni strumentali, che potrebbero essere tassate in un’unica soluzione annuale anziché in tre anni.

Tuttavia, Palazzo Chigi ha precisato che le questioni finanziarie “restano ancora aperte” e che il Tesoro non ha ancora validato né gli importi né le fonti definitive. Il lavoro dei tecnici del Ministero dell’Economia sarà quindi decisivo nelle prossime settimane.

Le altre modifiche: Isee, dividendi e compensazioni

Il vertice di maggioranza ha raggiunto un’intesa di massima anche su altri fronti. Si è trovato un accordo sull’ampliamento dell’esenzione Isee sulla prima casa, anche se questa misura attende ancora il via libera definitivo legato alle coperture. Inoltre, è stata chiarita la possibilità di compensazione anche per i contributi previdenziali delle imprese, un tema molto sentito dal mondo produttivo. Proprio il capitolo delle compensazioni fiscali resta però delicato. La manovra prevede una stretta, con l’abbassamento da 100mila a 50mila euro della soglia di debito che fa scattare il blocco all’utilizzo dei crediti d’imposta. Una misura che, secondo alcuni, rischia di penalizzare la liquidità delle imprese.

Nel frattempo, l’iter parlamentare in Senato prosegue a tappe forzate. La commissione Bilancio ha già dichiarato inammissibili 105 emendamenti, 18 per estraneità di materia e 87 per mancanza di coperture adeguate. Tra i testi esclusi, figura anche la proposta della Lega sulla cessione di quote del Mes per finanziare il taglio del cuneo fiscale. I gruppi avranno ora la possibilità di sostituire le proposte bocciate, in una corsa contro il tempo per arrivare al voto finale in Aula entro il 15 dicembre.

Di atlante

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