SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Siamo un Paese dove ormai più del 50% a votare non ci va, e quelli che non vanno a votare sono quelli che stanno peggio. Vuol dire che non si sentono più rappresentati da nessuno”. Con queste parole dure e dirette, il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, ha lanciato un potente allarme sociale e politico a margine dell’inaugurazione della nuova sede del sindacato a San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. Un evento che doveva essere una celebrazione si è trasformato in un’importante cassa di risonanza per le battaglie che il sindacato sta portando avanti, mettendo a nudo le profonde fratture del tessuto sociale italiano.
La nuova sede, intitolata allo storico dirigente Stelio Bartolomei, è stata definita da Landini un “luogo di incontro, di solidarietà e di unità”, un presidio per ridare vigore alle Camere del Lavoro in un momento storico in cui i diritti sono costantemente messi in discussione. Ma il cuore del suo intervento si è rapidamente spostato sulla drammatica analisi della situazione politica ed economica del Paese.
L’allarme astensionismo e la crisi della rappresentanza
Il dato sull’astensionismo è stato il punto di partenza di una riflessione amara sulla crisi della democrazia rappresentativa in Italia. Secondo Landini, la disaffezione al voto non è un fenomeno trasversale, ma colpisce in modo specifico le fasce più vulnerabili della popolazione: i lavoratori, i pensionati, i precari, ovvero “quelli che tengono in piedi questo Paese”. Questa massa silenziosa di cittadini, sentendosi abbandonata dalla politica, sceglie di non partecipare, creando un vuoto di rappresentanza che, secondo il segretario, è necessario colmare con urgenza.
“Io credo invece che è il momento di dare voce a quelli che tengono in piedi questo Paese, che sono quelli che lavorano o hanno lavorato, che si fanno il mazzo, che sono i meno considerati e meno tutelati ma anche la maggioranza del Paese”, ha affermato con forza. Studi recenti confermano questa tendenza, evidenziando come l’astensionismo sia più marcato tra le fasce a basso reddito e con minore scolarizzazione, aggravando il divario tra rappresentanti e rappresentati.
Critiche al Governo e lo sciopero del 12 dicembre
L’analisi di Landini si è poi trasformata in un attacco frontale alle politiche del governo in carica. “Penso che ci sia bisogno di cambiare le politiche sbagliate che sono state fatte da questo governo”, ha dichiarato, annunciando e ribadendo le ragioni dello sciopero generale proclamato per il 12 dicembre. La mobilitazione, ha spiegato, è necessaria per ottenere un deciso cambio di rotta su una manovra economica giudicata “sbagliata e che colpisce solo i lavoratori dipendenti e i pensionati”.
Le richieste della CGIL sono chiare e articolate:
- Aumento dei salari: “Siamo in una situazione in cui i salari non stanno permettendo di vivere, anzi, si è poveri lavorando”, ha denunciato Landini, sottolineando l’urgenza di interventi per sostenere il potere d’acquisto eroso dall’inflazione.
- Riforma fiscale: Il sindacato chiede una vera riforma che alleggerisca il carico fiscale su dipendenti e pensionati e combatta seriamente l’evasione fiscale.
- Lotta alla precarietà: “Bisogna cancellare la precarietà assurda concretizzata in questi anni”. La CGIL è promotrice di quattro referendum per abrogare norme come il Jobs Act e limitare l’uso di contratti a termine e il sistema degli appalti a cascata, che, secondo il sindacato, peggiorano le condizioni di lavoro e la sicurezza.
- Sicurezza sul lavoro: Un tema tragicamente attuale, con Landini che ha puntato il dito contro un modello d’impresa basato su “subappalti e finte cooperative” che è “all’origine delle morti e degli infortuni sul lavoro”.
- Investimenti su sanità e scuola: Il segretario ha lamentato la mancata garanzia di “diritti fondamentali”, come quello alla salute pubblica e all’istruzione.
Un appello all’unità del mondo del lavoro
Pur senza lanciare “frecciatine” dirette agli altri sindacati confederali, il messaggio di Landini è stato un chiaro invito a rimettere al centro del dibattito i lavoratori e le loro esigenze. “Bisogna rimettere nelle condizioni i lavoratori di poter contare e di poter decidere”, ha insistito. L’obiettivo è quello di ricostruire un fronte unito capace di influenzare le decisioni politiche e di contrastare una “politica balorda” che ha aumentato le disuguaglianze.
L’inaugurazione di San Benedetto del Tronto si inserisce in un tour più ampio di Maurizio Landini nelle Marche, che lo ha visto partecipare ad assemblee con i lavoratori in diverse importanti realtà industriali della regione, dalla Tod’s alla Eni-Versalis, in preparazione dello sciopero generale. Un segnale della volontà della CGIL di essere un “sindacato di strada”, vicino alle persone e ai loro problemi quotidiani, per battersi e “affermare i principi della nostra Costituzione”.
